La Ropa Sucia/183

Immagine

Casa Sanchez era molto diversa da come la ricordava Cecilia. Aveva pensato, lei, che la cosa migliore fosse andare a reclamare la sua discendenza agli occhi della vechia matrona.

C’era persino un cancello con un inserviente a guardia, che millantava dei biglietti per visitare le due case, adesso unite da una muraglia che non si poteva scavalcare, visto che avevano infisso anche dei cocci di vetro, in modo da far venire il tetano anche solo a guardarle.

Cecilia deglutì e, temendo che forse stessero nascondendo qualcosa di losco, andò a chiedere lumi all’inserviente.

Vide sulla targhetta che c’era scritto Ambrogio. Pensò che fosse una coincidenza, ma giurava di aver visto anche quell’Ambrogio da qualche parte, e che somigliava tantissimo all’Ambrogio portiere del Sindaco. I due erano sosia dell’Ambrogio che non ricordava di aver visto.

In ogni caso chiese “Scusate, per entrare…?”

“Dieci pesos” rispose lui prontamente.

“Sono la nipote di Ana Lucia Sanchez” rispose seriamente Cecilia, esibendo il certificato di nascita. “Sono qui per reclamare ciò che è mio”

Ambrogio deglutì sudando freddo. “Certo, certo… entrate, garantisco io per voi”

Le cancellate si aprirono magicamente e Cecilia entrò impettita, come se fosse già la regina dell’universo.

Mentre attraversava il giardino, fu fermata da una ragazza col prendisole e cappello di paglia, che innaffiava le piante. Esibiva una certa pancia.

Pur essendo marzo non faceva fresco, l’estate a Villa Nueva non accennava ad andarsene.

“Oh, abbiamo visite!” esclamò la ragazza, avvicinandosi gioviale a Cecilia. Poi tese la mano. “Mi chiamo Adele Sanchez, piacere. Voi siete…?”

“Cecilia Me… Gutierrez” si corresse lei.

Adele sgranò gli occhi. Una Gutierrez! Lei! In effetti per certi versi ricordava el viejo, ma qualcosa le diceva che c’era qualcosa che non andava.

“Entra” disse lei. “Mia nonna sarà felice di conoscerti”

“Lo credo bene” disse lei, non riuscendo a trattenersi.

Entrò a Villa Sanchez, salì il primo piano ed entrò in una camera appartata, arredata con tanti centrini dove il rosa era predominante.

Seduta su una sedia a dondolo, c’era Ana Lucia Sanchez, che ricamava. Accanto a lei, un nervoso José Riquelme stava facendo riabilitazione. Era forse stato colpito da una pistola, a giudicare dalle fasciature sul busto.

Era un miracolo della natura che fosse vivo.

Nessuno dei tre disse nulla. Ana Lucia sollevò lo sguardo veros la visitatrice e la riconobbe subito. Capì anche cosa voleva, ma non poteva darglielo.

“Sparisci” disse infine. “Non puoi reclamare ciò che chiedi”

“Nonna” rispose Cecilia, avvicinandosi e sedendosi accanto a lei. José si incuriosì, ma non capiva di cosa stessero parlando.

“Nonna, lo so cosa stai provando. Tu hai amato mio nonno per tanti anni, ma non avete potuto stare insieme. Io sono ciò che rimane della vostra unione, il risultato che il vostro amore ha provato tanti anni fa. E poi, i nonni non danno soldi ai loro figli? perché negare ancora quell’amore? Perché negare l’amore? Perché negare? Perché? Per?”

Ana Lucia si irritò così tanto che sbagliò un punto del suo ricamo.

El viejo non avrebbe mai approvato la tua condotta” preoseguì Cecilia, sapendo di star facendo breccia.

“Che ne sai tu di quello che voleva el viejo, un uomo talmente imbecille da donare il nostro pegno d’amore imperituro a un idiota patentato qual è Fernando Espimas?” sibilò Ana Lucia. Quel particolare le faceva ancora male.

“Forse l’avrà fatto” concesse l’altra “ma renditi conto che ormai siete vecchi. Non è più l’antichità. È il 1984 e una lavatrice sta girando, quindi io…”

“Zitta! Non parlare di cose che non capisci” Ana Lucia sembrava spaventata. José avrebbe giurato che in altri contesti avrebbe già tirato fuori il fucile. “Cecilia… tu ti chiami come nostra figlia e questo mi fa più male di tutto il resto. Ma capirai bene che le nostre vite, la mia e quella di Alfio, sono andate avanti. Adesso i miei eredi sono Adele, questo cretino” indicò José che salutò con la mano “e Diego Sanchez, figlio rinnegato da Gonzalo ma adottato da mia nuora, Violetta. Forse sono i frutti dell’amore proibito che mi affascinano, ma non il mio. Non i tuoi occhi”

Cecilia capì di avere gli occhi del viejo. “Non importa. Sono tua nipote e vivrò con voi, fintantoché la lavatrice gira”

E in effetti continuava a girare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...