La Ropa Sucia/046

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El loco e el tiburòn Gutierrez non erano due ragazzi che si ptevano facilmente prendere in giro, o perlomeno questa era l’opinione dell’alta società, nonostante lo scandalo che ha sconvolto la loro famiglia in quei giorni, fra il tradimento della signora Gutierrez col muerto, e il caso di probabile omicidio che stava coinvolgendo el muerto stesso. Un muerto che uccise un altro morto.

La polizia indagava giorno e… giorno, per capire cosa fosse successo al muratore, ma nel complesso l’aria in quella villa era comunque pesante, sia per la situazione triangolare che stavano vivendo i Gutierrez, sia anche per i problemi di meteorismo del nonno neo centenario, el viejo, che cominciava a dimenticarsi le cose, dopo la brutta batosta ricevuta durante il suo compleanno, perché Ana Lucia non era venuta e poi perché aveva mangiato l’arrosto di vitello.

El loco guardò il fratello, dopo aver letto un articolo in prima pagina del giornale locale.

“Ehi” chiamò.

“Che vuoi” rispose lui. C’erano alcuni servitori che li guardavano troppo insistentemente.

“Hai letto?”

“Come faccio a leggere se hai tu il giornale?” chiese el tiburòn, col suo solito modo di parlare.

El loco allora poggiò il quotidiano sul tavolino da tè voluto dalla loro madre e lesse per entrambi: “Catalina Salcido, avvenente figlia della Pampa, poserà senza veli per un calendario per salutare al meglio il 1984 che si apre”

“Ma già gennaio è passato” fece notare el tiburòn.

“E a chi vuoi che importi? Si parla di Catalina Salcido! Hai capito chi è, vero?” chiese el loco, con una certa luce negli occhi che non aveva niente di pudico.

“Certo che so chi è” rispose il fratello. “Certo, creerà scandalo nei Salcido, il che si vedranno subire una perdita di immagine non indifferente…”

El loco guardò il fratello come se fosse una pentola che sobbolliva. “Scusa, ma non ho capito niente di quello che hai detto. Perché ti ostini a borbottare?”

El tiburòn non disse nulla, continuando a osservare il salotto con quel suo sguardo apparentemente calcolatore. Certo, Catalina senza veli…

“Ma a noi piace Rosa Espimas, no? Quindi di che cosa stiamo discutendo?” chiese alla fine.

El loco piegò le labbra. “Ci rinuncio a parlare con te. Non si capisce niente, porca miseria!”

El loco uscì quindi non solo dalla stanza, ma anche dalla villa, per poi ritrovarsi in piena Pampa.

Era strano, si disse, che tutte le ville dei ricchi fossero fuori da Villa Nueva, tranne quella dei Salcido, che invece abitavano in centro.

Ed era ancora più strano che Roberto Mendosa, il runner povero che andava a correre per il parco di Villa Nueva, si trovasse lì di fronte casa loro.

“Non ammettiamo barboni, spiacente” disse el loco.

“Non sono un barbone” si difese Roberto. “Non farò parte dell’alta società come voi, ma neanche sono così povero! A proposito, dove mi trovo?”

“A casa Gutierrez” rispose l’altro.

“Ho una notizia importante da dover dare” annunciò il runner, col terrore negli occhi. “Ci sono uomini neri a Villa Nueva”

“Andiamo, padre” disse Fernando Espimas a suo padre, reagendo a quella stessa rivelazione. “Gli uomini neri facevano parte della dittatura, ormai…”

“Ti dico di no!” esclamò Roberto, rivolto al loco. “Sono qui e osservano tutto! Hanno preso anche un milione di pesos e solo Dio sa cosa hanno intenzione di farne!”

“Bah” dissero Fernando e il figlio dei Gutierrez, all’unisono. “Noi ne abbiamo più di un milione”

E la lavatrice continuava a girare…

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