Intervista a… Zanna!

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È la sala delle interviste di Aven. Davanti a lui, c’è la solita guantiera di pasticcini e in sottofondo una vecchia cover dei The Baseballs, prodotta da un grammofono. Aven attende Zanna, oggi, una delle sue scrittrici amatoriali preferite e, col tempo, diventata anche un’amica. Ha un sacco di domande che vorrebbe porle.
Zanna arriva, saluta e si siede sulle poltrone morbide e comode della sala. Entrambi sperano di non addormentarsi mentre parlano!
Ad ogni modo.
Ciao Zanna! Benvenuta qui, a “Le avventure di tutto” ^^ mettiti comoda, sarà un’esperienza divertente 😀

Cominciamo con una domanda facile. Sei qui per presentare “La luce calda del tramonto”, romanzo rosa storico che io ho letto e che personalmente lo trovo adatto a una futura pubblicazione. Quindi… com’è nata Cindy? E Peter?

*Si sistema meglio sulla poltrona e pensa che sia davvero fin troppo comod- zZzZzZzZz* Oh, Aven! Ma che piacere essere qui a rispondere alle tue domande! Prima di tutto ti ringrazio davvero tanto per avermi offerto questa guantie- ehm, possibilità e sarò più che lieta di colmare qualsiasi tuo dubbio e curiosità… Ma prima fammi dare uno scopo a quella iris fritta che vedo laggiù, solitaria, in un angolo.
10 Giugno 1945, Pasadena (CA).
Cindy Harris, la protagonista assoluta di tutta la vicenda narrata nel mio primo romanzo, nasce dalla mia primissima sperimentazione nel creare un personaggio originale. Cindy ha 17 anni all’inizio della storia, così come io avevo 17 anni quando l’ho “partorita” dalla mia tastiera e le ho dato anche altre caratteristiche fisiche e psicologiche che mi appartengono, unite ad altri aspetti che invece avrei sempre voluto vedere su di me e dentro di me. Cindy è il mio alter ego, in ogni senso, e per questo motivo la considero alla stregua di una figlia. Piena di difetti e ipocrisie, immatura, generosa, dolce e sarcastica… Cindy è un mix di dettagli e sfaccettature che difficilmente potrebbero rendere una persona noiosa… o allo stesso tempo SOPPORTABILE!
Peter Jones… anche per lui vale la stessa cosa di Cindy, ossia è anche lui un personaggio nato dal nulla ma forgiato dal mio ideale di uomo perfetto e da attori hollywoodiani che nel corso degli anni mi hanno fatta impazzire, non lo nego. Il co-protagonista del romanzo è il classico uomo tutto d’un pezzo, valoroso ufficiale e determinato, oltre ogni cosa compresa la guerra, ad amare l’unica ragazza che gli ha fatto perdere la testa in una sera di inizio estate – indovinate un po’ chi?? Esatto, 100 punti a Serpeverde! -. Peter è anche lui un personaggio totalmente umano, o almeno così spero di averlo reso. Non mi hanno mai fatta impazzire uomini e donne senza macchia, perfetti e imperituri: persone a cui va sempre tutto bene e la vita stende loro un tappeto rosso sotto i piedi. “La luce calda del tramonto”, per l’appunto, non è nulla di tutto ciò.

 

La storia si svolge soprattutto nei primissimi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche se parte proprio dal 1945. Perché proprio questo periodo storico, e non, che so, uno più moderno oppure uno più antico, addirittura?

*Il salotto delle interviste si tinge misteriosamente di un tenue color seppia* Sono da sempre stata una grande appassionata di Storia, più che altro un amante occasionale: ci sono periodi che non mi hanno mai affascinata più di tanto, altri che invece mi hanno solo incuriosita… ma il periodo che va dall’inizio del ‘900 fino agli anni ‘60 de secolo è qualcosa che in me ha sempre suscitato un amore platonico. Mi affascina la storiografia fra le due grandi guerre, che sappiamo tutti essere stato, dopo la prima rivoluzione industriale, il momento della storia umana di massimo sviluppo, con conseguenziale declino. Una montagna russa, ecco. E su questa “giostra” si sono alternate gioie e dolori, progressi e regressi che personalmente mi creano un flusso continuo di ispirazione e infinite possibilità da raccontare. Sai, Aven, quanto io ci tenga a risultare credibile e soprattutto veritiera con i contesti storici in cui faccio muovere le mie pedine, anche perché io sono sicura che da qualche parte, in qualche tempo, di storie come quelle che racconto per far sognare gli altri e me stessa saranno accadute sul serio. Ambientare una vicenda durante la Seconda Guerra Mondiale, e nello specifico “La luce calda del tramonto”, vuol dire mostrare l’amore nei suoi aspetti più tragici, ma anche la speranza nella sua forma più pura e tangibile. Pare scontato dirlo, ma fa sempre bene ricordare quanto queste due cose siano forti e capaci di smuovere mari e monti. In questo nuovo millennio si è perso un po’ il senso di certe cose…

Cindy e Peter sono due facce della stessa medaglia, anche se fra loro intercorre una differenza di età non indifferente. Cosa rispondi a coloro i quali potrebbero dire qualcosa contro questo tema?

Dieci anni di differenza. Ebbene, all’epoca una tale differenza poteva essere giudicata nella norma oppure per niente, a seconda dei contesti sociale e culturali. Nel caso di Cindy e Peter questa differenza di età è molto sentita, ma soprattutto perché Cindy nasce e cresce in un contesto abbastanza protetto, e arriva a 17 anni con una mentalità alquanto bambinesca sotto molti aspetti, seppur ci siano in lei sprazzi di maturità come raccontano alcuni episodi iniziali nella storia. Peter… beh, lui a 23 anni abbatteva aerei giapponesi a Pearl Harbor e a 27 vanta la medaglia al valore militare ed è un capitano della USAAF , senza contare che ha visto la guerra, su parecchi fronti (sì, anche quello nostrano). Quindi è ovvio che fra i due dieci anni, in realtà sono come venti o trent’anni. Alle persone che vedono un po’ questa differenza di età come un tabù dico di leggere la storia e poi di farmi sapere, e parlo da persona che nella realtà non riuscirebbe a vedere bene una diciassettenne di adesso con un ventisettenne di adesso.

Lo sai, questo è un blog comico. Puoi raccontarci un aneddoto divertente su questa storia?

Un aneddoto simpatico, per i miei personaggi, è sicuramente quando Cindy fa di tutto per impedire a sua sorella Alex di incontrarsi con Peter, combinandone di tutti i colori fino a sfiorare figuracce da Oscar con tutta la sua famiglia. Una menzione speciale va al momento del “serpente in giardino fra le foglie” e “il bigliettino con il numero di telefono ingoiato”.
Per me invece tutta la storia è stata un aneddoto simpatico… Perché è stato molto divertente impazzire per sette mesi insieme ai miei personaggi, restare chiusa in camera a scrivere in estate con 57° all’ombra, ma che erano 80° accanto ad un pc acceso anche per 12 o più ore al giorno. 🙂 Cosa non si fa per la propria passione…

Parliamo di ambientazioni. Nella tua storia si vedono grandi praterie, cavalli che corrono, e l’aviazione. Da dove nasce la tua passione per questi soggetti?

Il mio sogno è l’America. Detto questo credo che il motivo di scegliere certe ambientazioni possa essere capito alla perfezione. Ho scelto l’assolata California perché in qualche modo ricorda la mia adorata terra, il Sud, e perché ho sempre desiderato visitarla… Così come il resto degli States. Chissà, forse un giorno… Sicuramente un pellegrinaggio a Pasadena ce lo faccio, eh!

Guardami attentamente: io sono un maschio. La tua storia, diciamoci la verità, strizza l’occhio a un pubblico più “femminile”, e non lo dico io, ma la statistica. Che cosa hai provato quando hai saputo che un ragazzo avrebbe letto la tua storia?

La verità è che non sei stato l’unico uomo a leggere questa storia. È stata letta anche da un mio conoscente, un vero aviere, e ha sin da subito apprezzato tutta la storia fino alla fine. In ogni caso tu hai fatto una cosa che il mio stesso ragazzo non riuscirebbe a fare! HAI LETTO TUTTO! Quindi ode a te, Aven, e grande stima per te che sei in grado di saper apprezzare più generi diversi, compreso il romance storico.

“Ah sai, la tua storia mi ha colpito così tanto che voglio scriverci su una fan fiction!” Cosa rispondi se per caso incontrassi una persona del genere?

Oddio, ma sarebbe bellissimo! Io stessa scrissi una parodia della stessa, perculandomi alla grande da sola! Ma magari ci fosse qualcuno talmente suonato da farci su una fanfiction, mi accontenterei anche di una OS. Sarei curiosissima di vedere com’è che altre persone hanno immaginato i miei personaggi.

Guardati attorno: oggi come oggi, più che i romanzi rosa, vanno di moda i racconti erotici o quelli per adolescenti. Pensi che ci sia spazio nelle librerie per il tuo genere?

Assolutamente sì. Il mondo ha bisogno di più cultura, insieme allo svago che può dare una lettura. Il potenziale dei romance storici è proprio questo: far appassionare non solo ad una trama, ma anche alla Storia stessa. Per fortuna la mega industria del cinema americano pare stia capendo che girare film storici, anche solo semplicemente ambientati nel passato senza necessariamente usare l’espediente di guerre e tragedie, frutti bene. Questo vale anche per le serie tv, che oggigiorno stanno diventando un fenomeno sociale in crescita costante. E, guarda caso, molte storie sul genere portate su grandi e piccoli schermi sono quasi sempre trasposizioni di romanzi…

In generale, che messaggio vuoi dare, se c’è, a chi ti legge?

Di essere coraggiosi nell’amare e di non perdere mai la speranza di trovare la propria felicità, che quest’ultima sia il volto di una persona, lo scodinzolio di un cane o una cavalcata, un successo, un lavoro, un giro in alta quota o una bella fetta di torta al lime delle Keys…

 

Quali sono gli autori a cui ti ispiri?

Senza dubbio lei, Paullina Simons. Leggo le frasi più belle del suo “Il Cavaliere d’Inverno” come un mantra. Non c’è nulla che mi ispiri (e mi faccia sospirare) più di quel libro, il mio preferito in assoluto.

Qual è, invece, la musica che ti ispira?

Spesso e volentieri sono state le colonne sonore apocalittiche e strappalacrime di Hans Zimmer, come quelle del film “Pearl Harbor”, ma anche canzoni dell’epoca… dal Jazz allo Swing, che ho anche riportato in alcuni capitoli. Vedere Cindy e Peter ballare a ritmo di “Sing, sing, sing” di Benny Goodman è un’esperienza che raccomando caldamente a tutti gli appassionati degli anni ‘40 come me.

Quali sono le tue abitudini mentre scrivi? Ce l’hai una graffetta a portata di mano?

Non ci ho mai fatto caso, sai? Forse l’andare a fare un giro di ricognizione su Pinterest per cogliere l’ispirazione giusta che può offrirmi la foto di un paesaggio o un ritratto… O molto semplicemente è l’andare al bagno prima di iniziare a battere sulla tastiera, perché poi non so quando ci farò ritorno… Dopo un’ora? In serata? Due giorni dopo? Chi lo sa.

Così, a freddo, raccontaci di cinque cose che piacciono a Cindy, la tua protagonista. E non vale dire Peter…

– Animali
– Gelato alla vaniglia
– ballare lo Swing
– Cantare
– La libertà.

Pensi che il tuo romanzo possa esistere anche nella vita reale? Premesso che siamo tutti per la pace e la fine delle guerre, ma fra morte ed odio, c’è ancora posto per la ragazza (o oggi per il ragazzo, anche, viste le donne nell’esercito) che aspetta il partner di ritorno dall’inferno?

Senza dubbio, ci metto la mano sul fuoco! Non tutti i vecchi valori sono andati persi, per fortuna. E il valore della vita si rivela solo a coloro che hanno capito quali sono le vere priorità.

 

Bene! Adesso per favore saluta il pubblico da casa come farebbe Cindy, e al tempo stesso convincere a leggerti 😀

E adesso provate a starmi dietro, se ci riuscite…

Grazie per il tuo tempo concesso, sai che sei sempre la benvenuta qui ❤
Grazie a te, Aven, è stato un vero onore e piacere. La prossima volta vedrò di portati io nu’ bellu babbà con panna e Nutella 😉

Un pensiero su “Intervista a… Zanna!

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