La Ropa Sucia/119

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Il fatto era che Ezequiel Riquelme era stato arrestato nella prigione di Cordova, e aveva già ricevuto la visita del suo acerrimo rivale, Gonzalo Sanchez, che gli aveva riso in faccia tutto il tempo e gli aveva lasciato anche una cesta di arance, che però lui non aveva toccato. Non perché non le volesse, ma perché furono fatte fuori entro dieci minuti dai suoi due compagni di cella, che erano dentro per rapina entrambi.

“Che cosa c’è mai da rapinare a Villa Nueva?” chiese stolidamente Riquelme ai due complici.

“Beh, se non lo sai tu, Riquelme, che fai parte dell’alta società… ma lo sai che per noi ladri le vostre ville sono come gioiellerie a cielo aperto? E siate meno ricchi, perdinci! Non possiamo esimerci dal rubare!”

Ezeuqiel si rese conto che il loro ragionamento era inattaccabile. D’altra parete, anche lui stesso se vedesse roba preziosa perfettamente rubabile avrebbe provato a farlo. Quante volte aveva fantasticato sulla gioielleria dei Sanchez? Si diceva che fossero proprietari dell’argenteria appartenuta a Carlo V, ma nessuno ne aveva la certezza. D’ìaltra parte, i Sanchez erano così perfidi che anche loro avevano pensato di rubare le notevoli ricchezze della sua casa. Al che gli venne un’idea.

“Voi due” disse infine Ezequiel. “Vi va di rubare a casa Sanchez?”

“A me hanno dato quattrodici anni” spiegò il primo ladro.

“A me nove e altri sei mesi di servizi sociali” aggiunse il suo complice.

Riquelme scosse la testa. Eppure era una buona idea…

“Sì però io sto per uscire fra sette giorni. Ho già compiuto quattordici anni” aggiunse il primo ladro. Ezequiel si rinsavì e guardò quello stupido.

“Va bene, caro mio” disse. “Avrai modo di rascattarti con la società”

Nel frattempo la moglie di Gonzalo Sanchez, che si chiamava Pepa, gli aveva chiesto come mai andava a trovare il suo acerrimo rivale.

“Non capisco cosa ci guadagni ad andare a trovare un uomo come lui”

“Non lo so nemmeno io, peraltro” rispose lui, sedendosi e accendendo un sigaro. “So solo che sento di doverlo tenere d’occhio”

Un altro uomo che tiene d’occhio qualcuno è sicuramente el loco Gutierrez, il quale era ancora ossessionato da Analisa Islas. Lo avevamo lasciato sulla soglia di casa Islas, e Analisa fece cadere il bricco del latte a terra, sconvolta da quella rivelazione.

“E allora lo dicevo io che Pedro Sanchez fosse un ottimo partito! Io non sbaglio mai! Mai! Ma chi è quella stupida che lo tiene accanto a sé in maniera ossessiva, mentre fa gli occhi dolci a un terzo uomo non di mia conoscenza?”

El loco sapeva che stava parlando del fratellastro, che poi non era neanche fratellastro, Diego Sanchez. Tuttavia fece finta di niente.

“Non lo so” disse vago.

“Oh, diamine! Sai della lavatrice e non sai questo?”

“So che voglio sposarti”

El loco la buttò lì, pur conscio che Villa Nueva non era pronta a un altro matrimonio. Soprattutto se Fernandez si nascondeva fra le pieghe della storia e lanciava sassi.

Analisa scosse la testa, prese in gran fretta una cicca, gonfiò la cicca, e, per la seconda volta, fece scoppiare la bolla in faccia al loco. E ci cascava sempre.

E la lavatrice continuava a girare…

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