La Ropa Sucia/082

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Sofia e Ezequiel Riquelme erano stati zitti per parecchi giorni, senza aver dato notizie in pasto al giornale del paese, che, in mancanza di notizie e avendo saputo che il caso del muratore morto era stato archiviato dopo la scomparsa del viejo liberando tutti gli indiziati dalle accuse, era dunque rimasto in cerca di notizie succulente da dare in pasto al popolino, che nel 1984 contava più o meno mille persone.

Sofia, non avendo più nessun altro figlio da punire e far lavare i panni a mano, stava osservando il giardino della villa con occhi vacui.

Ezequiel le si avvicinò e l’abbracciò da dietro, perché voleva sussurrarle qualcosa di parecchio proibito all’orecchio, una cosa che nemmeno la servitù poteva sapere, servitù che era abituata ad ascoltare tutte le loro civetterie e comunicarsele fra di loro.

“Dobbiamo andare nell’Ala Est della villa” sussurrò lui. Sofia sgranò gli occhi.

Anche lei sapeva che era la cosa giusta da fare, soprattutto alla luce del drammatico segreto che custodiva José. Perciò abbandonarono l’ampio salotto arieggiato per andare nell’Ala Est, quella continuamente in fase di restauro e per questo piena di calcinacci, secchi di vernice, scale e operai.

Ezequiel aprì la porta e fece passare sua moglie per prima. Ciò che videro era allucinante, fra il disordine, i rumori e la consistente puzza di vernice che permeava quella stanza.

Tuttavia, la coppia aveva un solo obiettivo, una vecchia libreria, con dentro un libro, con dentro una vecchia pergamena.

Sofia srotolò la pergamena e lesse.

“Proprio ciò che temevo” sussurrò lei. “Ecco perché José è impotente. Il nostro povero José…”

Proprio in quello stesso momento, Pedro Sanchez si portò le mani alla bocca, dimenticando che ce l’0aveva ancora impiastricciata di schiuma da barba.

“In che senso è stata rubata?” chiese lui, sconvolto nell’animo. “Voglio dire, bisognava rimuovere l’anello da Alfio e…”

Fu fulminato da un flash che se avesse potuto avrebbe illuminato Buenos Aires per un anno, addirittura.

“Ohm, mio Dio…” concluse.

“Già” concordò Clara. “Era l’anello ciò che teneva in vita Alfio el viejo, e una volta rimosso è morto. Guarda caso!”

“No, ma dai, state facendo voli pindarici” concluse Violetta, basita quanto scioccata quanto divertita. “Gutierrez aveva già cento anni, quindi è stata una coincidenza”

“Una coincidenza che tu sia risultato impotente proprio nel giorno delle nostre nozze?” disse Adele, a migliaia di chilometri di distanza, fissando il marito con la sufficienza che si riserva ai tonti. “Io non credo. E ricorda che noi Sanchez siamo possessori di una lavatrice, sappiamo interpretare le sorti del mondo”

José dovette convenire che aveva sposato la donna perfetta.

Nel frattempo i due fratelli Gutierrez, el loco e el tiburòn, stavano discutendo sui nuovi piani per conquistare una ragazza.

“Siamo stati respinti” stava dicendo el tiburòn, con la solita voce sommessa. “Adesso che possiamo fare?”

“Piangere il nonno” rispose el loco. Im,provvidamente, a casa Gutierrez si sentì bussare il campanello. Un servitore fece capolino nel salotto listato a lutto e annunciò: “Ramon e Alfonso Fernandez alla porta, signori”

Due fratelli e due fratelli a confronto. I Gutierrez sgranarono gli occhi. Anche Diego Sanchez cercava di capire le sibilline parole del vecchio prete, suo compagno di cella.

Chi aveva sposato chi in segreto? E l’anello?

La lavatrice continuava a girare…

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