La Ropa Sucia/141


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“Ma i miei figli?”

Era un nuovo giorno in casa Gutierrez. Il sole splendeva e l’estate sonnacchiosa di Villa Nueva proseguiva senza intoppi. Il corpo del Muratore marciva lentamente nel giardino, e un uomo sexy come el muerto giaceva a petto nudo accanto a lei, mostrando degli addominali mostruosi e un petto non indifferente. Sì, si disse Pepa Gutierrez, era proprio una bella vita quella dei ricchi. Anche lei era nuda, e aveva passato la notte a mostrare quel suo seducente corpo pieno di curve proprio a quell’uomo, facendolo spesso e provando molte nuove posizioni.

Peraltro, l’orologio segnava le undici e dieci di un determinato giorno di febbraio, forse.

Pepa si stupì di se stessa: non aveva mai cercato i suoi figli, dopo che questi avevano compiuto di diciotto anni, però davvero, era da qualche giorno che né el locoel tiburòn si facevano vedere. Persino lei li chiamava coi nomignoli.

“Uhmmvsgvff…” mugugnò el muerto. A Pepa pareva che si chiamasse Matìas o giù di lì.

“Tesoro” chiamò lei, svegliandolo con calma.

“Cossuccedd” biascicò el muerto. Aveva fatto un bel sogno, dove proprio Pepa faceva la parte della protagonista vestita da poliziotta in autoreggenti.

“Dove sono i miei figli?” chiese lei.

Il suo compagno non capiva di cosa stesse parlando. Lui e lei non avevano ancora figli!

“I figli…”

“Ma sì, quelli miei e del pipa” chiarì Pepa.

“Non ne ho idea… fammi dormire” disse el muerto. Mentre parlava, non gli veniva proprio in mente di chi lei stesse parlando.

Pepa, allora, sbuffò e andò a cercarli. Il suo dovere di madre agiva per lei, mentre pensava a tante cose, come ad esempio se el tiburòn sarebbe mai riuscito a parlare con un tono un po’ più alto; e se el loco sarebbe mai diventato un po’ meno loco.

Insomma, si ritrovò ad uscire dalla villa, ad andare chissà dove e andare a finire nella piazza di Villa Nueva.

“Avete per caso visto i miei figli?” chiese Pepa a due anziani finiti sulla panchina per qualche motivo.

“No, non direi” rispose qualcun altro.

“E tu chi sei?” Pepa si voltò e la vide. Si trattava nientemeno che di Cecilia Mendosa, la madre di Roberto, l’aitante runner.

“Mi riconosci” disse Cecilia. “Sono la nuova compagna del marito che hai ripudiato perché ha il naso gigante”

“Ah… beh,ti ringrazio a nome di tutto il mondo femminile” disse lei. “hai salvato me e tutte le altre donne di questo mondo dalla visione di quel naso enorme”

Cecilia disse “Ho un messaggio per te da parte del pipa

“Quindi mi stavi cercando?”

Fra le due donne sembrava non intercorrere più nulla. Non era più la piazza di Villa Nueva, non  erano più le panche degli anziani, non era più una bella giornata. Solo uno spazio bianco, fra le due uno scambio di sguardi assassini. Nessuno attorno a loro sapeva chi fra le due donne aveva già ucciso qualcuno, e chi invece attendeva di farlo una seconda volta.

“Certo” disse Cecilia. “E ti ho trovata”

“Villa Nueva è troppo piccola” commentò Pepa.

Cecilia sogghignò. Poi disse il messaggio del pipa, ma fu completamente coperto dal forte rumore delle campane della chiesa, che suonavano il mezzogiorno.

“Scusa, puoi ripetere?” chiese Pepa, ma Cecilia sogghignò ancora e le diede le spalle.

Pepa rimase lì, tornando in piazza, dimenticandosi persino cosa ci era venuta a fare, e la lavatrice continuava a girare…

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