La Ropa Sucia/067

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Era giunto il momento delle nozze.

Tutta la cattedrale di Cordova era gremita: i Gutierrez, i Sanchez, i Salcido, gli Espimas e i Riquelme erano al completo. Presenti anche Roberto Mendosa, l’aitante runner, e Cecilia, sua madre, che era figlia di Cecilia Mendosa la quale era stata frutto della passione scoccata fra el viejo e Ana Lucia. In più, c’era gente semplicemente curiosa, qualche finto parente agghindato apposta per poter millantare consanguineità con qualcuno degli invitati semplicemente per il gusto di essere invitato alla cena di nozze, e un cameriere.

Un ragazzo vestito da cameriere, in piedi, raggiante, accanto a Catalina Salcido.

Inutile dire che tutti lo stavano osservando, incuriositi e anche un po’ perplessi dal fatto che non fosse vestito elegante. Fra i tanti che borbottavano, come poteva mancare Sofia Riquelme?

“Quel ragazzo è così sciatto… mi ricorda Pedro Sanchez” buttò lì la signora, che peraltro era molto emozionata nel vedere il figlio tirato a lucido.

Improvvisamente, risuonò la marcia nuziale. Adele era arrivata, accompagnata da Gonzalo Sanchez in persona.

Era bellissima. Tutti si girarono per guardarla. Di sicuro, lei stava coronando il sogno di una vita. Sposare José Riquelme era stato il sogno di molte ragazze a Villa Nueva, e adesso quel sogno, per una di loro, si era realizzato, chissà per quale segno del destino.

L’unico infelice nel vedere la ragazza passare, era Pedro Sanchez, il quale era seduto in mezzo fra la procace Marìa, la giardiniera, e il fratellastro Diego.

Era infelice semplicemente perché sapeva la verità e non poteva dirla.

La marcia nuziale riecheggiava per tutta la sala. Il prete, sospirando, pensando anche al povero padre Juan che era sparito nel nulla come se fosse stato inghiottito da un buco nero, cominciò la celebrazione che non ebbe particolari patemi, fintantoché non giunse alla seguente frase: “Se qualcuno avesse qualche cosa da dire affinché questo matrimonio non si celebri, parli ora o taccia per sempre”

“Io mi oppongo!” esclamò qualcuno dalle retrovie.

Tutti si girarono a voltarlo.

“Mi chiamo Ramòn Fernandez” disse un ragazzo. Sembrava disordinato, di sicuro era sudato. “Ho dei motivi serissimi per non volere l’unione di queste due persone”

Al che, Pedro Sanchez dimenticò le sue paturnie e chiese alla madre Violetta: “Tu per caso conosci qualcuno che si chiama Fernandez?”

Violetta scosse la testa. “No, caro. Nessun Fernandez abita a Villa Nueva. O, se ci abita, non è un nobile come noi. In questa cattedrale ci sono tutte le famiglie più in vista del nostro paese, eccetto i Garcia”

“Portate fuori questo pusillanime!” esclamò imperiosa Sofia Riquelme, e fu fatto. Nonostante le urla e gli strepitii di Fernandez, questi fu cacciato in malo modo dalla chiesa.

Fu allora, mentre Ramòn urlava di conoscere la verità su José Riquelme, che Pedro non ce la fece più e urlò facendosi sentire da tutti:

“Il cameriere!” esclamò forte. “IL CAMERIERE È IL MIO FRATELLASTRO! ALFONSO SANCHEZ, NON È COSì?”

Se tutti trassero un sospiro scandalizzato, persino Fernandez, il cameriere si strinse nelle spalle. “Sì, lo ammetto” ammise.

E la lavatrice continuava a girare…

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