La Ropa Sucia/103

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Seguirono ore infelici a casa Sanchez, e altrettanto infelici a casa Riquelme.

Dopo i brutti eventi che avevano visto coinvolti Adele e Ezequiel, le due famiglie ripresero a non parlarsi, rendendo difficile la collaborazione fra i due neo sposi.

“Sentite” ripeté per l’ennesima volta Adele, con voce stanca. “Io sono incinta. Non posso perdere tempo con voi. Ho fatto la luna di miele e adesso vorrei cominciare la mia nuova vita con José, nel villino che abbiamo comprato anzitempo”

“Il villino in questione si trova esattamente a metà fra la nostra proprietà e quella dei Sanchez” le ricordò Gonzalo. “Non so, se ce la fate a sopravvivere in mezzo alla guerra che scoppierà fra noi e i Riquelme, benvenuti”

Adele e José rimasero spiazzati da quella dichiarazione. Stava per scoppiare una guerra per ciò che era successo durante il pranzo.

E solo perché si erano sposati. E solo perché si erano conosciuti al compleanno del viejo, che poi era morto. Inoltre, poco prima di morire, aveva dato l’anello a Fernando Espimas, per ragioni note solo a lui.

Fernando Espimas che peraltro era andato a nord grazie alle indicazioni scritte in magenta da Catalina Salcido, rimosse subito dopo.

“È valsa la pena usare tutto lo smalto magenta per questo” disse, ma Clara non l’ascolto minimamente. A lei non piaceva particolarmente il magenta, preferiva smaltare le unghie in altri modi, o magari farci disegnini carini, come teschi o alberi abbattuti.

Le due amiche presero la macchina e seguirono Fernando, che comunque, colmo di pensieri com’era, non fece caso all’unica macchina che stava percorrendo quel sentiero sterrato che si allontanava da Villa Nueva e dava in un maniero enorme, in piena pampa.

“C’è un bel po’ì di strada da fare… sei sicura che la benzina basati?” chiese Clara, col cuore in gola. Stava per conoscere le prove sulla verità riguardo la sua nascita e non ce la faceva più a resistere, così controllava ogni due secondi la lancetta della benzina, anche se era al pieno.

“Ma sì, tranquilla” rispose vaga la compagna.

“E le ruote? Resisteranno a queste strade sterrate e in leggera salita? Voglio dire, uno dei sassi non bucheranno le gomme, vero?”

“No, senti, Clara” la interruppe Catalina, guardandola in faccia distraendosi “Io sono bellissima”

“E non guardarmi, che altrimenti vai a sbattere!”

“Cos’è, ti sei innamorata di me?” ridacchiò Catalina, ma effettivamente non c’era motivo per andare a sbattere. La strada era dritta e la pampa era selvaggia e deserta. Il peggio che poteva capitare era andare a sbandare leggermente.

“Ma che cosa diamine stai dicendo?” chiese esasperata Clara. Poi lo vide: c’era un enorme maniero in fondo alla via, circondato da un vasto giardino delimitato da delle cancellate.

“Fernando si sta fermando. O meglio, Fernando si sta… Fernando” disse Catalina, sghignazzando.

Clara capì: da quando aveva perso quel tassello di puzzle era impazzita.

Le mancava un tassello nel complicato puzzle della ragione. Tuttavia, sospirò, raccomandando all’amica di mettere in folle, inserire il freno a mano e spegnere il motore, per seguire con circospezione, e vestite da manto stradale, il povero ragazzo che era stato visto al centro di tutte le vicende.

Fernando bussò il grosso campanello, composto da un solo pulsante di ottone.

“Chi è?” chiese la voce di Garcia.

“Sono Fernando. Ho portato l’anello e la pace fra gli Espimas e i Garcia”

“Sai bene che i Garcia si sono ridotti a me e mia nipote, vero?” chiese l’altro.

“Certo” disse il ragazzo “tuttavia devo aggiungere che in una eventuale guerra avreste perso, perché noi abbiamo uno spettro”

Al che, fu fatto entrare, e così entrarono anche Clara e Catalina.

“Ma tu che ne sai di questo spettro?” chiese Catalina a Clara.

“Boh” disse lei. “E dire che io sono nata Espimas, ma sono cresciuta nei Sanchez. Dovrei saperlo, e invece non lo so”

“Tu sei figlia del medico, Clara!”

Quest’ultima sospirò. “Lo avevo dimenticato. Ci converrà vestirci da colonne del maniero, per poter origliare”

Vestite in quel modo, videro Garcia e Fernando l’uno al cospetto dell’altro, senza dire niente, ignorando che la lavatrice girava anche per loro.

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