La Ropa Sucia/117

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“Cosa ti porta a sostenerlo?” chiese invece.

“Andiamo” ridacchiò Catalina. Non ne poteva più di essere etichettata come la bella ma stupida e invece voleva essere solo bella, e anche sveglia, se fosse riuscita a incastrare quell’uomo. “Ti sei alzato in piena celebrazione hai parlato di lavatrice e attentati profetizzati… poi hai detto che saresti stato presente durante il matrimonio avresti provato a fermare le manie omicide di Riquelme…”

“Sì. In effetti è successo tutto questo, oggi” rispose la voce. “Ma, tu converrai con me, la modulazione e il timbro vocale sono nettamente dioversi fra me e il signor Ramòn Fernandez. Non ti apre? Il che mi eslcude dall’essere ricondotto a quell’uomo, talmente viscido che ti stupiresti se sapessi cos’è che dico di lui quando non ci sei. Potrei mai insultarmi da solo?”

Catalina avrebbe potuto ribattere che non ci voleva certo l’arte a modulare la voce in maniera differente, che anche lei era capace di farlo. Tuttavia, il fatto che si era appena insultato da solo la fece vacillare. Non era più così convinta.

“Oh… beh. Non importa. Scusatemi tanto”

Uscì e andò a casa sua, trovando i suoi genitori ancora in piedi a discutere di quanto successo a Buenos Aires.

“Per fortuna Catalina non si è ancora sposata” stava dicendo sua madre. “Non oso pensare a cosa succederebbe se si sposasse. I matrimoni portano male”

“I matrimoni sono meravigliosi” disse invece Clara Gonzalez al suo nuovo marito, Miguel Espimas, abbracciandolo. “Ci siamo sposati entro dieci secondi e ancora nessuno è venuto a farci la morale o nessuno ha ancora tirato un colpo di pistola al suo stesso figlio! Ma ci pensi?”

“Già” disse Miguel, respirando il profumo dei capelli della sua consorte. “Però bisogna dire anche che quel Fernandez mi mette timore… è sempre ad ogni matrimonio e lancia sassate assurde. E poi come faceva a sapere che Adele era in pericolo di vita?”

Clara ci pensò su. Era vero, come mai Ramon Fernandez era così informato?

“Penso sia merito del fratello, Alfonso” disse Clara. “è Alfonso a capo del clan dei Neri, ma usa suo fratello come burattino perché è bravo a parlare in pubblico”

Miguel guardò la moglie con gli occhi sbarrati.

“Ma allora…” rispose “allora potresti tenere in considerazione che nessuno dei due è il capo, ma una terza persona al di sopra, che comunica le novità ad Alfonso e poi le passa a Ramòn!”

Stavolta fu Clara a guardare il marito con gli occhi sbarrati. Tuttavia, parlare di quegli argomenti in pieno parco su una panchina non era molto saggio, perdipiù dando da mangiare alle oche. Nessuno dei due era ancora abituato a essere spiato persino da dei pennuti innocui, e infatti uno di loro era una delle spie.

La Voce ridacchiò, nell’apprendere quella teoria dei due nuovi coniugi.

“Ma allora perché non dire che io sia un alieno, che spia tutto quanto da un satellite puntato su Villa Nueva, comunico le informazioni a un tizio che poi le passa ai due fratelli?”

Roberto, l’aitante runner, interloquì “È così, mio signore?”

“Oh, no, non essere sciocco, Roberto Mendosa, e occupati di tua madre”

Seguitò un silenzio carico di tensione.

“Beh, non è detto che sia da escludere… ahahah, non esageriamo su. Ma mi dà fastidio questa ricerca ossessiva sulla mia identità. Non è ancora venuto il momento. Forse dovremmo tornare ad agire nell’ombra”

“Ma, mio signore, è già ombra qui. È buio! Come possiamo agire nell’ombra… dentro l’ombra?”

La Voce rispose “Presto saremo capaci di fare anche questo”

Nel frattempo, Analisa Islas aveva perso di vista Pedro Sanchez, il tipo che aveva conosciuto al bar, ma allo stesso tempo aveva recuperato el loco Gutierrez, che tanto carino era stato nel condurre lei e i suoi nella villa dove ora abitavano. Pèer dire la verità, era stato lui ad adescarla.

“Ciao, Analisa”

Analisa sbuffò. Prese una chewing gum e la mise in bocca, per far capire all’interlocutore che dava fastidio.

“Hai sentito il mio intervento in chiesa? Figo, eh?”

Analisa guardò el loco e non rispose. Piuttosto, prese a gonfiare la sua gomma e a farla scoppiare dritto in faccia al povero ragazzo, per poi andarsene a prendere la prima corriera disponibile per Villa Nueva.

Non seppe mai che el loco, grazie a questo gesto, si era innamorato.

E la lavatrice continuava a girare…

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