La Ropa Sucia/071

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Diego Sanchez non aveva mai partecipato a una cena di gala composta da persone così facoltose. Beveva da un calice, i servizi e le portate erano di prim’ordine, ma nessuno riusciva a goderselo, per un motivo o per un altro. Di sicuro, era stata una giornata estremamente interessante.

Dopo aver ridacchiato nel vedere Raquel Garcia lanciare il liquore addosso a Fernando Espimas, si rivolse a Ramòn e Alfonso Fernandez. Gli erano simpatici, forse perché condividevano con lui lo status di bastardi.

“E così voi siete gemelli, figli di Violetta? Il che non ci fa parenti, però… io sono figlio di Gonzalo” disse Diego, gettando benzina sul fuoco fra la guerra muta dei due coniugi.

“Hai ragione, ma non abbiamo sedici anni. Se nostra madre non sa quanti anni abbiamo perché vuole dimenticarci, non è affar nostro. Abbiamo almeno dieci anni in più” disse Ramòn, inacidito. “In ogni caso, dovevamo assolutamente dire la verità su José Riquelme. Sappiamo di una ragazza, che preferisce rimanere anonima, che è andata a letto con lui, qualche mese fa, essendosi conosciuti al pub… sta di fatto che si sono appartati nel bagno dei maschi, si sono spogliati e, dopo essersi strusciati un po’, a José ancora non era salita la libido… al che la ragazza, guardando il… birillo, si è messa a ridere ed è uscita, in preda alle risa convulse. Da questo episodio, ne deduco che non solo è impotente, ma ce l’ha anche piccolino”

Pedro era talmente in estasi nel sentire quell’aneddoto che era come se gli si stesse dicendo che aveva appena vinto alla lotteria.

“Non distrarti e mangia, Pedro!” Marìa gli diede uno scappellotto alla nuca. Era vero che le era impegnata con Diego, ma le piaceva maltrattare Pedro come poche altre cose al mondo. Dopo averlo fatto, la procace giardiniera fu costretta a chiedersi chi fosse la ragazza di cui stava parlando Ramòn. Da come aveva dettagliato il racconto, sembrava conoscerla, perché nessuna ragazza confiderebbe avventure come quelle a uno sconosciuto. Marìa fece quindi la lista mentale di tutte le signorine che conosceva a Villa Nueva.

Erano tantissime, e José, avendo anche la nomea di dongiovanni, poteva anche averle adescate tutte, facendo puntualmente brutta figura.

“Ma allora… Adele di chi è incinta?” chiese ad alta voce, per la centesima volta, la povera Violetta, che sconvolta, decise di non parlare mai più né a Gonzalo, né ad Adele stessa, la quale s sentì porre la stessa domanda da José.

Adele dovette fare mente locale. C’era stato Alvaro, nella sua vita. Lei lo aveva respinto, ma prima di respingerlo aveva passato una notte di passione con lui, ma era stato tante settimane prima, persino prima del compleanno del viejo.

Adesso… dov’era Alvaro? Perché lei aveva sposato José, che era impotente? Perché lei era vestita di bianco, se bianca non era per niente? E poi, Alvaro profumava di acqua di colonia o aveva un preciso odore di cannella?

Insomma, non se lo riusciva a spiegare. José disse “Anche a me era parso strano che io ti abbia messo incinta, sai… ma con te mi è piaciuto e sono disposto a rivendicare la paternità di ciò che ti sta crescendo nel grembo”

Adele sospirò: almeno quello! Tuttavia, una cosa doveva dirla comunque.

“Siamo tutti costretti a guardare la lavatrice, che continua a girare”

“Hai proprio ragione” concordò il neo marito.

E la lavatrice continuava in effetti il suo ciclo…

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