La Ropa Sucia/074

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“L’anello nascosto nella tasca di Fernando è stato un colpo di genio” stava dicendo Diego Sanchez, una volta tornati tutti alle proprie ville, rivolto a Marìa, la procace giardiniera che si era ritrovata padrona dell’abitazione stessa.

“Voglio dire, chi ce l’ha messo?” proseguì, senza freni. “E come mai l’ha trovato proprio in  quel momento, in modo da darlo a Raquel senza colpo ferire?”

Se lo stavano chiedendo, in quel preciso istante, anche i Riquelme, i quali avevano rimesso José a fare il bucato a mano prima che lui partisse per il viaggio di nozze.

“Certo che è tutto così sfuggente” commentò Sofia, pensierosa, mentre a José sfuggiva una saponetta. “L’anello… la tasca… la lavatrice. José! Come mai stai accettando di allevare un figlio non tuo?”

“Perché è stato mio per qualche settimana” rispose José, tutto intento a smacchiare una camicia. “Ci sarà tempo per raccontargli la verità… sempre ammesso che anche Adele me la voglia raccontare”

Tuttavia, Sofia sapeva già la risposta. C’era la lavatrice dei Sanchez in mezzo. Era stata lei ad uccidere nonno Alfio Gutierrez, el viejo, poco prima di spifferare una scomoda verità davanti a tutti nel bel mezzo del ricevimento di nozze. Ed erta stata lei, come sempre, a infilare l’anello nella tasca di Fernando, salvando il fidanzamento.

Ne era così sicura che raccontò tutto al marito, che accolse la sua teoria con un’alzata di spalle.

Quella era la risposta definitiva che aveva fatto centro.

Se a Villa Nueva la morte del viejo aveva suscitato una certa commozione, tanto da far durare la veglia anche due giorni, non tutti pensavano però al suddetto anello. Ad esempio Catalina Sacido, la quale aveva raggiunto un picco di notorietà non indifferente, stava considerando di comprare una villa a Villa Nueva.

“Come mai questa idea stupida?” chiese Guillermo mentre fumava la solita sigaretta, messo a letto con lei dopo averlo fatto. “Abbiamo così tanti soldi che non ci serve per niente stare a Villa Nueva”

“Sì, beh… può sempre tornare utile” rispose lei, sfogliando il giornale degli annunci.

Una pagina dopo l’altra, vide che effettivamente c’erano solamente tre case in vendita nei dintorni. Una di quelle, era infestata da un fantasma, Catalina lo sapeva, ci era stata perché i suoi vecchi compagni di classe a scuola privata avevano organizzato una serata horror.

La seconda invece era calda e accogliente, mentre lei ne voleva una da ristrutturare. Ecco che faceva al caso suo la terza opzione.

Vendesi rudere fatiscente bisogno di ristrutturazione radicale… perfetto, è mio” disse lei, puntando il dito contro l’immagine di una catapecchia coperta di edera.

Catalina sapeva che se guardava in un certo modo Guillermo lui non le avrebbe negato nulla, così, insieme, andarono a vedere il rudere.

Non ci volle molto, in fondo Villa Nueva era un paese abbastanza piccolo rispetto a New York, per dire.

L’automobile della coppia arrivò sul posto lasciando che il sentiero su cui scorreva facesse sollevare un sacco di polvere.

Caspita, non c’è davvero niente” commentò Catalina, indossando gl occhiali da sole e un cappello largo. “Mi piace!”

Improvvisamente, però, dalla porta spuntò un uomo vestito di un frac molto consunto, armato di una carabina puntata su di loro.

“Chi è là?” chiese minaccioso. “Siete entrati nella proprietà di Javier Garcia!”

E la lavatrice continuava a girare…

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