La Ropa Sucia/062

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Rosa Sanchez, che in passato era stata Espimas, aveva pianificato tutto il suo futuro. Le era bastato scegliere quale dei due fratelli Gutierrez sposare e poi il resto sarebbe venuto da sé. Innanzitutto si sarebbe sposata in pompa magna a Buenos Aires, lasciando Cordova a quei poveracci.

Dopodiché avrebbe lasciato la tormentata Argentina per fare quattro figli a Miami, e far prendere loro la cittadinanza americana. Di quattro figli, almeno uno sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti e lei si sarebbe sistemata per tutta la vita.

Il destino, tuttavia, le aveva appena rivelato che non poteva scegliere i fratelli Gutierrez, nessuno dei due, poiché erano suoi cugini.

Da un lato, era una cosa positiva, perché c’era comunque una parte di lei che le diceva che sposarsi con colui che portava come soprannome loco non era il massimo della vita. Dall’altro lato, le toccava indagare per tutta Villa Nueva e decidere chi fosse alla sua altezza.

Così accadde che Rosa, la chica formosa, uscì da villa Sanchez e andò dai Gutierrez, prendendo la sua personale bicicletta. A Villa Nueva era possibile camminare con le macchine, ma  Rosa non aveva la patente e l’autista dei Sanchez si era licenziato tanto tempo prima, senza più essere sostituito.

Dopo appena dieci minuti di bici, Rosa fece un respiro profondo e bussò alla porta dei Gutierrez.

Le fu aperto, senza che le venisse chiesto chi fosse o da dove venisse.

Una volta fatta entrare in casa, le si presentò ad accoglierla el loco in persona, dato che si definiva il suo ragazzo. Nel frattempo che lei aspettava, credé di vedere di sfuggita due persone in simbiosi, ma non poté credere che fossero el muerto e l’ex del pipa.

Infine, el loco arrivò e si sedette sul divano di fronte alla sua ragazza.

Buenas dìas, mi amor” disse lui, facendo bene attenzione a mostrare il petto villoso nascosto dietro la camicia sbottonata.

“Sono venuta perché devo dirti una cosa importante” disse Rosa, senza mezzi termini.

“Ti va di ballare el tango?”

Rosa si sentì riscaldare a quella domanda e, una volta messo su un vinile, balalrono un bel tango caliente, come piaceva a loro. Occhi negli occhi, cuore nel cuore, Rosa impeccabile e il suo partner goffo come una stecca di legno.

Alla fine, el loco ebbe l’accortezza di concludere con un casqué, ma Rosa le scivolò dalle mani e cadde battendo la testa sul pavimento.

Nel frattempo, il commissario di polizia era a colloquio con el muerto Gutierrez, nuovo proprietario della villa ed erede designato, lasciando el viejo godersi la vecchiaia.

“Non abbiamo trovato niente che possa essere ricondotto all’omicidio o al suicidio del muratore, che neanche mi ricordo come si chiamava, povero lui” disse l’ufficiale. “Ci scusiamo per il disagio, ma la nostra polizia è stata davvero solerte e zelante in queste indagini, quindi…”

“Oh, non c’è problema” lo interruppe Matìas, che pure era stato desaparecido, eppure parlava e si muoveva e piegava le labbra in un sorriso forzato. “Capiamo benissimo il vostro dovere e…”

Si levò un grido dal piano di sotto.

Que pasa?” chiese il commissario, scendendo fulmineamente le scale. Quello che vide non gli piacque.

Rosa Espimas, che lui credeva ancora appartenente ancora a quella famiglia, giaceva a terra mentre el loco le teneva su le gambe, cercando di guardare sotto la gonna.

Si portò le mani sulla bocca e, voltandosi a guardare el muerto, lo perforò con gli occhi.,

“Mi sa che il nostro lavoro non è finito… muerto” disse il commissario. Poi, una volta scese le scale, ammanettò el loco per molestia sessuale e tentato omicidio di Rosa Espimas, che comunque venne soccorsa dall’ambulanza che era intervenuta tempestivamente, come accadeva sempre per i nobili.

E la lavatrice continuava a girare…

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