La Ropa Sucia/058


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Quella sera, a casa Sanchez, era il momento di cenare. La cena a casa Sanchez si svolgeva sempre in un unico modo: Ana Lucia a capo tavola, stranamente senza il suo lavoro a maglia, ai suoi lati stavano Gonzalo Sanchez e di fronte sua moglie Violetta.

Accanto a Gonzalo sedeva Pedro, il quale aveva ancora i segni delle manette dovute alla sua lunga prigionia; mentre accanto a Violetta sedeva la padrona di casa, la procace giardiniera Marìa, che aveva ereditato una fortuna e aveva acquistato la casa.

Dopo Pedro sedeva Clara Sanchez, la quale frequentava Miguel Espimas e avevano intenzione di sposarsi, mentre di fronte a lei sedeva Adele Sanchez, la quale era in stato interessante ed era costretta a sposarsi, per evitare lo scandalo. Per inciso, il marito di lei corrispondeva a José Riquelme, rampollo della famiglia rivale.

A chiudere la tavolata, dirimpetto a Ana Lucia, c’era Diego Sanchez, che ormai abitava alla villa e millantava diritti ereditari alla pari di Pedro, anche se nessuno aveva mai chiarito la questione. Peraltro, anche Gonzalo Sanchez non era del tutto figlio di nonno Sanchez, morto in circostanze misteriose.

Quel giorno, gli chef avevano proposto salmone affumicato con contorno di insalata.

L’atmosfera era serena ma tesa, poiché la sola presenza di Dego metteva in inquietudine tutti, tranne Ana Lucia.

Clara Sanchez, invece era inquieta di per sé, perché aveva intravisto la sorella della nonna e adesso ogni volta che guardava Ana Lucia le veniva un brivido, trasformato abilmente in singhiozzo.

“E fa’ qualcosa per quel singhiozzo!” sbottò infine la vecchia. “Mamma mia, Gonzalo, come hai cresciuto male  tuo figli!”

Gonzalo fece spallucce, e osservò la moglie. “Ma io amo Violetta”

“Non più di tanto, visto che le hai messo le corna e io sono il risultato di quelle corna” affermò Diego, opportuno come una scarpa slacciata mentre si cammina.

L’atmosfera divenne gelida pur essendo a febbraio.

In quello stesso istante, Carlos Espimas si era messo a ridere come un dannato.

“Ma certo che no, Rosa! Certo, ogni tanto lo penso perché non somigli a nessuno nella nostra famiglia, ma sei nostra figlia. C’ero quando uscisti dal ventre di tua madre, sai? Ero lì, a tenerle la mano. Ti posso assicurare che sei nostra figlia a tutti gli effetti”

E baciò la moglie. Ma Rosa non era ancora convinta, avendo soltanto recepito le parole “Non somigli a nessuno di noi”.

“Ah, ti ho detto che sei nostra figlia?” aggiunse Carlos, ormai in preda al delirio.

“Ci hai sperato, eh, di uscire da questa famiglia di pazzi?” chiese Fernando. “Anche io lo spero, quando sposerò Raquel Garcia”

La stanza si gelò in un istante.

“R-Raquel Garcia? QUELLA Raquel?” chiese Martina Espimas, la madre. “Oddio…”

Rosa Espimas si alzò, approfittando dello smarrimento generale, per andare nella biblioteca di famiglia. Doveva assolutamente controllare una cosa, e a quel che pareva anche una piantana nascosta in un angolo doveva andare, e seguì la chica formosa.

In biblioteca, prese un fascicolo riguardante la sua stessa vita, e si rese conto che lei era nata a Cordova, il 31 Agosto del 1961.

A Villa Nueva era già tanto che ci fossero le case.

La sua culla nella nursery era la numero 37, c’era la foto, dove qualcuno le aveva disegnato su un cuore e una scritta inquietante:

Benvenuta nel mondo”.

Tuttavia, lo sguardo della ragazza si fermò sulla culla accanto, la numero 36, dove poteva leggersi “Clara Sanchez”.

Al che, Rosa ebbe un sudore freddo. Doveva assolutamente vedere le foto di famiglia dei Sanchez, anche se le erano sufficienti le inquietanti parole della vecchia sorella di Ana Lucia, che risuonavano come una campana funebre.

Anche la piantana, che altri non era che una ragazza molto magra della setta segreta del buio, desiderò andare dai Sanchez, ma prima doveva fare rapporto.

E la lavatrice continuava a girare…

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