La Ropa Sucia/097

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“E così siete arrivate” disse Roberto, l’aitante runner.

“Roberto” salutò Catalina, il suo sguardo magnetico trafisse l’interlocutore.

Il ragazzo sentì qualcosa muoversi nello stomaco. Catalina era veramente molto bella, e averla vista senza veli nel calendario era stata un’esperienza mistica.

Figurarsi vederla vestita di nero…

“Sappiamo già tutto” disse Roberto. “Andrete e sarete ricevuti dal boss”

Così entrarono, ma prima di arrivare alla stanza del boss scorsero, in una di quelle, una piccola cella dove erano rinchiusi Diego Sanchez e un vecchio prete.

“Diego Sanchez, addirittura” borbottò Clara. “Sai Roberto, lui è il mio fratellastro, che si è impadronito della villa perché si è messo con Marìa, la procace giardiniera”

“Lo sappiamo” rispose laconico l’aitante runner.

“Secondo me non siete così stupidi nel mostrarci chi tenete prigioniero, anzi, avete fatto apposta nel farcelo vedere” suppose Catalina. “Ho indovinato?”

“Brava Catalina Salcido! Bella e perspicace! Entrate pure!”

La voce squillante e autoritaria del Boss travolse tutti i presenti.

“E così, anche voi volete unirvi a me, al mio piano di conquista” disse la voce dietro la poltrona, che invariabilmente dava direttive alla sua schiera sempre più folta. “Perfetto. Roberto, sai cosa fare. Clara, è impossibile che tu non abbia un cognome. Da ora in poi ti chiamerai Gonzalez”

Clara, una volta entrata con gli altri due nella stanza illuminata solo da un mozzicone di candela, obiettò “Ma Gonzalez non è il cognome del dottore del paese?”

La voce sospirò. “Clara” esordì. “Ti sei mai chiesta perché quel giorno i tuoi genitori Sanchez hanno scambiato appositamente la culla, per rubare la figlia degli Espimas?”

Clara tremò. “N… no, pensavo fosse solo un errore casuale”

La voce ridacchiò. Anche Roberto ridacchiò.

“Roberto, perché stai ridendo?” chiese la voce, ancora divertita.

“Non lo so signore, state ridendo anche voi e quindi rido anche io. Gente che ride il ciel l’aiuta

“Sarà” disse l’altro. “Io so invece che il riso abbonda nella bocca degli stolti, e l’informazione che sto per rivelare non tutti la sanno. Solo i miei uomini di più vecchia data, come ad esempio Adelaide”

“Eccomi signore” disse una donna che sicuramente prima non era nella stanza.

“Sta di fatto che è stata proprio Adelaide a scambiare te e Rosa, quel dannato e benedetto giorno di anni fa. Lei sa perché l’ha fatto”

Clara stava impazzendo e Catalina pendeva dalle labbra della voce.

“Clara Gonzalez, tu sei la figlia illegittima e mai riconosciuta del dottore. I Sanchez ti hanno voluta per proteggerti, ma in realtà il dottore aveva venduto te agli Espimas”

Clara svenne.

“Ma… ma… che prove abbiamo di tutto questo?” chiese Roberto, che ormai non si raccapezzava più in mezzo a tutte quelle rivelazioni.

“La prova sta nell’anello di Alfio Gutierrez, el viejo” rispose la voce, imperterrita quanto spietata. “al suo interno c’è un minuscolo bigliettino. Ecco perché lo cerco! Non è certo un ninnolo che mi serve, altrimenti. Mica mi voglio sposare!”

Roberto invece voleva sposarsi, soprattutto con Rosa, la chica formosa.

Rosa, che prima era stata Espimas e adesso era una Sanchez. Rosa, l’unica vittima di questo marchingegno. Rosa, che in quel momento era seduta ad una grande tavolata, ignara di quelle trame.

Rosa, i cui vestiti stavano girando nella lavatrice.

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