La Ropa Sucia/099

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Nel frattempo, in un posto sconosciuto, Clara Gonzalez si riprese.

Aprì gli occhi e disse, non vedendo quasi nulla: “D… dove sono? Ho sognato di essere figlia del dottore. Pazzesco, no Catalina?”

Catalina, che stava tenendo per mano la povera ragazza, sospirò: “No, Clara. È proprio così. Dobbiamo trovare quell’anello e rubarlo a Fernando”

“Non resta che entrare nel clan in nero” disse lei. aveva un’angoscia indescrivibile: che piano machiavellico era stato quello? E come mai nessuno aveva mai fatto menzione di quell’avvenimento? E come aveva fatto la Voce a conoscerlo? Era davvero merito di Adelaide? E come mai quei cosiddetti telefoni funzionavano ad elettricità?

Troppe domande. Non restava che inginocchiarsi ed essere investiti dei nuovi poteri del Nero, cerimonia presieduta da Roberto stesso, il quale cercava vendetta verso el pipa. Aveva tutto l’interesse di recuperare l’anello, rubarlo e tenerlo per sé, come trofeo e a memoria imperitura degli errori della sua famiglia.

“Adesso potete travestirti di qualunque cosa voi vogliate, facendo continuamente rapporto al Boss” disse l’aitante runner, aiutando entrambe le ragazze ad alzarsi.

“Boss che chiaramente non si può vedere in faccia, vero?” chiese innocentemente Catalina. Le stava facendo venire i brividi quella voce. Brividi che non riusciva a spiegarsi, visto che amava Guillermo.

“Direi proprio di no” disse la voce. “Altrimenti, il piano salterebbe tutto, e non mi conviene. Ormai ho più di ottantuno adepti”

“Beh” ribatté Clara “di solito i numeri non tondi non si usano quando devi essere impreciso. O sei impreciso, o non lo sei”

“Clara Gonzalez” rispose la Voce, seccata per essere stata ripresa “forse non ti ho detto la verità sulla tua nascita”

“Oh, no! Ancora?”

Ma il Boss ridacchiò. “No, scherzavo. Quella era la verità. Sta a te adesso ricomporre i pezzi del tuo complicato puzzle”

Una pausa.

“Ti posso anticipare che la famiglia Salcido ha con sé un oggetto che potrebbe aiutarti”

Catalina sgranò gli occhi. Poi guardò la nuova amica: “Sarò ben felice di aiutarti”

C’era da dire che Catalina aveva preso in molta simpatia la povera sventurata, così aveva deciso che avrebbe aiutato a modo suo a ricomporre il puzzle. Poi le venne in mente che l’ultimo puzzle che aveva fatto era stato da millesettecento pezzi e raffigurava il sistema solare. Non era mai stato appeso a casa sua, peraltro adesso che la voce aveva suggerito che lei aveva un oggetto che avrebbe potuto aiutare la nuova amica, Catalina pensò subito che fosse proprio quel puzzle.

Nel frattempo la notizia del litigio avvenuto durante il pranzo di villa Sanchez fece il giro di Villa Nueva, arrivando perfino alle orecchie dei Salcido, che sarebbero i genitori di Catalina.

“Quindi ci sono persone che litigano quando mangiano” commentò il signor Salcido, sorseggiando il suo tè. “Lo trovo veramente assurdo, e assai poco consono alle abitudini principesche cui siamo abituati”

Lucìa squadrò il marito, che anche lei sorseggiava il suo tè. Era segretamente soddisfatta che le cose a villa Sanchez andassero male, perché le sua ambizioni erano quelle di superare le due famiglia più in vista e fare dei Salcido i più ricchi di Villa Nueva. “Se lo trovi assai poco consono, vuol dire che un po’ consono lo trovi, no? Non lo trovassi consono, avresti dovuto dire per niente consono”

Nicolàs guardò la moglie e l’amo come non aveva mai fatto in vita sua.

“Mi fai confondere come nel giorno in cui ci siamo conosciuti”

E la lavatrice continuava a girare…

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