La Ropa Sucia/167

Immagine

Tutto stava andando per il verso giusto. Ramòn Fernandez, imberbe sicario di un minuscolo paesino della Pampa Argentina, era proprio in villa per poter darle fuoco, come gli era stato ordinato.

Improvvisamente, però, fu visto. Non da chi avrebbe dovuto esserci, ma da chi invece c’era in realtà e in realtà doveva essere altrove.

“TU? Che ci fai qui?”

Ramòn era impazzito, e soprattutto con un’equivoca tanica di benzina fra le mani.

La ragazza, in vestaglia bianca, aveva una torcia e la stava usando tutta su di lui, che quindi ne venne investito nonostante fosse tutto nero.

Il bianco e il nero. La luce e il buio.

“Sandra Ezquivél! Non dovresti essere a casa!” esclamò Fernandez.

“E lo dici tu cosa devo fare a casa mia?” chiese lei, infervorata.

“Ma…! E tuo marito?”

“Mio marito cosa c’entra?”

Ramòn si rese conto di essersi ingarbugliato, ma ormai l’incendio era stato appiccato.

“Io sono stato incaricato per uccidere tuo marito, non tu! è… tutto sbagliato!”

Ramòn cadde a terra in ginocchio, dopo averle dato le spalle, e gli venne da piangere. Nel frattempo, anche la ragazza cominciava a trossire per via delle fiamme. Sandra, nel vedere quell’uomo così vulnerabile al suo cospetto, si impietosì, così lasciò perdere e si mise a consolarlo, mettendogli la sua testa sul petto.

“Sai, sei un bellissimo hombre” disse lei. “Come mai… coff, coff… come mai ti sei ridotto a incendiare le case altrui?”

Ramòn parlò con la voce incrinata sia dal pianto sia dal fumo delle fiamme. Le vedeva, lui danzare davanti ai suoi occhi, ma aveva dentro di sé la sensazione che avrebbe potuto rimanere così, con la testa sul petto della bellissima Sandra, e non avere più bisogno di altro.

Improvvisamente, però, le fiamme crebbero rapidamente così una parte del soffitto minacciava la morte di Sandra, così, istintivamente, Ramòn la travolse mettendola sotto di lei. Ramòn, venendo investito dal calore del pezzetto di soffitto, che cercava solamente affetto caloroso, cacciò un urlo che sarebbe rimasto nella storia di Villa Nueva come l’urlo del fantasma di casa Goicochea.

“Ma… mi hai salvato la vita!” Sandra era stupefatta, invece di medicare il suo salvatore che si contorceva dal dolore. Solo successivamente andò a prendere un secchio per gettarlo su di lui e salavrlo con solo una grossa cicatrice sul busto.

Infine, fradicio e confuso, Ramòn ottenne un caldo bacio appassionato, come non ne aveva mai ricevuti. Ecco perché rispose in modo altrettanto convincente,e mentrer l’inferno peggiorava attorno a loro.

“Mi piace la pizza italiana” disse lei, continuando  abaciarlo e a baciare la nuova cicatrice. Ramòn cacciava urli, ma non le chiedeva di smettere, anzi rispose “Il mio colore preferito è la tonalità di menta…”

E si spogliarono, e le fiamme coprivano la visuale, e più si spogliavano più si scambiavano informazioni inutili su di loro.

“Una volta sono andata al cinema” disse Sandra.

“Mi piace guardare i delfini che nuotano” rispose Ramòn. E così via.

Ebbero un amplesso, forse due, mentre la casa crollava pezzo dopo pezzo, e chiunque li avrebbe visti sarebbe non solo stato scambiato per un voyeur, ma difficilmente avrebbe risposto alla domanda se fossero loro con la loro passione a incendiare la casa o fosse veramente stata data alle fiamme tramite benzina.

Alla fine, si rivestirono e Sandra guardò Ramòn con occhi pieni di amore e melanconia. Sapeva, il ragazzo, che non av rebbe mai più dimenticato quegli occhi.

“Tu non ti rivesti?” disse dunque.

Sandra rispose “No… ho tradito mio marito. Preferisco morire qui, in modo da ricordare per sempre il tuo tocco, il tuo profumo carbonizzato, il tuo nonsoché che mi ha fatto crollare come moglie fedele”

Ramòn deglutì e in effetti ormai le fiamme avevano reso la casa invivibile e con poco ossigeno. Inoltre, era rimasto solo un varco oltre la finestra, e di lì a poco sarebbe stato chiuso anche quello.

“Allora addio, Sandra” disse lui, con la morte nel cuore. Avrebbe potuto portarla con lei, ma proprio nel momento in cui lo aveva pensato una serie di calcinacci si frappose fra loro, celando alla vista l’uno all’altra.

Ramòn così fuggì e terminò il suo racconto, fatto a un bambino di soli otto anni e tuttavia così pieno di dettagli.

E la lavatrice continuava a girare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...