La Ropa Sucia/072

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“Aspetta, Raquel!”

La voce affranta di Fernando bloccò la ragazza, la quale tornò alla realtà. Non sapeva come mai, ma Robert, l’aitante runner, aveva avuto uno strano fascino su di lei.

Non poteva tuttavia andarsene col primo che arrivato: non sarebbe stato… normale, secondo lei, anche se normale era il primo aggettivo venuto in mente. Tuttavia Roberto aveva due occhi veramente magnetici e un fisico mozzafiato. Solo lui poteva presentarsi in tuta a una cena di matrimonio e risultate elegante.

Fernando, invece, indossava il frac col papillon, come la maggior parte delle persone in quella dannata sala. Adesso, lei era posta in mezzo fra due uomini, lì fra le frasche del posto che Sofia Riqelme aveva scelto per cenare, proprio sopra un sentiero acciottolato intervallata da piccoli lumini. Era anche sera.

Fernando Espimas era considerato fra i ragazzi più belli di Villa Nueva, fra quelli che avevano maggiori possibilità di diventare vere e proprie personalità persino nella nuova Argentina nascente.

Roberto invece era un runner. Molto attraente.

“Raquel, io… io ti amo! Ma non posso negare il fatto di aver avuto altre ragazze prima di te! Mio padre si riferiva a loro! Non ti sto tradendo con nessuna, devi credermi!”

“Io, invece, non ho avuto proprio nessuna prima di te. A meno che la corsa non possa essere considerata una ragazza” disse Roberto, mentendo sapendo di mentire.

“Oh, mi amòr!” disse Raquel, rapita dalle parole dell’aitante. “Tu invece sei un dongiovanni cascamorto! Mi hai usata solo per appendermi come trofeo nella tua stanza!”

Fernando ebbe il cuore infranto, si mise in ginocchio ed estrasse un anello: “Sposami, Raquel! Sposami, e giuro che da ora in poi non guarderò mai più nessuna ragazza eccetto te. Mi metto il paraocchi.”

Adesso la signorina Garcia non era più così convinta di Roberto.

“Sì, ma dove hai preso quell’anello?” chiese il runner, sospettoso di natura. Una volta, el pipa gi aveva anche detto: “Quando qualcuno estrae un anello, c’è qualcosa che non va” e il patrigno, che aveva vissuto la sua intera esistenza in una bugia, doveva conoscere l’argomento a menadito.

Ecco perché Roberto pose quella domanda. Fernando si agitò non poco. Dal canto suo, aveva semplicemente trovato questo anello in tasca, non aveva idea di come fosse finito lì. Era anche abbastanza costoso, sicuramente doveva appartenere a Violetta Sanchez o a Sofia Riquelme.

Nel frattempo, la nonna Ana Lucia, che stranamente era presente a quella cena, estrasse dal nulla il suo lavoro a maglia e al posto di ballare cominciò a sferruzzare, ma venne interrotta dopo pochi secondi.

Assottigliando gli occhi, vide el viejo in persona, trasportato in sedia a rotelle da un’avvenente badante.

“Ana Lucia… che gioia rivederti prima di morire”

“Lo stesso non si può dire di me, dato che abbiamo fatto un casino” disse lei.

“Già… ma prima di morire, vorrei farti sapere una cosa molto importante. È che… che…”

Ana Lucia e l’avvenente badante sgranarono gli occhi. El viejo stava cominciando a sputare bava.

E la lavatrice continuava a girare…

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