La Ropa Sucia/189

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Quando el tiburòn aprì gli occhi, si trovava in una sala bianca, dove tante infermiere lo stavano assistendo con benevolenza.

Attorno a lui, c’era un gruppo nutrito di gente preoccupata. C’era el pipa Gutierrez, c’era Cecilia Mendosa, c’era el loco e Rosa Sanchez/Espimas, la chica formosa… non aveva capito bene che cognome avesse preso.

Mancava sua madre, ma lei era latitante: farsi vedere in un luogo pubblico avrebbe significato la prigione o qualcosa di simile.

“D… dove sono?” disse.

“Permesso, permesso!” una voce che Gutierrez conosceva sorvrastò i toni agitati dei suoi parenti.

Poi lui la vide. “Ma tu sei…”

Elisa sorrise. “Sì… di lavoro faccio la dottoressa. Ho turni massacranti, ma mi piace dare una mano alle persone, quando posso”

El tiburòn si stupì che lei riouscisse a capire il tono basso della sua voce. Per fortuna, ogni tanto se ne trovava qualcuno di quel tipo.

“Non mi aspettavo che ci saremmo rivisti così presto… peraltro, hai rischiato seriamente di morire! Sei il secondo ragazzo che sopravvive a un colpo di pistola in poche settimane”

Il paziente la guardò perplesso.

“L’altro è José Riquelme, non lo conosci?”

El tiburòn ricordò. Si era trattato del matrimonio fra Fernando e Raquel Garcia, in cui Ezequiel aveva sparato al suo stesso figlio perché non poteva stare con la figlia dei Sanchez. Adesso il padre di José marciva in galera per tentato omicidio, e anche lui adesso avrebbe fatto riabilitazione esattamente come quello sfortunato ragazzo.

Però, si ritenne fortunato. Se la dottoressa era Elisa, avrebbe goduto di parecchi giorni di felicità.

“Troveremo quel maledetto che ti ha sparato, non ti preoccupare” sussurrò el loco al suo fratllo, carezzandogli il braccio.

“Maledetto! Maledetto!”

La voce preoccupata di Pepa risuonò pèer tutta villa Salcido. Roberto, l’aitante runner, e Catalina sua compagna compresero esattamente cosa volesse dire Pepa leggendo la prima pagina del giornale:

Portiere del Municipio spara a innocuo visitatore, il figlio dei Gutierrez

Sotto di questo, la foto del moribondo tiburòn.

“Qui dice che il portiere è stato subito arrestato” lesse il padre di Catalina. “Possiamo esporci con un comunicato, che ne dite?”

Roberto guardò la compagna, che annuì. “Sì. se dopo appena dieci giorni l’amministrazione comunale assume degli assassini, dobbiamo farlo sapere. I giorni dei Fernandez sono finiti”

Così si misero a scrivere un comunciato dove il vero Francisco Miranda avrebbe parlato alla comunità.

Nel frattempo, Pedro Sanchez e Rocìo Gutierrez furono visti all’ufficio del notaio.

“Così vorreste che io falsifichi il testamento del viejo in modo che questa ragazza, che viene dal nulla e non sappiamo se dice la verità, risulti proprietaria della villa dei Gutierrez?”

“Sì, esatto” rispose Pedro. “In cambio terremo la bocca chiusa sulla verità riguardante i Goicochea e sull’esistenza di un terzo fratello, il quale, dopo aver interpretato Francisco Miranda, ha ceduto il suo posto a Fernandez. Adesso fa parte del clan dei Neri ed è assessore alla cultura”

Goicochea non poté dire proprio nulla. Non era tanto infrangere la legge che gli seccava, quanto piuttosto fermare il suo lavoro immane riguardante il libro. Però lo fece, per amore della pace.

“E va bene” cedette, imitando alla perfezione la calligrafia del viejo.

E la lavatrice continuava a girare…

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