La Ropa Sucia/155

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Fernando non riusciva a dormire. Il sorriso enigmatico di Ambrogio lo aveva spiazzato.

Occorreva anche dire che, se lui era stato ossessionato da quella questione, Pedro aveva preso una decisione.

“Ma pensa un po’, tu che prendi decisioni” disse Ana Lucia, una volta che lui era al suo cospetto. “E quale decisione avresti preso, nel tuo infinito vuoto che alberga nella tua testa, da degno figlio di Gonzalo?”

Pedro sudò freddo, nonostante fosse un’assolata giornata di marzo. Ricordava benissimo quando era andato a trovare suo padre, nelle segrete sotterranee della Villa.  Peraltro era composta solo di quella cella, raggiungibile attraverso una scalinata intagliata nella pietra e preceduta da un’anticamera molto umida, anche quella scavata e grezza, illuminata da una torcia appesa.

“Padre” aveva detto Pedro a Gonzalo. “Mi sono fidanzato”

“Sai quanto me ne importa” disse lui. “L’amore… l’amore non esiste. Uno può provare e riprovare, ma alla fine cadere sempre negli stessi errori, e il volere dei propri istinti non si può sopprimere. È impossibile. Alla fine vorrai sempre, sempre, una ragazza diversa da conoscere. È così che è nato Diego”

“Quindi Diego è davvero mio fratellastro?” chiese il ragazzo.

“Sì… lui continua na dire che si finge un Sanchez, ma in realtà deve accettare la realtà. Io sono suo padre. Io sono tuo padre. Io sono il padre di Adele Sanchez e Rosa Sanchez, la chica formosa, che ha vissuto fra gli Espimas in quanto le culle sono state scambiate. Perché sono state scambiate?”

Pedro lo sapeva. Ana Lucia gli aveva rivelato anche quello, quando ha conosciuto la verità.

“In ogni caso, Analisa Islas sarebbe piaciuta pure a te, se fossi libero”

Gonzalo guardò perplesso il figlio. “Ma… sono libeor. Voglio dire, sono a casa mia e sono vivo. Presentamela!”

Pedro cosse la testa e, voltandogli le spalle, andò via. “Ehi! Ehi! Liberami! Portami una coperta!”

Ecco dunque Pedro al cospetto della nonna, che quindi ricamava a magflia e nel frattempo attendeva la novità.

“Voglio sposare Analisa Islas. Lo sapetre anche voi che la vostra potestà non può durare in eterno e che io sono l’erede desginato dei Sanchez, e…”

“Alt” José, che styava assistendo pure e che aveva cominciato a ricamare insegnato dalla nonna, prese un foglio volante dall’aria ufficiale e lo sbatté in faccia al cognato.

Pedro diede una scorsa veloce. Adesso era Adele l’erede ufficiale, con la potestà passata a Violetta Sanchez. Tuttavia, il ragazzo sorrise.

“E se vi dicessi che io voglio sposare la bella Analisa Islas?”

Sia la vecchia che José sgranarono gli occhi.

“Già” commentò Pedro. Era un piacere vedere un segno di cedimento nel muro di omertà e di potere che si era creato nella Villa. “Adesso vado dal notaio e faccio annullare questo contratto, in virtù del matrimonio con Analisa”

Detto quello, se ne andò lasciando i due infermi con un palmo di naso. Poi, si misero a ridere.

“Povero idiota” disse José. Si fece dare da una serva il telefono e compose, girando l’indice sulla tastiera, il numero degli Islas.

“Islas carpentieri, buongiorno!” esclamò Analisa, pienamente calata nella parte dell’imprenditrice.

“Voi dovete sporsarvi con Pedro?”

Dritto al punto, José.

“Cosa? Ma no, che idea bizzarra!” esclamò Analisa indignata, e chiuse il telefono.

José sorrise e la lavatrice continuava a girare…

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