La Ropa Sucia/053

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Rosa Espimas era una ragazza un po’ bassa, effettivamente. Si diceva fosse alta uno e sessantaquattro, ma se si interpellava ad esempio il fratellino Benjamin, costui diceva che “è alta un metro e basta”, anche se anche lui non era molto alto, dato comunque il suo avere sette anni.

In ogni caso, riusciva comunque a sedersi senza l’ausilio di cuscini e in quel momento stava fissando el tiburòn coi suoi grandi occhi castani, che in quel momento lasciavano intendere che Rosa fosse un po’ presa dal suo interlocutore, ma anche dalla granita al limone che stava sorseggiando con la cannuccia.

Qualche tavolino più in là, in quell’assolato pomeriggio estivo di febbraio, c’era el loco. Loco che giustappunto stava osservando i due piccioncini colmo di gelosia.

“Serve altro, signore? No, perché dovremmo liberare il tavolino” disse il cameriere.

“Tsk… e va bene. Voglio una granita al limone anche io”

“Ancora? Ma è già la terza!”

“Silenzio!”

“Eccoci qui, allora” disse Rosa, spostandosi una ciocca dietro l’orecchio. “Tu… come ti chiami? Perché ti chiamano tiburòn?”

“In realtà mi chiamo Ramiro Paulo Gutierrez” disse lui. “Mi chiamano con quel nomignolo perché sono devastante, in tutto quello che faccio. Come un tuono, arrivo e conquisto”

Sorrise, e il su sorriso abbagliò Rosa, la quale si sentì veramente vicina a lui e proseguì con le sue domande: “Qual è il tuo tipo di donna?”

“Ha un nome e un cognome”

Ramiro fissò dritto negli occhi Rosa Espimas e sorrise, di quel sorriso che avrebbe fatto cadere a terra una quercia, addirittura.

“Ha un nome e un cognome? E quale nome?” chiese Rosa, tutta emozionata.

Ramiro stava per parlare, ma, fiutando il pericolo, el loco gettò una voce dall’aldilà del locale.

“Si chiama Conchita Rodriguez!”

Rosa, la chica formosa, spalancò la bocca e, tra le lacrime, schiaffeggiò Ramiro e andò invece al tavolino del loco, dove ripeté tutta la scena.

“Mi chiamo Paulo, io, Paulo Ramiro Gutierrez” disse el loco. “E lascia perdere il mio povero fratello idiota, ha ancora in testa la sua vecchia fiamma”

“Eh, l’ho capito” disse Rosa. “Tu invece? Hai vecchie fiamme?”

“No, sono spento” disse el loco. “Tu puoi accendermi, se vuoi”

Rosa si sentì stuzzicata da quelle parole e disse: “Ti accenderò un bel fuego, stanotte, mentre ballerò per te la lambada”

Nel frattempo le due sorelle Sanchez decisero di andare a provare il vestito per le nozze. Visto che avevano scoperto che si sarebbero sposate e a nulla valsero le proteste di Sofia Riquelme, decisero per andare a vedere i vestiti da sposa che però non si trovavano a Villa Nueva, che già era tanto che esistesse.

Tuttavia, andando a Cordova, non trovarono nessuno. Persino il negozio di abiti da sposa era chiuso.

“Ma… che succede? Eppure Cordova è una delle città principali di questa nazione” disse Rosa, mentre Adele si muoveva con la sedia a rotelle. Improvvisamente, mentre quest’ultima si accingeva a rispondere, una folata di vento le spiaccicò in faccia un foglio di carta.

“Ma che…” Adele guardò meglio. “MARZO?”

Adele vide che c’erano delle date segnate in rosso che partivano dal primo al quattro marzo, con su scritto Carnevale di Rio. Solo dopo, in un secondo momento, la ragazza vide cosa campeggiava come protagonista assoluto del foglio.

Catalina Salcido, completamente nuda, stava sdraiata sulla spiaggia, mentre le onde le lambivano il suo corpo perfetto.

Adele fece vedere Marzo, ma Clara si accorse anche del retro, che vedeva Catalina nuda ma che segnava Novembre.

“Catalina non ha inibizioni, decisamente” disse lei.

“No, non le ha. E sono sicura che tutti negozi siano chiusi perché tutti stanno guardando il calendario” disse Adele, strappando il foglio, colma d’ira. “Ma vedrà! Lo scandalo sui Salcido si abbatterà spietato! Non li inviteremo al nostro matrimonio!”

Nel frattempo, Roberto ricominciò a correre. Dato che era tornato single, poteva corteggiare le ragazze, forte della sua ritrovata ricchezza. Stava di fatto che a Villa Nueva si trovava sempre qualcuno da rimorchiare.

E Roberto vide, coi suoi stessi occhi, Fernando che stava esplorando la bocca di una ragazza sconosciuta.

E la lavatrice continuava a girare…

 

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