La Ropa Sucia/168

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Pedro e Analisa non trovarono nessuno alla catapecchia, piuttosto, i due rimasero sbigottiti nel vedere la sala dove tante decisioni erano state prese e tante vite erano state strappate, e finalmente poterono vedere la poltrona in pelle. Era piuttosto consunta, come si addiceva a una sedia molto utilizzata.

Pedro guardò Analisa, anche nel buio riusciva a scorgerla e a scorgere quel neo così sensuale che perfezionava la sua faccia desiderabile. Aveva una grandissima voglia di baciarla, ma improvvisamente un gran tramestio interruppe quel momento magico.

“Ci siamo dimenticati di avere seguito gli Espimas” sospirò Pedro.

“Infatti” concordò lei. “Ma secondo te, cercano il piccolo Benjamin o il tesoro del Clan dei Neri?”

Pedro sgranò gli occhi. Di che tesoro andava cianciando la sua bella?

Non restava che andare a controllare, per poi incontrarsi in mezzo al corridoio con Rosa, la chica formosa, e el loco, senza però suo fratello.

In effetti, Pedro considerò che non poteva una coppia portarsi dietro una candela, seppur la candela si chiamava el tiburòn.

El loco! Che ci fai qui? Quando siamo partiti non c’eri!”

“Ci siamo incontrati per caso!” rispose lui. “Peraltro, venendo qui per fare compagnia alla mia bella che sta cercando il piccolo Benjamin ho visto una figura strana…”

“Che figura strana, loco?”  chiese Rosa, enfatizzando loco con occhi pieni di affetto.

“Ma che ne so… dovrebbe essere il manager di Catalina Salcido, ma non sono sicuro se si chiami Guillermo o qualcos’altro. Insomma, era qualcuno che dovremmo conoscere. Stava scavando”

Che cosa stesse scavando, non lo seppe mai nessuno, e nemmeno Pedro lo chiese, impegnato com’era a guardare la coppietta.

“Voi vi lasciate e vi prendete neanche foste una fisarmonica?”

I due si irrigidirono.

“Ma chje ne sai tu? Non capisci! Solo perché adesso ti frequrntyi conb una smorfiosa non vuole dire che tu abbai in mano il destino di tutte le altre coppie”

“Il destino di tutte le altre coppie no” disse Pedro “ma SO dove andare a cercare il piccolo Benjamin”

Lo aveva detto sibilandolo, come a voler fare male. In effetti, una volta rivelata quell’informazione, si mise a piovere improvvisamente.

Era marzo. L’estate era finita.

Nel frattempo arrivarono sulla scena anche Martina e Carlos Espimas, armati di tutto punto.

“Abbiamo sentito tutto” disse lei. “Dov’è Fernando? Perché si è lasciato con Raquel? Che c’entri qualcosa? Rispondi, malnato!”

“Mia cara Martina” disse Pedro. “Il piccolo Benjamin, così come Juànito, il mio giovane cognato, si trovanmo tre metri sotto terra”

Pedro si rese conto di aver detto una cosa brutta solo dieci secondoi dopo, perché Martina si mise le mani nei capelli e cominciò a strillare, gettando nel lutto più buio l’intero clan degli Espimas.

“Ma… che avete capito?” chiese lui. “C’è una botola sotterranea! Il Clan dei Neri è sotto di noi!”

“Ma… maledetto!” Martina si ridestò e sparò a una gamba di Pedro.

“Adesso mi dici anche dove si trova questa botola, altrimenti la prossima pallottola te la ficco in testa!”

Martina quando era in furia omicidia pochi riuscivano a fermarla. Improvvisamente, però, mentre Pedro urlava dal dolore a terra esangue, un grosso rumore coprì tutto il resto.

“Ho trovato la botola!” la voce soffocata di Analisa divenne attraente come miele per le api e quindi, anche se non lo sapevano, stavano tutti per tentrare in una grossa trappola.

Tutti tranne Pedro, che ancora si contorceva dal dolore e di lì a poco avrebbero dovuto amputare la gamba. Girave a girava, nel tentativo di placare il dolore. Girava come la lavatrice.

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