La Ropa Sucia/051

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“Lo sapevo!”

L’urlo di trionfo echeggiò inascoltato per tutto lo stanzino buio dove abitava il boss degli uomini neri.

Lo sapeva. Il boss sapeva sempre tutto. Doveva ringraziare il su scagnozzo che si era travestito da giornale, ma alla fine riuscì a scoprire cosa si nascondeva fra Ana Lucia e Alfio Gutierrez.

Correva l’anno tal dei tali. Alfio Gutierrez era rimasto vittima di uno dei tanti scontri militari avvenuti durante la sua vita aveva fatto l’amore con l’avvenente infermiera Ana Lucia, figlia di un ricco possidente della Pampa. Alfio non era ancora ricco, Ana Lucia lo era eccome. A quei tempi, quel tipo di rapporto dava un sacco di scandalo, perciò avevano portato la piccola creatura fuori dall’Argentina, dai parenti materni di Alfio in Italia, con l’unica raccomandazione di chiamala Cecilia, come la madre di Ana Lucia.

Di questa Cecilia nessun seppe mai niente, a parte solamente il fatto di aver dato alla luce un’altra figlia femmina, chiamatasi anche lei Cecilia. La nuova Cecilia aveva assunto il cognome Mendosa per via del marito e aveva figliato, chiamando il figlio Roberto. E chi poteva immaginare che fosse sorellastra di Jorge? E soprattutto, che sarebbe tornata in Argentina?

Adesso, il boss aveva tutto per attaccare i Gutierrez, sempre più coinvolti in scandali.

“E dire che la lavatrice ce l’hanno i Sanchez…” pensò fra sé. “È incredibile come il destino colpisca tutti, nessuno escluso”

Quella notizia mise in secondo piano persino l’unione delle due famiglie rivali più in vista di Villa Nueva. Si diceva che sarebbe stato un matrimonio epocale, celebrato nella cattedrale di Cordova.

Infatti, anche Marìa era contenta, e andò personalmente a trovare i coniugi Riquelme, in vista di quel matrimonio.

In quanto proprietaria della tenuta, doveva fare anche quel tipo di riunioni, anche se decise in un secondo momento di portare con sé anche Diego Sanchez, il quale, tuttavia, vantava solamente diritti sulla villa che nessuno gli aveva ancora dato.

Marìa e Diego furono ricevuto dentro un grande salotto, pieno di mobili, soprammobili e anche un lampadario enorme di cristallo, che se veniva toccato cadeva, senza se e senza ma.

Marìa giudicò i biscotti del tè un po’ troppo bruciacchiati, ma ebbe il buon senso di non dire nulla. Dopo i convenevoli, nessuno aveva più aperto bocca.

“E così le nostre due famiglie si uniranno, vero?” chiese Ezequeil Riquelme, il quale aveva in testa ancora di lanciare su Villa Nueva un falso in bilancio, che avrebbe ricoperto di scandalo la sua famiglia ma che allo stesso tempo avrebbe portato alle sue casse centinaia di milioni, come regalo caritatevole. “Il fatto è che tocca a voi mettere la dote. Che dote avete a disposizione?”

Era considerato normale chiedere la dote a una donna che non c’entrava niente con i Sanchez.

“Conosco molto bene la vostra bramosia di denaro, Riquelme” disse Marìa, masticando un biscotto alla maniera degli arricchiti. “Avete anche corrotto i miei braccianti perché possano fare uno sciopero. Ebbene, io non lo lascerò fare. In ogni caso, la dote nostra ammonta a diversi milioni di pesos”

“Che con l’inflazione sono pari a carta straccia. Abbiamo appena cambiato forma di governo, il denaro al momento è debolissimo”

Marìa si sentì spiazzata. Allora, i miliardi che aveva…?

“Mio figlio” disse a un certo punto Sofia Riquelme, che invece mangiava con più gusto i biscotti preparati dalla servitù “ha messo incinta la figlia dei Sanchez, quindi è giusto che la sposi, prendendosi le sue responsabilità, invece di fuggire in Spagna come aveva preannunciato. Ho sentito dire che la sua dichiarazione di matrimonio è stata clamorosa, vero?”

“Sì” rispose Diego Sanchez, che si era visto insultare il patrimonio della sua ragazza e adesso voleva dire un monologo atto a ferire. “Talmente tanto che alla fine ha ispirato anche Miguel Espimas, che sposerà l’altra mia sorellastra, Clara. E avremo anche la dote per lei, una dote sostanziosa”

“Miguel Espimas sposerà Clara Sanchez?” sgranò gli occhi Sofia.

“Miguel Espimas sposerà Clara Sanchez?” chiese a un certo punto Nicolàs Salcido. “Ma come? I Sanchez non hanno uno straccio di pesos! Quale dote pensa di presentare?”

In ogni caso, non erano affari suoi. Piuttosto, sul giornale di Villa Nueva era appena uscito un articolo in cui si spiegava che l’attrazione del paese, Catalina, avrebbe posato nuda per il calendario del 1984, che sarebbe presto uscito.

Tutti i maschi del paese erano in fibrillazione per quelle immagini, dall’integerrimo Fernando Espimas fino a Roberto il runner, il quale era stato accolto a casa Gutierrez col soprannome di el corredor.

“Quindi sei una specie di fratello?” chiese el loco. Nessuno sapeva cosa avesse fatto in piena Pampa, ma sembrava molto soddisfatto, sia dei fatti che aveva compiuto, sia dell’entrata in famiglia di Roberto.

E la lavatrice continuava a girare…

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