La Ropa Sucia/75

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Adele a un certo punto pensò ad Alvaro.

Non era quindi José Riquelme il padre di colui o colei che stava crescendo dentro di lei, ma era quel bellimbusto che era stato suo compagno a scuola. In effetti, i tempi coincidevano di più, anche se Adele aveva sperato tantissimo che il padre fosse José, e anche quest’ultimo aveva deciso di essere il padre e prendersene la responsabilità, accettando di sposarsi.

Il fatto era che adesso quel matrimonio era soltanto una copertura. Si trattava semplicemente di due conoscenti che avevano avuto una notte, o meglio, qualche minuto, chiusi nel bagno dei Gutierrez e che adesso stavano per partire in viaggio di nozze a Parigi.

Adele pensò a cosa aveva provato con Alvaro e a quello che invece era successo con José. Non c’era paragone.

José era così hombre

Al suo matrimonio era venuto fuori che era impotente, tanto da impedire la prima notte di nozze, poi sostituita con la veglia in omaggio al viejo. Ormai si trovava all’aeroporto, perciò non poteva presenziare al funerale, in cui ci sarebbero stati tutti, persino quei due enigmatici fratelli che avevano fatto la loro comparsa per la prima volta alla cattedrale di Cordova. Era incredibile come le cose accadevano e sembravano particolarmente concatenate fra di loro. Ad esempio, comparivano due fratelli di cui nessuno sapeva nulla e successivamente Fernando trovava un anello di fidanzamento molto costoso nella sua tasca. El viejo stava per dire una scomoda verità alla nonna Ana Lucia e colto da un infarto improvviso era morto stecchito mentre tutti stavano festeggiando.

Infine, com’era ovvio, lei e la sua famiglia doveva fare i conti con la lavatrice, che continuava a girare imperterrita e indifferente alle cose del mondo.

Nel frattempo, vide arrivare José, carico di bagagli.

“Finalmente! Ma quanto ci hai messo?” chiese lei. “Il gate sta per chiudere!”

“Lo so, Adele” rispose lui, ansimando. “Ma i miei genitori dovevano lavare a mano e quindi mi hanno messo a pulire”

“Capisco” mentì Adele, per poi avviarsi al gate che li avrebbe portati a Parigi, dove sarebbero rimasti due settimane.

Il funerale nel frattempo era cominciato e finito, ed era giunto il momento di dare l’ultimo saluto a nonno Alfio.

“… L’eterno riposo, dona a lui, o Signore, e splenda in lui la luce perpetua. Riposi in pace. Amen.” Recitò il parroco di Villa Nueva, don Sebastiàn, che aveva sentito confessioni scabrose, e guardava chi gli stava attorno con un misto di disprezzo e imbarazzo.

Tutti piangevano. I Gutierrez al completo, e poi i Sanchez, i coniugi Riquelme, e poi gli Espimas, che erano convenuti. Insomma, tutti quelli che avevano conosciuto Alfio sapevano quanto fosse stato importante per Villa Nueva e sapere che non ci sarebbe più stato nessun compleanno da festeggiare era una notizia triste, davvero. Oltre alla coppia di sposini, Pedro Sanchez mandò un pensiero a sua nonna, Ana Lucia, che era assente in quel giorno di pioggia, così strana in quel di marzo di fine estate.

Anche Ana Lucia lanciò un pensiero alla sua vecchia fiamma dei giorni ormai andati di chissà quale anno. La figlia che avevano avuto aveva poi avuto una figlia, che adesso stava col figlio del viejo.

Eppure, c’era ancora una verità che era adesso sepolta con lui: che cosa diamine poteva essere? Non era che forse conosceva il segreto della lavatrice?

Oppure, in quei mesi si faceva tanto parlare di alieni, UFO e quant’altro. E se anche Alfio fosse un extraterrestre? L’avrebbe saputo, alla fine lo aveva visto nudo.

Ma allora…?

E allora Ana Lucia continuò a sferruzzare, concentrata non tanto sul lavoro a maglia, ma su cosa el viejo doveva dirle.

Nel frattempo Catalina Salcido e il suo fidanzato Guillermo erano legati e imbavagliati a casa Garcia, alla mercé di un adirato Javier, che con la carabina era molto pericoloso.

La lavatrice continuava a girare.

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