La Ropa Sucia/098

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I Sanchez e i Riquelme erano famosi per la loro accanita rivalità.

Tutto era iniziato quando Ezequiel Riquelme, ultimo di otto sorelle, da contadino poverissimo riuscì in qualche modo, una volta decedute giovanissime tutte le sorelle, a sedurre la figlia del possidente Sergio Castro. Peraltro, la figlia di Castro era l’unica, quindi avrebbe ereditato tutto quanto.

Ezequiel e Serena Castro si sposarono in gran segreto, segreto che poi venne alla luce per colpa di Gonzalo Sanchez, che, geloso di quel matrimonio, decise di gettare fango sui due.

Quello però fu fango che i castro pagarono a caro prezzo. Caddero in disgrazia e la villa passò a Ezequiel stesso, il quale si ritrovò a condividere la terra con i Sanchez.

Anni dopo, Ezequiel morì e passò l’eredità al figlio, Ezequiel junior, il quale si ritrovò con molti conti da sistemare, ma la situazione non era più tragica come lo era stata in precedenza. Anche José Riquelme, il nuovo erede, si vide coperto di denaro.

Tuttavia, la faida proseguì anche con i nuovi rampolli, per via di quel matrimonio e di quei momenti neri che avevano accomunato le due famiglia. Peraltro, Gonzalo sposò Violetta che a sua volta era la cugina di Sofia, andata in moglie a Ezequiel stesso.

Entrambe le cugine erano davvero facoltose ed erano state ben felici di condividere la loro ricca dote con altri proprietari ricchi quanto loro.

In quel modo, la faida non sarebbe mai terminata. Tuttavia, nessuno dei componenti di quella storia poté prevedere che qualcuno avrebbe messo in funzione quella maledetta lavatrice. Stette di fatto che accadde e come naturale conseguenza Adele Sanchez sposò José Riquelme, che si conobbero proprio il giorno del centenario del viejo Gutierrez, che a sua volta aveva avuto una storia clandestina con Ana Lucia, riuscendo a sposarla.

Ana Lucia era stata bigama per tutto quel tempo, ma in quel momento non era quello a cui stava pensando.

“Bene, avremo un primo, un secondo e un dessert. Il pranzo è servito!” annunciò asciutto Ambrogio.

Sofia e Ezequiel sedevano l’uno di fronte all’altro, mentre i coniugi Sanchez accanto.

Marìa, la padrona di casa, stava a capotavola, mentre nell’altro capo Ana Lucia fissava con disgusto il primo piatto.

I due novelli sposini erano imbarazzatissimi, e peraltro erano stati divisi perché fra loro sedevano Pedro e Rosa. Qualcuno avrebbe detto che la scelta dei posti era stata un po’ dettata dal fato, ma a casa Sanchez tutto aveva senso.

Nessuno parlava, tutti stavano mangiando seguendo pedissequamente le norme del galateo.

“E così avete fatto il viaggio di nozze a Parigi” disse Ana Lucia. “Ditemi, avete visto il parco del Lussemburgo?”

“Lo abbiamo visto e ci abbiamo anche passeggiato, nonna” disse Adele sicura. “peraltro, anche passeggiare rientra nelle cose che sono ancora in grado di fare, perché fortunatamente il mio bambino non scalcia”

“Già” disse José. Sapeva che lui non aveva proprio voce in capitolo. Si sarebbe affezionato a un bambino non suo?

“L’unione delle nostre due famiglie è come un fulmine a ciel sereno” osservò Ezequiel, mentre addentava dei tagliolini.

“Improvviso?” chiese educatamente Adele.

“No, strano ed improbabile” rispose Ezequiel. “Voglio dire, tutti conoscono la rivalità delle nostre famiglie, persino mio figlio José stesso non riesce a sopportare il giovane Pedro, detto il perdigiorno…”

“Ehi! Adesso ho una mia attività!” esclamò indignato Pedro, tutto sporco di sugo.

“Certo, quella di attentare alle sottane di Marìa, la procace giardiniera” disse il signor Riquelme. “ma non è questo il punto. Io…”

Si interruppe. Aveva creato il gelo in quella tavolata, anche perché aveva diffamato Marìa, parlandone peraltro come se non ci fosse.

Si godette quella scena, poi proseguì “Io non approvo il matrimonio fra mio figlio e un’arricchita senza cervello che si è fatta ingravidare da un altro”

Al che, Adele si alzò e affrontò a muso duro il suocero: “Senti un po’! Io e TUO FIGLIO – già, stiamo parlando di tuo figlio – ci amiamo! E, notizia dell’ultima ora, ha accettato di essere comunque padre di un figlio non suo! Che ci può fare se è impotente?”

“Sembra davvero mia nipote” pensò Ana Lucia, prendendo da chissà dove il suo lavoro a maglia.

José arrossì.

“E adesso continuiamo la cena!” disse con grande sussiego, dopo aver chiuso il becco a un uomo più grande di lei, lei che di solito era buona e tranquilla.

“Il pranzo, tesoro, il pranzo” disse Violetta, un po’ soddisfatta.

E la lavatrice continuava a girare…

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