La Ropa Sucia/073

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Tutti sapevano che il nonno di casa Gutierrez prima o poi avrebbe tirato le cuoia. Nessuno, però, si aspettava che lo avrebbe fatto proprio nel bel mezzo della cena di matrimonio di Adele Sanchez e l’impotente José Riquelme.

In ogni caso, i medici avevano fatto di tutto per salvarlo, ma non ci fu niente da fare.

“È deceduto” disse il medico Alfonso Gonzalez, sempre con quel suo modo di fare asettico e impassibile. “Mi dispiace”

Nessuno sapeva se effettivamente gli dispiaceva o no. I fratelli Gutierrez, el pipa e el muerto misero da parte le loro divergenze per abbandonarsi in un doloroso abbraccio, mentre nel frattempo Pepa consolava i nipoti, el loco e el tiburòn, i quali, visti anche respinti dalla loro amata erano loro finite le parole. E forse era meglio così.

Nel frattempo che i medici chiudevano un’ultima volta il bianco lenzuolo della clinica d Villa Nueva, in tutt’altro posto, un luogo buio e umido, un uomo, seduto su una poltrona girata all’opposto della scrivania, rifletteva sugli ultimi avvenimenti, appresi dalle tante voci e gufi che aveva appostato nei tre luoghi decisivi negli ultimi giorni: la cattedrale di Cordova, il Municipio e la mensa. Per quanto riguardava l’ospedale, stava ancora attendendo notizie dalla persona travestita da flebo.

“La situazione si complica” borbottò fra sé. “O si complica, oppure si è resettata per poi ripartire da capo. Devo ancora capirlo. Certo, venire a sapere dei due fratelli Fernandez è stato un duro colpo per tutti noi… non credevo che si sarebbero palesati così presto”

In realtà stava parlando da solo, avendo tutti i suoi scagnozzi impegnati ad origliare, ma anche così fare il punto della situazione era estremamente interessante.

“Milord, el viejo è deceduto” comunicò improvvisamente un tizio che aprì la porta della stanza senza bussare.

“Perfetto…” rispose lentamente il boss.

“Pare che le ultime parole siano state Già… ma prima di morire, vorrei farti sapere una cosa molto importante. È che… che… e poi è morto”

“Maledizione” commentò di rimando il capo. “E adesso che cosa avrà voluto dire? Indagate in tal senso, per favore”

“Subito, signore”

Il boss sospirò. Era molto difficile gestire Villa Nueva, ma poco alla volta i suoi obiettivi si stavano realizzando. Il problema forse era conoscere la data di realizzazione, ma una cosa erta certa: aspettare non faceva per lui. Non aspettava nemmeno che la lavatrice finiva i suoi cicli, figuriamoci le cose importanti.

Nel frattempo, Fernando si chiedeva perché gli era comparso quell’anello in tasca. Chi ce l’aveva messo? Perché? E come mai nessuno lo aveva ancora reclamato, magari mettendo un’inserzione sul giornale del paese?

Smise di pensarci, visto che Raquel era tornata con lui.

Si poneva le stesse domande anche Roberto, che pose la questione alla madre, la quale però aveva la testa al pipa, che si struggeva di dolore verso suo padre.

“C’è un anello in mezzo, fra me e Raquel” borbottò il runner alla madre. Da notare che el  viejo erta messo in bella vista per la veglia funebre.

“Secondo me” disse la madre, sospirando “c’è qualcuno che vuole che Fernando e Raquel si sposino. Ma adesso non parliamo di questo, perché siamo a lutto”

Ma Roberto non era affatto convinto. Inoltre, che cosa doveva dire nonno Alfio, il centenario, ad Ana Lucia?

E la lavatrice continuava a girare…

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