La Ropa Sucia/078

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Il fatto era che Javier Garcia non vedeva suo fratello da tantissimo tempo.

Anzi, non lo aveva mai visto. Sapeva solo di possederlo, ma che abitava a Buenos Aires.

“Mi chiamo Romàn Garcia, per inciso” si presentò lui. “Vengo da Buenos Aires e possiedo un negozio di mobili”

“Ah” rispose Garcia. “Ebbene, io sono Javier Garcia e io e mia moglie siamo ricchissimi!”

“Lo… vedo?” rispose perplesso Romàn guardandosi attorno. “Ebbene, sono venuto a prendere il mio tesoro”

“Ma che sciocchezze! Questo scrigno è qui da chissà quanto tempo e…”

“Da diciannove anni, quattro mesi, sedici giorni e sei ore, in effetti” rispose Romàn, tagliando corto. “Ce l’ho messo io con le mie mani, raccogliendo tutti i ninnoli della nostra defunta madre, poco prima di andare a cercare fortuna a Buenos Aires”

“Ecco perché non si trovavano! Ma questo dimostra che siano anche mie… nostra madre è… nostra, quindi…”

“In realtà” tagliò corto Romàn “tu sei stato adottato”

Tutti rimasero a bocca aperta.

Nel frattempo, a casa Espimas, le cose erano precipitate. Un esterno avrebbe detto che senza Rosa, la chica formosa, a reggere l’impianto familiare, ognuno faceva quel che voleva.

E in effetti era così. Quella mattina entrarono a casa Espimas alcuni tecnici per riparare una perdita in bagno apparentemente inspiegabile, e videro un sacco di cose senza significato: Carlos che leggeva il giornale a rovescio, la madre Martina che continuava a urlare di stare fermo al piccolo Benjamin, perché le aveva preso la scopa per ramazzare e strillare “tanto Fernando non viene più, chissà che gli è successo!”

Per non parlare di Miguel, che giocava a sparare con un fucile di precisione tutti i soprammobili della casa.

“Certo che qui manca proprio una figlia maggiore” disse un idraulico a un altro”

Ed era vero. Rosa Espimas, recentemente divenuta Sanchez, era ormai lontana, intenta a capire cosa si nascondeva in quella villa.

Alla fine, bloccò Marìa, la procace giardiniera, ferma a scrivere un rendiconto mensile, entrando di straforo nello studio.

“Tu!” esclamò la ragazza in piedi contro quella seduta.

“Io!” ripeté stolidamente Marìa, la procace giardiniera. Stranamente, Dego Sanchez era assente.

“Conosco il tuo segreto!”

Marìa si guardò attorno preoccupata. “Diego è andato a fare una commissione!”

“Eh? Che c’entra? Intendo dire che tu hai rapinato questa villa e l’hai occupata!”

Marìa si alzò aggirò la scrivania e colpì Rosa con uno schiaffo.

“Come ti permetti, scema?” disse Marìa. “Io questa villa l’ho comprata, e solo per piacere a Pedro Sanchez!”

“Però adesso stai col fratello”

“Forse perché amo farlo ingelosire, scema? Il fatto è che non mi interessa nulla di quel borioso deficiente chiamato Diego Sanchez, che fra l’altro non è vero che è un Sanchez, neanche per idea!”

Peccato che quella discussione non era privata. Clara Sanchez stava accudendo i cani di famiglia e ascoltò ogni singola parola.

Al che, si alzò e, in lacrime, decise di andare da Gonzalo Sanchez, suo padre. Lo trovò appartato in giardino amoreggiare con … sua moglie.

Clara restò a bocca aperta. I suoi stessi genitori stavano amoreggiando? Proprio lì, al sicuro fra le frasche? E allora, sua madre? Non odiava più Gonzalo? Non ci stava capendo più nulla… al che, sia dirò e urlò a gran voce “Marìa ha comprato la villa per far sapere a tutti che siamo poveri, ma in realtà siamo nobili benestanti!”

A Villa Sanchez scese il gelo, ma non impedì alla lavatrice di continuare a girare…

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