La Ropa Sucia/76

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Javier Garcia squadrava quegli invasori con occhi pieni di odio.

“E così” stava sibilando “avete visto un annuncio su un giornale, che diceva che questa villa abbisognava di una ristrutturazione radicale, eh? E poi che cosa avete fatto, eh? Siete venuti con la vostra macchina lussuosa e siete venuti a vedere il mio podere, vero? E avete pensato di mettere la vostra bandiera con disegnata su la vostra bella faccia, accidenti! Ebbene, sappiate che io sono Javier Garcia, e la donna seduta accanto a me, in fondo alla stanza, che si sta limando le unghie, è la mia mujer!”

“Esatto” rispose lei, vaga.

Sia Catalina che Guillermo non si erano mai trovati in quella situazione così critica. La carabina sembrava vera e funzionante, peraltro. Soprattutto Catalina, era sempre stata libera di fare quello che voleva, per quel motivo stare legata a una sedia era davvero una situazione senza precedenti.

Quanto a Guillermo, aveva già partecipato a quel tipo di giochini erotici che tanto andavano di moda, ma legato in un contesto di rapimento non era mai successo. In realtà non riusciva a pensare a nulla, visto che c’era un odore pazzesco di muffa e rinchiuso.

“È veramente pazzesco” considerò Catalina, che, essendo quindi nuova in situazioni di pericolo, non riusciva a percepirlo, nonostante una carabina abbastanza minacciosa sotto al naso che sventolava malvagia. “Un anello compare nella tasca di Fernando Espimas, e noi veniamo rapiti proprio dai genitori della ragazza destinata all’anello! È come essere dentro una lavatrice, solo con molto più sudore!”

“Cosa?” chiese Javier. “Vorresti sottovalutare la potenza della mia carabina? Vedrai fra poco, quando avrai un buco in quella tua zucca vuota!”

Catalina pensò che Javier fosse un po’ pazzo, ma smise di pensarlo quando quest’ultimo puntò la pistola proprio fra le assi del pavimento di legno.

Quelle, essendo marce come nemmeno una mela marcia potrebbe esserlo, esplosero e schizzarono ovunque, rivelando sotto i piedi del malvagio Garcia uno scrigno, che a causa dell’esplosione si ruppe in mille pezzi e rivelò il suo contenuto, tutto composto in oro, gioielli e pietre preziose.

Tutte quelle sfavillarono agli occhi stupefatti dei presenti.

“Non ho parole…” disse Javier.

Nel frattempo, Ana Lucia, la vecchia nonna dei Sanchez, capì che cosa voleva dire el viejo mentre stava per morire. Era una verità scomoda, troppo scomoda per essere rivelata, e reagì a quella rivelazione avuta nella sua mente deglutendo.

“Che cavolo guardi tu, impicciona?” chiese bisbetica a un’incompresa Rosa, che entrando a far parte da poco nella famiglia, doveva ancora abituarsi agli sguardi assenti della signora. Rosa, la chica formosa, scappò via correndo fuori dalla sala e rivolgendo i suoi pensieri alla sua nuova sorella che si era appena sposata ed era andata a Parigi con l’uomo più impotente di Villa Nueva, ma altrettanto affascinante: l’atletico, inarrivabile José Riquelme.

El viejo, i Garcia, Catalina Salcido” snocciolò Adele, mangiando nocciole davanti a un’imponente Torre Eiffel. “Non capisco come facciano gli abitanti di Villa Nueva a non capire che le cose siano collegate”

“Hai quindi capito o ricevuto una rivelazione importante?” chiese José, mangiando un’oliva.

Sua moglie annuì, tuttavia non rispose o fece capire alcunché al marito.

E la lavatrice continuava a girare…

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