La Ropa Sucia/084

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In realtà venire a capo dell’identità delle due persone sposate a Villa Nueva non era poi così difficile, ma Diego non ci dormiva la notte. A sua discolpa, si poteva dire che era stato assente per molti anni dall’alta società di quel paesino argentino.

Tuttavia, non ci si poteva fermare a riflettere, perché da Parigi era arrivata la coppietta ancora vergine.

Adele e José, infatti, avevano concluso il viaggio di nozze ed erano pronti a gestire la gravidanza fintantoché il bambino, figlio peraltro di un altro rapporto avuto dalla ragazza, non sarebbe nato.

Il pensiero della coppia era rivolto alla sconvolgente verità su cui erano venuti a capo.

“L’anello di Alfio Gutierrez non ha seguito il suo proprietario nella tomba” disse José, ricapitolando. “Bisogna capire chi è stato a rubarglielo”

“Esatto, José, l’abbiamo ripetuto almeno quattro volte” concordò Adele. “Adesso dobbiamo passare allo step successivo: capire chi. Dobbiamo avere in mano una lista degli invitati alle nostre stesse nozze, no?”

“Conviene andare nell’Ala Est della Villa”

Alle parole di José, Adele ebbe un movimento nervoso allo stomaco. Il bambino aveva scalciato. Persino la creatura che stava crescendo nel suo grembo aveva paura di quel luogo. Il fatto era che fra i Sanchez non correvano parole positive sull’Ala Est di villa Riquelme.

“Perché proprio in quel posto?” chiese lei.

“Perché quando si dice vattene in quel posto, per noi Sanchez, ci riferiamo proprio all’Ala Est della villa. Come vedrai, è pieno di muratori e addetti al restauro”

“Ah… e voi avete messo la lista degli ospiti in un posto come questo?”

“Funziona così fra noi Riquelme” spiegò José. “Ecco perché credo che anche mia madre e mio padre siano andati a vedere lì, ma io ho anche un altro posto dove cercare, un posto che loro non conoscono”

Nel frattempo che loro discutevano, il tassista non si stava perdendo nemmeno una battuta. Adesso si aspettava che lei facesse una certa domanda.

“Che tipo di posto?”

Ecco, proprio questa.

“Vedrai. Ecco, ci faccia scendere, siamo arrivati” disse José. Tuttavia il tassista si voltò e guardò la coppia con una faccia fin troppo compiaciuta.

“Il vostro viaggio finisce quando lo dico io, e mi pagherete a prezzo intero proprio alla fine”

I due sgranarono gli occhi.

Era Roberto, l’aitante runner.

“Ma… tu sei un aitante runner! Perché adesso guidi un mezzo a motore?” chiese sconvolta Adele.

“Ma che ne sai te, che sei stata a Parigi! Una cosa non esclude l’altra!” esclamò Roberto, il quale aveva sempre la testa a sua madre, la quale non voleva ammettere l’alcolismo di Gutierrez. Lui intanto si era ripreso perfettamente dallo svenimento ed era stato assunto come tassista da certi tipi loschi.

Erano giunti dopo qualche ora in un vecchio casolare, cupo e con le finestre serrate. Attorno a questo edificio, non c’era nulla, solo al verde pampa sterminata.

“Ecco, è qui dove verrete ricevuti” disse Roberto. Sapeva di stare facendo la cosa giusta, perché improvvisamente sia a José che ad Adele venne sonno e vennero portati in stato di inconscio in un locale buio e senza finestre, occupato peraltro già da due persone.

E la lavatrice continuava a girare…

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