La Ropa Sucia/111

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“Analisa, eh? Analisa come? Non credo di averti mai vista qui a Villa Nueva”

Analisa ridacchiò. Sembrava scemo, di sicuro aveva passato giorni brutti. “Analisa Islas, figlia di Ada”

Predro notò che lei non aveva menzionato suo padre, ma non indagò oltre.

“Come trovi Villa Nueva?” chiese ancora Pedro Sanchez, vagamente conscvio del fatto che il barista stava ascoltando tutto.

“Sull’atlante” rispose vaga Analisa, giocando con l’oliva nel cocktail. “In realtà, prima di pochi giorni fa non sapevo nemmeno che esistesse. Noi veniamo dalla città, sai? E i paesini li ho sempre odiati, sai puzzano e le persone chiacchierano fra di loro”

Pedro si raggelò.

“Ma non sapevo che potessero essere così… affascinanti” ammiccò in sua direzione e Analisa seppre che Pedro era già suo. “Sai che sarò testimone di nozze di un certo Fernando Espimas? Che tipo è?”

“È esattamente quel tipo di persona che ti aspetti quando pensi a un colabrodo” disse Pedro, vuotando tutto d’un fiato il suo liquore.

“Ah”

Analisa riflettè guardando il suo cocktail. Certo, Fernando corrispondeva esattamente alla descrizione di quel ragazzo semi ubriaco. Era giunto il momento di confidargli una paura che aveva quando è arrivata.

“Beh, sai… Fernando è stato a casa mia”

Pedro e il barista guardarono sbigottiti la ragazza, che proseguì, vagamente cosciente che persino i vandali che stavano scannandosi si erano fermati per ascoltare “Beh sì… in realtà prima ero stata a casa sua, assieme a mio fratello Jùanito, poi venne lui a riportarmi il fratello che avevo dimenticato a casa sua”

Pedro rifletteva intensamente, ma fu il barista a porre la domanda che era nell’aria: “Che cosa ci facevi tu a casa di Espimas?”

Analisa scrollò le spalle. “Avevo sentito dire che ci fosse uno spettro”

Pedro guardò il barista. “Joe! Non è che per caso…”

Il barista prese un bicchiere a caso e cominciò a pulirlo con il suo tovagliolo.

Nel frattempo quel piccolo dialogo venne colto dalle attenti orecchie del clan, il quale riportò al boss anche l’arrivo di una certa Luisa Ortega.

“Molto interessante” rispose il Boss, da dietro la poltrona. Al buio, poteva solo essere sentita quella voce.

Seguì un momento di silenzio teso.

“Tutto… qui?” chiese una ragazza. “Non avete direttive per noi, commenti da fare, una zuppa inglese da offrire?”

“Hai forse voglia di zuppa inglese?” chiese il Boss.

“No, io adoro i gelati” precisò la sottoposta. “Se solo vi giraste a guardarci, magari capiremmo le vostre intenzioni”

“A tempo debito” disse la Voce. “E comunque, credevo di essere stato chiaro: io stesso sarò presente al matrimonio di Raquel e Fernando. Non c’è motivo di disperare… anzi, potete prendere in considerazione l’eventualità che io abbia capito più di voi in queste intricate vicende”

Seguì un silenzio ancora più teso.

“E perciò io dico che il giorno del matrimonio succederà qualcosa che non si è mai visto a Buenos Aires”

“Pensavo a Villa Nueva” ovbiettò Roberto.

“Oh no, ormai in questo paese sono tutti morti che camminano” dicce la Voce. “Soprattutto dopo che io farò il mio plateale ingresso nelle scene”

Tutti si chiedevano quando, soprattutto Roberto, che da un po’ di tempo stava considerando l’idea di essere lui la Voce, al posto di quel buzzurro.

Nel frattempo, alla lavatrice non restava che girare…

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