La Ropa Sucia/190

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“Oh”

El tiburòn venne informato di tutte le cose che avevano tenuto el loco e Cecilia Mendosa svegli prima che lui fosse colpito. Esisteva una terza sorella Gutierrez, e probabilmente, un giorno o l’altro, avrebbe preteso una parte o tutta l’eredità.

“Siamo nei guai e quello che riesci a dire è solo un oh?” chiese el loco.

“Non so che altro dire” disse l’altro. “In effetti, questa storia dei figli segreti sta un po’ sfuggendo di mano. Non sappiamo che effetti potrà avere, ma è evidente che ormai l’eredità si svolge fra zia Cecilia e questa ragazza nuova”

“Oh, sapete bene chi vincerà… vinceremo noi, se faremo squadra” assicurò Cecilia, che venne chiamata zia. Peraltro, lei si era anche avvicinata per sentire quello che il malato doveva dire.

“Va bene, ma non abbiamo un piano, né sappiamo dove cercare questa sorellastra” disse el loco, affranto. “magari possiamo sposarci e…”

“Ehi!” esclamò Rosa, la chica formosa. Anche lei aveva voce in capitolo, dato che era la compagna del loco si aspettava di ereditare tutto.

“Un piano ci verrà in mente… lasciatemi fare, e saprò dirvi qualsiasi cosa. Ricordatevi che io sono l’anello di congiunzione fra i Sanchez e la vostra Casa, ho in mano tutta Villa Nueva in pratica”

I due fratelli si spaventarono nel vedere la zia sorridere in quel modo, ma si fidarono.

Nel frattempo, Jorge Gutierrez cominciò a fidarsi del suo naso. Aveva sempre avuto un feticismo per questo suo organo, organo che peraltro gli era valso l’appellativo di pipa, organo che lui aveva cominciato a suonare.

Insomma, visto che la sua compagno voleva lasciarlo, e forse erra meglio così dato che si trattava di una sua parente, aveva deciso di ricreare la casa Gutierrez partendo da lui, il figlio rinengato ma che aveva ancora una carta da giocare.

Il tesoro dei Garcia.

Aveva deciso di cercare il tesoro pèartendo dalla chiave, mentre Guillermo aveva deciso di cercare il teasoro partendo dallo scrigno. Uno dei due aveva torto.

Tuttavia, Jorge conosceva una cosa dei Garcia che Guillermo non poteva sapere. Innanzitutto, aveva conosciuto Javier, il capofamiglia, dato che lui e sua moglie avevano partecipato a tutti i salotti e i ritrovi fra nobili fin qui organizzati. Una volta, al compleanno di José Riquelme, che si era svolto il precedente luglio, aveva origiliato un piccolo discorso che era nato fra lui e sua moglie, davanti a delle tartine e musica di sottofondo che aveva occluso le parole più significative:

“Sì beh, come sai abbiamo il tesoro” aveva detto Javier quella sera. “Che poi, ho anche cambiato posto, l’ho messo nel” e un pezzo venne chiuso dalla musica alta “e quindi non” un altro pezzo venne perduto “nessuno sa dove l’ho messo”

Jorge Gutierrez aveva cresciuto el tiburòn, un ragazzo che parlava sempre e solo con voce molto bassa. Per lui non era un problema decifrare quel messaggio segreto ed era piuttosto sicuro che Javeier avesse detto “Ho anche cambiato posto: l’ho messpo nel frigorifero e quindi non credo proprio che qualcuno veada a vedere nello scomparto dei surgelati, a meno che uno non voglia sciogliere qualche roba da mangiare, nessuno sa dove l’ho messo”

Ecco perché si stava dirigendo al cantiere degli Islas, là dove avevano ormai demolito la casa dei Garcia e ormai sorgeva un edificio abbastanza visibile, seppur fosse solo lo scheletro ancora.

“Scusate” si schiarì la voce, rivolto al capo cantiere o ad Ambrosio, che stavano discutendo di qualcosa.

“Si può parlare solo per preso appuntamento” specificò Islas, senza nemmeno guardare chi fosse stato a parlare.

“No, ma io voglio solo un frigorifero” osservò Jorge.

“Ebbene” Ambrosio sbatté una mano sul tavolo, rialzandola tutta appiccicosa “Te ne potrò vendere almeno cento, frigoriferi, ma mi devi lasciare finire l’edificio”

Jorge capì che chiedendo legalmente non avrebeb ottenuto nulla, quindi decise di andare al cantiere nottetempo.

Ambrosio Islas sentì la mano appiccicosa: cosa era successo su quel tavolo, per renderlo così appiccicoso?

E la lavatrice continuava a girare…

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