La Ropa Sucia/052

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Il fatto era che organizzare un matrimonio non era semplice. Gli uomini in nero avevano smesso di aggirarsi nel paese e si stavano concentrando soprattutto a villa Sanchez, in cui dovevano fervere i preparativi per due celebrazioni, Anche loro partecipavano, travestiti chi da tovaglia, chi da cameriere, chi anche da vassoio.

Innanzitutto, bisognava scegliere una data.

“Io pensavo per giugno prossimo” spiegò José. “sarà incinta di cinque mesi, il pancione non sarà ancora visibile”

“Ma lo sarà” disse Adele, ancora immobile sul suo letto. Stava lentamente perdendo l’uso delle gambe. “Dobbiamo sposarci finché sono magra. La villa ha anche una cappelletta, quindi adesso ho voglia di organizzare una cerimonia intima con gli intimi amici”

Gli uomini in nero pensarono sudando freddo di vestirsi da mutande e a nessuno piaceva.

“Impossibile, abbiamo già contattato il vescovo e si è detto disponibile per celebrare le nozze in pompa magna nella città di Cordova” spiegò Violetta Sanchez, la madre della sposa. “Le nozze si celebreranno dunque il primo marzo 1984, così siamo tutti contenti”

Più che altro, i coniugi Riquelme erano interessati all’altro matrimonio, e decisero di spiare, dotati di binocolo, il colloquio fra Marìa e gli Espimas.

Stavolta la procace giardiniera gradì i biscotti, ma non gradì il tè.

“Così,m voi vorreste convolare a nozze il primo marzo 1984, vero?” chiese Diego Sanchez, trovando quella data vuota.

“Esattamente. Deve essere celebrato anche nella cattedrale di Cordova, poiché il Vescovo attuale è lo zio di mia moglie” spiegò Carlos.

“Va bene, sarà fatto” disse Marìam, distrattamente.

“Un momento, no!” esclamò Sofia Riquelme, entrando dalla finestra aperta. Era una bella mattinata estiva del febbraio argentino. Se fosse stato pieno agosto, avrebbe rotto quei vetri.

“Abbiamo già deciso noi quella data, il primo marzo! Per quanto ci riguarda, quella plebea di Clara Sanchez può sposarsi il primo marzo del 1985! Tanto non hanno fretta!”

“Nostro figlio ha fretta, cara Sophia” disse Martina Espimas, per nulla intimorita nel vedersi la donna Riquelme nel bel mezzo del salotto, decisamente più spartano di quello dei Riquelme. “Soprattutto perché vuole mettere le mani sulla LAVATRICE!”

Sofia inspirò col naso e quasi svenne, se non fosse stata sostenuta dal marito, che era giunto di soppiatto.

Nel frattempo, nella stanza nera e buia, un uomo seduto su una poltrona rivolta con le spalla alla scrivania, rifletteva.

“La lavatrice sta diventando troppo scomoda… com’è che i miei uomini non le hanno ancora dato un’occhiata?”

In quello stesso istante, Rosa Espimas decise di dare un appuntamento al tiburòn, il figlio dei Gutierrez, lasciandogli sotto il cuscino una lettera profumata.

El loco, tuttavia, visto che dormiva nella stessa stanza, ma in un altro letto, la trovò prima di lui, e lesse le seguenti parole:

Caro,

ti aspetto al bar della piazza alle sedici in punto. Parleremo e berremo qualcosa insieme, ti va?

Tua Rosa, la chica formosa.

 

El loco sapeva che fosse Rosa, anche perché si definiva lei stessa formosa e non tutte le ragazze lo facevano.

In ogni caso, decise di nascondere la lettera, e di presentarsi lui, piuttosto del tiburòn. Inoltre, era molto curioso di sapere come facesse Rosa a parlare col fratello, visto che quando parlava non si capiva niente.

E vennero le sedici. El loco era seduto in un tavolino del bar già da un’ora, quando vide il fratello avvicinarsi al locale.

Che ci faceva lì? E soprattutto, come sapeva dell’appuntamento?

El tiburòn non aveva visto el loco, quindi quest’ultimo si nascose, per vedere quello che faceva. “Buon pomeriggio, una granita, per favore”

Quindi el tiburòn era venuto casualmente per prendersi una cosa al bar, in quell’assolato pomeriggio di febbraio? Era così?

Mentre usciva a sedersi nei tavolini, arrivò Rosa, la chica formosa.

“Ehi” disse lei, timida. El tiburòn sorrise e indicò un posto dove sedersi in due, ma visto che c’era solo una granita Rosa prese una seconda cannuccia, perché l’avrebbero smezzata.

El loco si sentì molto loco.

E la lavatrice continuava a girare…

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