La Ropa Sucia/095

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“Eccoci, siamo arrivati” esordì el loco Gutierrez, che non aveva mai smesso di osservare la bella Analisa Islas, che stava proprio accanto a lui, anche se lei aveva la testa rivolta al finestrino, sempre con l’eterna cicca in bocca e soprattutto non si era nemmeno resa conto che in macchina era entrato qualcuno.

“Come potete vedere, Villa Nueva comincia con i due edifici più importanti al momento” proseguì il ragazzo, tenendo a sottolineare al momento perché lui, essendo un Gutierrez, ci teneva a essere un cognome più in vista rispetto allo stato attuale. “Alla vostra destra, ci sono i Sanchez, ricchi proprietari terrieri, alla vostra sinistra invece abitano i Riquelme, anche loro latifondisti. Per uno strano caso le due famiglia non sono più rivali, ma hanno contratto matrimonio con i loro rampolli più giovani, in un evento che sarà ricordato per sempre”

Riempire i nuovi arrivati di dettagli sarebbe stato complicato.

“Ho già capito tutto di questa città” disse Analisa. “fa schifo”

“Non sarei tanto d’accordo, a volte Villa Nueva ti sorprende” rispose el loco. “Ti può sorprendere in negativo, ma anche in positivo, e poi la festa del santo patrono è un evento che tiene incollati tutte le classi sociali”

“Ah sì? Chi sarebbe il santo patrono?” chiese curioso il padre di Analisa, che si chiamava Jùan senior.

“Sant’Eustorgio” rispose distratto Gutierrez. In realtà forse Villa Nueva non aveva nemmeno un santo patrono.

Ciò che gli occupanti della macchina ignoravano era che, a casa dello sposo, stavano riunendosi tutti i Sanchez e tutti i Riquelme in una grande tavolata. Persino Rosa Sanchez, appena entrata in famiglia, fu invitata. Esclusa invece Clara, la quale era una Espimas e, anche se non aveva ancora adottato il suo vero cognome, fu esclusa.

“Noi, tu non vieni, sei un’estranea” le fu detto da Ambrogio, il maggiordomo della tenuta.

Clara sgranò gli occhi e le venne un gran magone alla gola. Non le restava che una cosa da fare: chiamare Catalina Salcido.

“Pronto Catalina?” fece, usando il telefono di nascosto rispetto alla perfida nonna, distratta dagli ospiti e dal lavoro a maglia.

“Sì, dimmi” rispose lei, che da quando aveva assistito al matrimonio di Adele e José non aveva fatto altro di interessante. Anzi, le sembrava che la sua vita si fosse un po’ fermata e Guillermo, il suo manager, non si stava adoperando per smuoverla. Qualcun altro avrebbe detto che Guillermo vivesse per guardare la bellezza florida di Catalina stessa, e non per altro.

“Io voglio entrare nel clan dei Neri… tu sai come si fa?”

Catalina sgranò gli occhi. E se entrasse anche lei? “Ma sai che non è una cattiva idea? Voglio dire, anche se dovrebbe essere una società segreta tutti sanno che esiste, anche perché a turno hanno rapito tutti”

“Esatto” concordò Clara. Le venne in mente Diego, l’enigmatico compagno di Marìa, la procace giardiniera, che non si vedeva da giorni, forse settimane. Era stato rapito, ma nessuno lo stava cercando.

“Allora potremmo entrare insieme” propose Clara, morta nel cuore.

“Certo” disse Catalina. “Attenta, però: se dovessimo entrare insieme, che sia una alla volta, perché in due attraverso la soglia non si può entrare”

Clara dovette convenire che diceva la verità.

E la lavatrice continuava a girare…

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