La Ropa Sucia/140

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Adele Sanchez non era il tipo di persona che perdonava, soprattutto non perdonava mai le persone che cercavano di ucciderla. Sapeva bene che durante il matrimonio di Fernando Espimas sarebbe successa qualcosa ai suoi danni, ma non pensava che Ezequiel, colui che avrebbe dovuto essere suo suocero, portasse addirittura una pistola, sparando a mezz’aria in mezzo a tanti altri ospiti. E non immaginava che José, che fino a  quel momento si era rivelato così impotente da non avere nemmeno le prugne da esibire, si era frapposto fra la pallottola che avrebbe dovuto ucciderla e lei, prendendola dunque al posto suo. Da allora aveva avuto la visita di Rosa, la chica formosa, ma adesso non veniva più. Clara e Miguel stavano facendo un viaggio di nozze quanto mai meritato viste le cose successe fra lei e il dottor Gonzalez, e lei era rimasta sola con sua suocera a vegliare su José, che si stava riprendendo progressivamente. I miracoli della medicina aggiornata al 1984 avevano permesso di salvare quella vita. Il figlio che lei stava gestendo avrebbe avuto, infine, un padre.

“Appena esco faremo un secondo viaggio di nozze” anmnunciò José, dopo aver terminato di eleggere trutti i documenti che i Sanchez avevano proposto in modo per un eventuale passaggio di consegne fra le proprietà dei Riquelme ai rivali. “I tuoi fanno sul serio, am non capisco questa postilla”

Allungò uno dei fogli alla moglie che lesse: “Tutte le proprietà dei Riquelme passeranno ai Sanchez, e questi ultimi si opereranno a cedere le suddette ad Ana Lucia Sanchez, che risulterà proprietaria

Adele non conosceva gli ultimi avvenimenti della casa, quindi non aveva idea dei motivi celati dietro quella postilla, fra l’altro scritta in fretta e furia, come se il redattore fosse stato minacciato da un fucile a due canne.

Adele ricordò che sua nonna ne aveva uno e sbiancò sgranando gli occhi.

“José, Sofia” annunciò infine “credo che mia nonna abbia preso possesso di casa Sanchez, armata del suo fucile”

“Oh” disse Sofia. “Mi ricorda el viejo. Anche lui lo fece coi Gutierrez, ovviamente prima che finisse sulla sedia a rotelle”

“Ah, sì?” disse Adele. “Beh, allora questo spiega tutto”

“Dobbiamo impedire che la situazione degeneri. A parte che secondo questo contratto noi, intendo tu, madre, diventeremmo nullatenenti”

“Ma noi abbiamo già una casa, potremmo ospiotare la signora Sofia da noi” osservò Adele, e Sofia si rese conto di quanto male aveva fatto a giudicare così superficialmente la figlia dei Sanchez. Si commosse, e chiese sucsa per il male fatto.

“Sei un tesoro di ragazza, Adele Sanchez, anche se ti chiami Sanchez e hai una lavatrice a casa” disse Sofia, abbracciando la nuora. “Scusami se ho offeso tuo marito facendogli lavare i panni a mano”

“Oh, beh…” disse Adele, imbarazzata.

“E scusami se ti ho chiamato vacca”

“Oh, beh” Adele non lo sapeva, ma accettò le sucse.

“E scusami se ho rubato dalla voistra villa quadri, mobili e sedie e fatto uccidere il vostro servitore, Ambrogio”

Adele si staccò dall’abbraccio. “Sofia… ho l’impressione che più voi vi scusiate più c’è da scoprire sulle vostre malefatte, non è così? Penso proprio che vostro marito non dovrebbe essere l’unico a finire in cella”

“Lo so” Sofia era sconfortata. “Peraltro, non ero mai stata d’accordo sulla sua idea di portare una pistola in chiesa”

“Eh, direi” ionterloquì José.

“Gli avevo suggerito una sciabola” Sofia pianse dopo averlo ammesso.

José e Adele si guardarono sgranando gli occhi.

La lavatrice intanto continuava a girare, e…

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