La Ropa Sucia/056

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Il matrimonio di Clara Sanchez con Miguel Espimas era, per assurdo, un evento ancora più chiacchierato di quello fra Adele Sanchez e José Riquelme, che pure stavano cercando di rimediare allo stato interessante di lei.

Il fatto era che Miguel Espimas non era mai stato un  ragazzo timido, anzi, ma quando stava con la futura moglie ammutoliva, tremava, balbettava, ed era sempre stato così, sin dal famoso compleanno del viejo, Alfio Gutierrez. Accadde dunque che, a Cordova, nella grande città dove si sarebbe dovuto celebrare il detto matrimonio, Miguel e Clara incontrarono Rosa Espimas e el loco Gutierrez.

Per inciso, non erano nemmeno nella strada principale, ma stavano guardando alcuni manufatti in un negozio sperduto di una vecchia cieca da un occhio e sorda dall’orecchio opposto.

Nella fattispecie, sia Clara che Rosa erano rimaste affascinate da un braccialetto fatto di piccoli pachidermi grigio argento intervallati con delle perline bianche.

Infine, finirono entrambe per toccarlo. Mano sulla mano.

Clara e Rosa avevano gli occhi dello stesso colore, castani. “Che ci fai qui?” chiesero all’unisono.

“Tu che ci fai qui, pezzente miserabile! Come puoi permetterti di venire a Cordova se non avete nemmeno i soldi per mangiare?” chiese Rosa, la chica formosa.

Clara Sanchez non poteva permettersi di dire la verità su Marìa e Gonzalo Sanchez, riguardo il loro accordo. Tuttavia, non riuscì a tenere a freno la lingua e, avvicinatasi alla faccia di Rosa, le sibilò con tutto il livore che aveva dentro: “Beh, ma noi abbiamo una lavatrice”

Sia Miguel che el loco si guardarono in cagnesco, mentre Rosa sveniva fra le braccia del secondo. E Miguel disse borbottando: “Forse dovremmo andarcene da qui, stiamo dando troppo nell’occhio”

“Qualcuno ha detto lavatrice?” gracchiò la vecchia, scostando le tendine d’ingresso del suo negozietto.

“Ah, questi aggeggi moderni… mi ricordo che anche noi, in famiglia, ne avevamo una, ma poi sono scappata di casa”

Clara e Miguel guardarono la vecchia rugosa come se fosse un mollusco viscido.

“Chiedo scusa” interloquì el loco, mentre prestava soccorso alla sua fidanzata “Che famiglia è?”

“Famiglia? Non è più la mia famiglia, non finché mia sorella è ancora viva” rispose la vecchia, che per assurdo sentiva benissimo dall’orecchio sinistro, ma il destro era inagibile.

Seguì un minuto d silenzio, in cui Rosa Espimas si riprese, chiedendo mugolando cosa fosse successo. Fece in tempo di sentire la domanda di Miguel, rivolta alla vecchia: “Sì, ma lei è la sorella di…?”

“Ana Lucia Sanchez, che è rimasta a Villa Nueva”

Rosa si mise le mani sulla bocca e Rosa Espimas cadde di nuovo svenuta.

Ad ogni modo, nessuna delle due comprò il braccialetto e si limitarono solamente a non salutarsi.

Il problema, però, rimaneva. Adesso Rosa sapeva che c’era la sorella di Ana Lucia a Cordova, il che poteva tornare sicuramente utile, anche se non aveva capito come.

El loco, poi, andò a comunicarlo al tiburòn suo fratello, che a sua volta lo comunicò a sua madre, la quale ormai stava incollata vita natural durante all’aitante muerto.

“Ah, sì? Interessante” rispose lei, alla notizia. “Sarà contento tuo padre… adesso ha anche una zia”

El tiburòn sgranò gli occhi, mentre vedeva la madre toccare le cosce del muerto. Suo padre, el pipa, era in realtà figlio di Ana Lucia e quindi adesso aveva anche una zia. E lui una prozia.

La situazione stava precipitando e la lavatrice continuava a girare…

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