La Ropa Sucia/079

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Diego Sanchez non era uno che si lasciava sfuggire l’affare da sotto il naso.

Ne era sicuro: aveva visto bene, l’anello che Fernando aveva estratto durante la festa di matrimonio di quei due patetici era appartenuto al grande pirata Barbanera, il che lo rendeva senza prezzo.

Per questo seguì Fernando e Raquel Garcia, in qualunque posto siano andati, finché non li perse di vista.

Fernando era talmente ricco da poter permettersi una casa tutta sua? Improvvisamente, però, una volta giunto nei pressi di una casa un po’ appartata dal resto del paese e dove Fernando e Raquel stavano parcheggiando, si sentì svenire.

Quando rinvenne, si ritrovò in una stanza completamente buia, se non fosse stato per una piccola candela messa su uno sgabello.

“D… dove sono?” si chiese, intontito. “Cosa è successo?”

“Benvenuto, Diego Osvaldo Ramirez” disse una voce, proveniente da chissà dove.

Diego si sentì lo stomaco contrarsi. Chi conosceva il suo vero cognome?

“Chi sei?” chiese alzando la voce. “Mi hai rapito? Hai intenzione di scuoiarmi e filmarti mentre lo fai?”

Diego sentì la voce ridacchiare. “Tu non hai nemmeno idea del guaio in cui ti sei cacciato. Tu sei entrato a far parte dei Sanchez, la famiglia più terribile di Villa Nueva”

Seguì una pausa carica di tensione. A quel che pareva, la voce si aspettava una risposta di Diego, ma lui era troppo spaventato per rispondere.

“Tu lo sai chi sono i Sanchez, vero? Conosci qual è il loro segreto?”

“Hanno una lavatrice” rispose lui.

“Esatto… bravo, ti stai facendo le ossa in questo sporco mondo” rispose compiaciuta la voce. “Però c’è ancora un’altra domanda che forse non ti sei posto”

Seguì un’altra pausa carica di tensione.

“Che cos’è l’anello che Fernando ha trovato nel giaccone?”

Diego sgranò gli occhi.

“Un… un anello, no?”

“Fai poco lo spiritoso, lo sai cosa intendo. Inoltre, voglio sapere da te, che fai finta di essere un Sanchez per i tuoi loschi scopi, che cosa ha da dire Ana Lucia a suo figlio”

Diego sapeva, aveva visto dentro il diario della donna. Ana Lucia teneva un diario, quando non lavorava a maglia. E quella foto…

“Non te lo dirò mai”

La voce sbuffò. “vedremo se farai ancora il gradasso dopo che ti avrò affiancato in cella il prete di Cordova, quello che abbiamo rapito e che non sappiamo quando rilasciare”

Nel frattempo, in una stanza attigua, Roberto, l’aitante runner, sospirò. Aveva parlato quarantacinque minuti davanti a uno schienale, senza vedere mai in faccia il suo interlocutore, ma alla fine aveva detto tutto quello che sapeva sull’anello. Era lì, davanti a Fernando, quando lo aveva estratto e ha potuto raccontare a chi non doveva saperlo per filo e per segno ciò che era successo.

“Capisco” rispose laconico, dopo quarantacinque minuti di monologo, la voce dietro la poltrona. “Adesso, grazie al tuo racconto, posso di nuovo prendere in mano la situazione a Villa Nueva. Sei stato davvero coraggioso a venire a raccontarmi tutto”

“Sì, milord, grazie” rispose Roberto.

“Vuoi fare parte della nostra compagnia nera?”

Roberto deglutì. Voleva?

Dopo qualche istante, annuì, e la poltrona parve capirlo, perché sorrise. “Perfetto. Prendi da quell’armadio i vestiti. Da adesso sarai uno di noi”

E la lavatrice continuava a girare…

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