La Ropa Sucia/094

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“Avete sentito, mio signore? Sta arrivando la famiglia Islas qui a Villa Nueva” disse un omino, in piedi davanti allo schienale della poltrona.

“Sì… non mi interessa” disse il lord. “Ciò che mi interessa è sapere come si sta evolvendo la faccenda dell’anello. Come si sta evolvendo?”

L’omino, che si era travestito da insegna di benvenuto per poter spiare la nuova famiglia arrivata, non lo sapeva.

Lo sapeva però Fernando, che ancora teneva quell’oggetto in pugno.

“Te lo ha dato lui?” chiese sbigottito el loco. “Io… neanche posso chiederti perché dovrebbe averlo fatto, ma lo ha fatto. Per quanto improbabile… chissà cosa ha visto in te”

“Chissà cosa hanno visto nei los lavadoras gli agenti discografici” commentò José a sua moglie, una volta uscendo dal commissariato. Aveva loro regalato il vinile che avevano ascoltato, come buon augurio per la futura nascita.

“Mah, la vecchia favola del piccolo gruppo che viene dal paesino che sfonda nelle città” disse Adele, buttando il vinile nella spazzatura. “Adesso abbiamo però il pranzo con i nostri genitori… sei pronto a tutto questo?”

José sospirò. Era incredibile come fosse cambiata la sua vita ed era altrettanto incredibile come continuasse a ripeterselo. “Sì, sono pronto”

Anche el loco e el tiburòn erano pronti a sfidare Fernando a duello, dopo che el loco aveva lanciato il guanto di sfida, davanti a un’attonita Rosa.

“Rosa, devi farci da arbitro” disse Gutierrez. Fernando sospirò. Doveva uccidere con un colpo di pistola un suo coetaneo?

Eppure, tutto sembrava presagirlo: la radura apparentemente silenziosa, la piacevole brezza che lambiva i vestiti dei tre, l’anello nella tasca di Espimas.

“Siete anche senza pistole: con cosa vi farete male?” chiese la ragazza, saggiamente.

“Con la fionda” el loco estrasse la sua. “Tu invece che hai, vile marrano?”

Fernando non ebbe il tempo di rispondere perché giunse al loro cospetto un’automobile che sembrava costosa, con dentro quattro persone. Un uomo e una donna davanti e due ragazzi dietro.

El tiburòn si interessò particolarmente all’aria sorniona della tizia che osservava la scena con vago interesse, mentre masticava una cicca di gomma.

La signora alla destra del pilota abbassò il finestrino e chiese: “Scusate, ma Villa Nueva dove si trova? Abbiamo visto i cartelli stradali di benvenuto ma il paese non è ancora spuntato”

“Sì signora, sempre dritto” disse el tiburòn, sperando di farsi notare dalla bella figliola.

“Non… ho capito?” chiese ancora la signora, così dovette rispondere el loco che, salendo in macchina con loro, indicò il centro città.

“Così la sfida è stata annullata?” chiese Fernando a Rosa, che fece spallucce.

“In ogni caso, non provare mai più a rapire ragazze” disse lei, andandosene in bici.

Fernando rimase dunque da solo in quella casetta. Adesso, con l’anello in mano, doveva recuperare Raquel. C’era un motivo per cui Alfio gli aveva dato quell’oggetto, e doveva scoprirlo.

Nel frattempo, una grande tavolata stava occupando il grande salone dei Sanchez. Le due famiglie si erano riunite pacificamente per la prima volta dopo anni di rivalità, senza sapere che erano spiati da candelabri, piatti, persino piastrelle.

Senza sapere che c’era una lavatrice che stava continuando, imperterrita, a girare…

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