La Ropa Sucia/063

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Quando rinvenne, Rosa vide tutto bianco, e credé di essere in paradiso.

“Oh, sono morta… maledetto loco!” esclamò la ragazza.

“Rosa! Rosa! Ma che dici! C’è tua mamma qui!”

Rosa si rese conto di non essere morta e un po’ le dispiacque. Poi riconobbe la voce di Martina Espimas, che pure era stata sua madre per tutta la vita.

“Ehi! Sono io sua madre!” protestò energicamente Violetta Sanchez, la sua vera madre, ma che aveva cresciuto Clara al posto suo.

“No! Io!”

Cominciarono ad accapigliarsi.

“Calmatevi, ehi! Ci sono altri pazienti qui!”

Furono rimproverate da una infermiera. L’ospedale di Villa Nueva era piccolino, e le stanze potevano contenere anche sei pazienti tutti assieme. Rosa, nella fattispecie, adesso era bendata a tal punto che sembrava avere un turbante in testa.

Tuttavia era considerata fuori pericolo e poteva essere dimessa giusto in tempo per il matrimonio di Adele Sanchez.

“È incredibile che io sia stata messa fuori uso da un tango” considerò Rosa, rivolta alle sue due madri e ai suoi due padri, gli unici presenti in quel momento. “E poi, dovevo dire una cosa importante al loco… soltanto che adesso non ricordo”

“Forse dovevi dire che i Gutierrez sono tuoi cugini” suggerì Gonzalo.

“Ah! Già!” esclamò Rosa, arrossendo. “Stavo per sposare un mio cugino”

Era incredibile come Rosa avesse dimenticato quel particolare. Ed era incredibile come le cose si siano accelerate in quel modo. Che cosa era successo nel periodo in cui era stata svenuta?

“Faste venire el loco e el tiburòn, devo dire loro che sono miei cugini” ordinò Rosa, dal fondo del suo letto. La testa le faceva un gran male, forse l’effetto della morfina era finito.

Non ci volle molto, anche perché anche el tiburòn stesso aveva ancora interesse a sposare la chica formosa e quindi si precipitò nella clinica di Villa Nueva, sbagliando peraltro tre stanze, e altre tre stanze per colpa del fratello.

“Eccoci! Fateci passare!” borbottò el tiburòn, divincolandosi fra i quattro genitori di Rosa.

Nel vederla bendata e debole, i due fratelli si guardarono colmo d’odio.

“Non avrei dovuto farle ballare il tango, stupido!” esclamò el tiburòn.

“Calmatevi” interloquì Rosa, prima che el loco potesse rispondere. “In realtà… io devo dirvi una cosa. Voi siete miei cugini, perché sono figlia di Gonzalo Sanchez, il quale sapete che è vostro zio”

“Oh” risposero all’unisono i due fratelli, per poi guardare Gonzalo. “Se è per questo… noi non siamo figli di Jorge Gutierrez, ma neanche di Pepa Gutierrez. Noi siamo stati adottati”

Tutti spalancarono la bocca, persino la flebo attaccata al braccio di Rosa.

“COSA?”

Il capo degli omini in nero era semplicemente sconvolto.- Stava ascoltando tramite una cimice messa sotto il letto di Rosa, anche se c’era una testimone oculare travestita da flebo, e reagì in malo modo.

“Cosa è successo?” chiese Violetta Sanchez. “Non avete sentito anche voi un cosa urlato ai quattro venti?”

I presenti si guardarono perplessi. “Sì, hai ragione, Violetta… è come se il letto fosse sconvolto dalla rivelazione. Ma sei sicuro, loco?” chiese Gonzalo.

“Certo” rispose el loco. “Lo so perché noi due abbiamo gli occhi e i capelli di un colore diverso dei nostri genitori. Inoltre, nostra madre è troppo attaccata a nostro zio, el muerto, per poter pensare che siamo figli suoi. Secondo noi siamo stati adottati, e forse nemmeno siamo fratelli noi due”

La situazione stava prendendo una strana piega, tanto che piovve.

E la lavatrice continuava a girare…

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