La Ropa Sucia/066

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“Come dici? Pedro Sanchez ha scoperto qualcosa di fondamentale sulla loro stessa lavatrice?”

La voce cupa del boss degli omini in nero riempì tutta la piccola sala nera e buia dove di solito si svolgevano le riunioni.

“Sì, mio capitano” rispose un tizio. “non sono riuscito a capire che cosa, però. L’ho visto rovistare cassetto dopo cassetto, nello studio che era stato di suo padre, e dopo aver preso un foglietto sul quale era stata disegnata una lavatrice, ha cominciato a sbiancare e tremare. Si è messo anche il borotalco addosso, per sembrare più bianco”

“Si è purificato” commentò il boss. A un certo punto, gli salì un gatto sulle gambe e lui cominciò ad accarezzarlo. “Ma ciò che è importante è villa Riquelme. Che si dice in villa?”

“Signore! Signore!”

Qualcuno stava urlando e aveva addirittura spalancato la porta.

“Che succede? Non vedete che siamo in una riunione importante, o quasi?” chiese il boss, notando che persino il gatto, di recente acquisizione, si era spaventato.

“Lo so, signore” disse una ragazza, ansimando a causa della folle corsa. “Ho appena saputo che c’è un nuovo prete a Cordova! Non vedendo più il sacerdote in carica, il Vescovo di Cordova ha posizionato un altro officiante per celebrare le nozze di domani!”

“Maledizione…” rispose il boss, spezzando l’ennesima matita. “Non potevamo immaginare che il prete sarebbe stato sostituito. La chiesa ne ha tantissimi, purtroppo… che poi, invece di andarlo a cercare lo hanno semplicemente sostituito. Poco male. Terremo padre Juan in gattabuia fintantoché non ci svelerà i segreti della confessione”

Il boss già pregustava tutti i segreti inconfessabili, anche a costo di far infrangere la legge interna del cristianesimo, che in effetti al boss non interessava affatto.

Tuttavia, il giorno delle nozze era arrivato e non si poteva più ignorare. Nonostante il volo pericoloso, persino la bellissima Catalina Salcido fu vista tirata a lucido, seduta sulla quarta panca della fila destra, in attesa degli sposi. Tutti i maschi di Villa Nueva e di Cordova erano posizionati vicino a lei, e le parlavano. Tuttavia, a  lei perveniva soltanto un cicaleccio che associava alle cicale, appunto.

A parte lei e i molteplici corteggiatori, non c’era ancora nessuno.

“Ma che fine hanno fatto tutti?” chiese infine Catalina al manager. Guillermo guardò il ricco orologio che aveva al polso.

“Oh, cielo!” esclamò lui. “Siamo giunti cinque ore prima! La celebrazione è prevista per le diciassette, è mezzogiorno!”

“In effetti, dodici più cinque fa diciassette” rispose Catalina. Si rassegnò. “Va bene, gireremo per tutta Cordova a fare shopping, nell’attesa”

Si alzò, dunque, e assieme a lei si spostò tutta la carovana di uomini che cercavano di rivolgerle la parola.

Fu così che Catalina comprò molti vestiti costosi, molti orologi costosi, molte collane costose, pranzando in un posto a buon mercato.

Il cameriere le si avvicinò e disse: “Volete ordinare?”

Catalina fissò negli occhi il povero cameriere giovane. “Ma… non ci siamo già visti da qualche parte?”

“Ehm… no?” disse il cameriere, piuttosto colpito dalla bellezza della ragazza.

“Ma sì! Certo!” esclamò lei. “Tu sei Alfonso Sanchez, il figlio segreto di Violetta e… del fratello di Gonzalo Sanchez! Non ti hanno mai riconosciuto, non è vero?”

Guillermo guardò la sua compagna stupefatto. Come faceva a sapere quel segreto?

Stava di fatto che la lavatrice continuava a girare…

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