La Ropa Sucia/116

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“E così, anche se avete prenotato per ottanta persone, siete effettivamente solo due? Ed io ho impegnato tutta la sala solo per due persone?”

Il titolare della lussuosa villa sul mare era su tutte le furie.

“Eh, sì. Ma pagheremo. Siamo ricchi, sa?”

“Va bene” disse infine il titolare. “Avrete la balconata tutta per voi e anche i los perderores che suoneranno qualche melodia locale”

E così avvenne. Chitarra, voce e fisarmonica suonarono e cantaronoi mentre la nuova coppietta festeggiava il matrimonio da sola, mentre il sole moriva dietro l’orizzonte marino.

Ma che cosa era successo esattamente alla fine della messa? A Buenos Aires si usava lanciare pallottole anziché il riso? E poi, che cosa Adele aveva detto di male a Riquelme al punto da fargli estrarre la pistola, in pieno centro e in pieno giorno?

E ancora, come mai stavano servendo il vino rosso col pesce? Non era forse una villa lussuosa?

Tutto quello però non venne detto ad alta voce, ma solo pensato. Fernando e Raquel preferirono brindare e scambiarsi parole dolci.

Nel frattempo, però, se loro stavano vivendo quel paradiso d’amore, gli altri stavano vivendo un inferno.

José sopravvisse all’operazione e aprì gli occhi. La prima cosa che vide era che tutto intubato e fasciato.

Poi si girò a destra e vide sua madre, a sinistra invece c’era Adele, che si toccava il pancione. Già, si disse, il figlio non suo.

Sospirò, poi salutò: “S… sono vivo…”

“Sì, amore mio” dissero all’unisono le due donne.

“Tuo padre è in prigione, il commissario di Buenos Aires non è un buono a nulla corrotto come quello di Villa Nueva” disse Sofia. José adesso era il capo famiglia. Gli venne in mente che cosa suo padre aveva sempre detto riguardo quel momento:

“Una volta preso il mio posto, combatterai i Sanchez con tutte le tue fibre”

“Ma papà, cosa sono le fibre?”

“Lo saprai sul momento”

Ecco dunque il momento. Era messo in un letto d’ospedale, era statao sparato da suo padre e aveva davanti le due sole donne che lo chiamavano per nome. Ma, di fibra, non vedeva l’ombra. Per di più, aveva anche sposato una che faceva Sanchez di cognome, ma forse avrebbe giustificato quella mossa con il famoso detto “Se vuoi sconfiggere i nemici, unisciti a loro

Tanto tuonò che piovve, si disse José. Era stato colpito da suo padre. Era colpito da suo padre. Era suo padre.

“Non potevi abbandonarci” disse dolcemente Adele, poi schioccò un bacio sulla fronte.

“Già, Adele” rispose lui.

Nel frattempo, molte persone erano già tornate a Villa Nueva, fra cui Catalina Salcido, che si fece venire aprendere da Guillermo, il suo manager, e si precipitò al posto segretro, in aperta campagna, dove si tenevano tutte le rinuioni del clan.

Catalina non si stupì nel vedere Roberto di guardia alla porta,a  quella mitica porta che apriva alla stanza buia.

“Fammi entrare, Roberto”

Roberto inspirò profondamente: in quel momento Catalina, vestita benissimo e un po’ arruffata a causa del viaggio, era pazzesca e persino lui, che aveva avuto dfiverse fortune nel campo delle ragazze e non essere mai direttamente coinvolto, ebbe di che penare.

“Certo, mia cara”

Catalina entrò e vide due candele un po’ consunte fare ancora il loro compito, ma venne comunque accolta dalla solita voce.

“Entra, Catalina Salcido, ed esponimi il tuo dubbio”

Catalina disse senza troppi preamboli: “Il tuo nome è Ramòn Fernandez”

Se lei si aspettava reazioni esagerate, come urli, strepiti e rombi di tuono, non accdde nulla di tutto questo: solamente, cadde un bicchiere in un’altra stanza e il pendolo continuò a battere i secondi.

La persona davanti a lei non aveva dato segno di essere turbata o afflitta e non aveva nemmeno girato la poltrona per guardare in faccia l’accusatrice.

Nel frattempo la lavatrice continuava a girare…

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