La Ropa Sucia/093

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Il fatto era che Raquel non era stata rapita in senso stretto.

Era semplicemente stata costretta seguire lo zio, in modo da effettuare il passaggio di consegne dell’eredità davanti a tutta la famiglia.

Dal canto loro, Javier ed Emilia erano rimasti con un palmo di naso, guardandosi avviliti.

“Certo che avere un fratello fatto così…” sospirò Emilia, la moglie di Javier e compagna di disgrazie. Poi sollevò lo sguardo verso il forziere. “Ehi… ha lasciato lo scrigno qui!”

“Già” disse Javier, non capendo dove voleva arrivare la moglie.

“E se lo rubassimo non facendoci vedere?” propose lei con una certa luce negli occhi.

“Ti ricordi che siamo ricchi il triplo almeno di questo contenuto” osservò Javier.”Però… è pur sempre uno scrigno. Rubiamolo”

Così, senza aggiungere altro, i due coniugi rubarono lo scrigno e scapparono a piedi, nella piena campagna attorno a Villa Nueva, in cerca di qualche autostop da poter scroccare e allontanarsi per non più ritornare. Inutile dire, dunque, che quando Romàn tornò a casa Garcia e non trovò nessuno, urlò non poco. Sembrava più arrabbiato con se stesso, ma questo non impedì alla povera Raquel di spaventarsi.

“Secondo te dove può essere andato mio fratello?” chiese Romàn alla nipote, guardandola rabbioso e ansimante per i nervi.

“Beh… ma se è tuo fratello, dovresti conoscerlo meglio di me, no?”

In quello stesso frangente, Fernando guardò i due fratelli Gutierrez. Poi voltò loro le spalle, prese l’anello di Alfio e lo mostrò al pubblico.

“Guardate… anche tu, Rosa” disse lui. “Cosa intendete fare, con un unico anello? Perché lo cercate?”

I tre si guardarono. In effetti, perché stavano cercando l’anello?

“È l’anello del nonno!” esclamò el loco.

“Sì, ma perché lo volete? Il nonno è defunto!”

“Sarà anche defunto, ma l’anello è nostro! Ci serve, è un cimelio di famiglia! Perché lo hai tu? Chi te lo ha dato?”

Fernando sospirò. “Me lo ha dato lui.”

Quella dichiarazione gelò tutti i presenti, così come ci fu lo stesso gelo alla dichiarazione del commissario subito dopo la rivelazione del nome della sua band, soprattutto dopo aver ascoltato un vecchio vinile con su inciso il loro singolo di successo, “Tus ojos”.

“Incredibile” disse José Riquelme. “Non posso sentire queste robe, non dopo che sto per diventare padre”

“Ah! Ma ti sei appena sposato…” osservò il commissario.

“Non intendevo quello” precisò José. “Mia moglie Adele è in dolce attesa, un nuovo bambino arriva a Villa Nueva”

Il commissario sgranò gli occhi.

“Un nuovo bambino sta arrivando a Villa Nueva” disse a un certo punto, in quello stesso istante, un uomo alla guida di una macchina dall’aria costosa, mentre lesse le insegne di benvenuto alla città. “Sei contento, Juàn?”

“Ma io volevo rimanere a Rosario, uffa!” esclamò il piccolo Juàn, da dietro.

“No” disse inflessibile la madre. “Tu e tua sorella avete bisogno della pace e della tranquillità della campagna, quindi abbiamo già acquistato un edificio a Villa Nueva, ci vivrete e comprerete tanti cani in modo da popolare il giardino”

“Ecco perché noi Islas ci troveremo bene!” concluse Ada Islas.

La figlia maggiore, la giovane e ribelle Analisa Islas, non stava ascoltando, aveva due enormi cuffie alle orecchie e masticava una cicca, pensando ai tre ragazzi che aveva lasciato a Rosario.

C’era Edmundo, quello intelligente, c’era Rodrigo, quello bello, e c’era Joshua, quello ricco.

E adesso non ne aveva nemmeno uno, mentre la lavatrice continuava a girare…

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