La Ropa Sucia/143

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Il fatto era che Pepa non sapeva nemmeno perché avesse preso quella corriera, o pullman, o autobus, come la si voleva chiamare.

Dopo aver ascoltato il messaggio di Cecilia, si era sentita perduta, perché non l’aveva sentito, in quanto le campane del mezzogiorno avevano coperto tutti gli altri rumori.

Per quello salì sul mezzo e, dopo aver pagato regolarmente il biglietto e sedendosi in fondo, aveva pensato a Villa Nueva come città.

Città sdi c hiamava agglomerato di case intervallata da edifici pubblici, strade, crocicchi e quant’altro.

Piena di pettegolezzi, considerò infine, scendendo in un punto a caso fra le fermate.

Pepa sgranò gli occhi nel vedere come ci fosse un bosco proprio in quel punto della strada altrimenti pianeggiante e monotona.

“Sarà meglio entrarci” si disse. Non fece che pochi passi che ritrovò Pedro Sanchez.

“E tu che ci fai qui?” chiese Pedro, senza riflettere.

“Allora, intanto non sono tua sorella” disse Pepa. “Dove sono finite le buone maniere?”

“Scusatemi, signora, ma di fronte alla situazione in cui ci siamo ritrovati non ha più importanza il galateo, considerando anche il luogo, il giorno e l’ora in cui siamo”

“Hai ragione… ma perché ti dai del noi?” chiesae Pepa. Styava poer caso trovando carino Pedro, così scarmigliato e sporco?

“Beh, perché siamo tutti i ragazzi di Villa Nueva! Sto parlando a nome loro… siamo stati intrappolati dal clan dei Neri e quindi…”

Pepa sgranò gli occhi portandosi le mani sui capelli “Ommioddio! Ci sono anche i miei figli?”

“Beh…”

Pepa non ebbe bisogno di risposte, corse a perdifiato e si ritrovò di fronte la catapecchia. Girò verso destra, attirata dalla voce del loco e infine lo vide accanto a Rosa.

“Ah… sei ancora con questa smorfiosa” fu la prima cosa che disse.

“Allora, smorfiosa proprio no. Posso essere formosa, bellicosa, gustosa, altezzosa… ma smorfiosa? Mi avete mai visto fare smorfie, io che sono cresciuta coi migliori precettori di Villa Nueva?”

Seguitò un silenzio perplesso. “Quali recettori ci sono a Villa Nueva? E davvero i precettori che dici tu sanno che esiste un paesino come Villa Nueva?” chiese Pepa.

“Infatti intendo Gonzalo e Violetta Sanchez, i miei genitori!”

“Ooooh, pensa un po’!” esclamò Pepa. “Guarda invece com’è cresciuto mio figlio: se non l’avessi cresciuto come ho fatto, ti saresti mai innamorata di lui?”

Rosa entrò in un loop temporale dove non si er amai innamorata del loco, ma di uno intelligente. Capì che probabilmente sarebbe stata felice, ma non amata. I tipi intelligenti andavano dietro alla matematica e alla fisica, e lei sapeva fare a malapena tre per quattro, e non era sicura del risultato di quattro per tre.

“Peraltro” interloquì Pedro “sarai anche una Sanchez, ma Rosa ha sempre fatto di cognome Espimas. Quindi tu stai parlando dei signori Espimas, come precettori”

Rosa sgranò gli occhi.Pedro in quel periodo era inattaccabile! Analisa si sentì innamorata di lui. Che cosa succedeva a Villa Nueva?

“Perfetto” disse infine “ma siamo fermi e non dovevamo forse fare… uh?”

Si sentì una voce dall’interno della catapecchia.

“Fermi tutti! Nessuno si muova!” esclamò Jùan, vestito con una canottiera nera, pantaloni neri e mantello nero.

“Jùan! Che stai facendo?” Analisa era spaventata nel federe il fratellino a capo di un gruppo di tizi vestiti di nero.

“Siamo il clan dei Neri e abbiamo intenzione di comandare a Villa Nueva!” esclamò Jùan, facendo l’occhiolino. Analisa capì che doveva reggere il gioco.

“Non fateci del male!” esclamò fingendo disperazione.

“E chi mai vorrebbe fare del male a una dolcezza come te?” chiese un tizio, che prelevò Analisa di forza, lasciando a tutti gli altri il compito di catturare tutto il resto.

Pepa e Pedro, invece, che si trovavano fuori, fuggirono via, seguiti dal tiburòn, che fuggì anche lui.

“Ma hai dato l’allarme?” chiese Pedro, disperato.

El tiburòn scosse la testa e la lavatrice continuò a girare…

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