La Ropa Sucia/069

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“NON FA NULLA!” urlò Sofia Riquelme, sovrastando la folla in agitazione. “Ci sposeremo al Municipio! José DEVE sposare Adele Sanchez, fosse l’ultima cosa che facciamo nella vita! E se il Signore non li vuole, ricorreremo allo Stato! Andiamo!”

Detto quello, trascinò di peso i due e, magicamente, tutta la folla seguì Sofia, diretta al Municipio.

Stava di fatto che Ramòn Fernandez era rimasto sulla scalinata della chiesa, in attesa di lanciare il riso a José e smascherarlo, ma vedendo la masnada inferocita decise di seguirla anche lui. Tuttavia, era difficile scorgere il fratello in mezzo a quella folla, così seguì il tutto con discrezione.

Fortunatamente, il Municipio non era molto lontano, ma se Sofia pretendeva di portare a spasso due ragazzi agghindati come non mai e dietro una folla elegante e non essere notati da nessuno, si sbagliava.

In quello stesso istante, il sindaco stava avendo una chiamata importante col sindaco di Villa Nueva.

“E così c’è stata un po’ di agitazione da te? Ah, sono cose che capitano, ho saputo che… sì, certo, vedrò che posso fare, grazie” ecco quello che disse il sindaco di Cordova, trattando il collega con un po’ di sufficienza, dato che era a capo di un paesino.

“Signor Sindaco! C’è gente che reclama la vostra assistenza!” esclamò qualcuno.

“Ma.. non vedi che sono impegnato?”

“Dice di essere Sophia Riquelme, da Villa Nueva! Ha preteso che lei sposasse suo figlio con una certa Sanchez”

Villa Nueva… proprio il paese in cui erano successe tutte quelle cose. Un omicidio insoluto e poi lo svenimento di una ragazza. Inoltre, Catalina Salcido era proprio di Villa Nueva, Catalina che adesso campeggiava in bella mostra proprio dietro di lui, per il calendario 1984.

Mentre pensava a come nascondere il calendario, la porta del suo studio vende sfondata con una spallata del signor Ezequiel Riquelme, seguito poi dalla moglie di lui e dal figlio, che stava sposando Adele.

“Sposate dunque questi due!” ordinò imperiosa la signora.

“Guarda! Anche il sindaco di Cordova ha nostra figlia affissa al muro! È un maniaco!” bisbigliò adirata Lucìa Salcido al marito, che era livido di rabbia.

“Devo dire due paroline a Catalina…” borbottò lui, e mentre la coppia finalmente veniva dichiarata marito e moglie, Nicolàs disse a Catalina: “Tu hai finito di fare la modella.”

Catalina sbiancò. Ma che cosa era successo nella prime file?

Intanto tutti applaudivano, e nel frattempo anche Ramòn e Alfonso erano spariti, o perlomeno lei la pensava così, sennonché si sentì la voce di un megafono all’esterno della villa:

“José Riquelme è impotente. Ripeto, José Riquelme è impotente”

Calò un silenzio ghiacciato, nonostante la calura del primo marzo argentino. Tutti erano sconvolti, ma più di tutti lo era la povera Adele, che si sedette nonostante la gonna lunghissima che poteva impedirglielo.

“Allora” tossicchiò Pedro, mal celando una curiosa soddisfazione. “Chi vuole venire al rinfresco?”

E la lavatrice continuava a girare…

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