La Ropa Sucia/192

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Pedro sentì di aver fatto una buona azione, una volta usciti dal Municipio. Guardò Rocìo con pieno affetto, poi era bellissima quando sorrideva.

“Adesso ho in mano il documento che rovescerà lo status quo” disse lei. “Grazie, Pedro”

Lo abbraccio. Pedro, in quel contatto, sentì tutto quello che gli mancava da quando aveva visto Analisa baciare quel bellimbusto.

Passò una notte e il giorno successivo Pedro cominciò a guardare il telegiornale. Una cosa che non aveva mai fatto in tanti anni di vita.

“… proseguono le indagini sul Municipio di Villa Nueva. Sembrerebbe che Ambrogio, il portiere appena assunto dal nostro beneamato sindaco Ramòn Fernandez, si sia riconosciuto colpevole di tentato omicidio, e nel frattempo ricopriva anche molti altri incarichi, come maggiordomo, in tutte le famiglie di Villa Nueva che possono permettersi una tal figura

Pedro spense. Era vero, non c’era Ambrogio quella mattina a Villa Sanchez. Decise di dare un colpo di telefono a  Fernando Espimas.

“Pronto, Fernando?” chiese.

“No, sono Carlos Espimas. Devo maledire il mio cameriere, Ambrogio, perché oggi non c’è e sono costretto a rispondere a questo aggeggio infernale! Chi è lei e che cosa vuole?”

Visto il tono alterato del capofamiglia, Pedro decise di chiudere la telefonata senza dire nulla. Prepoccupato, chiamò anche casa Espimas, stavolta ramo Miguel. Miguel aveva sposato Clara, che era stata sua sorella per tanti anni ma poi era venuto fuori che era la figlia naturale del dottor Gonzalez, anche se non era ancora chiaro chi fosse la madre.

Pensando un attimo al fatto che i due sposini si erano tenuti lontani dalle ultime vicende di Villa Nueva e chiedendosi come avevano fatto, chiese “Pronto, Miguel? Sono Pedro”

“No, sono Clara. Cosa c’è?” chiese lei.

“Da voi c’è Ambrogio?”

“Certo! Tu non chiami per settimane, facendoci a stento un regalo di nozze che neanche mi ricordo cosa fosse, e la prima cosa che riesci a dire è se c’è Ambrogio! Ma sposatelo, Ambrogio, che ci fai più figura!”

Seguitò un tutututu abbastanza innervosito.

Pedro dovette ammettere che come fratello non aveva fatto una bella figura. Poi ricordò che effettivamente non era un fratello e si concentrò sul mistero di Ambrogio.

Come mai aveva deciso di servire, nello stesso momento, tutte le famiglie di Villa Nueva e anche di essere il portinaio del Municipio? Che cosa nascondeva? Qual era stato il suo obiettivo, prima di trasdirsi sparando al tiburòn?

E soprattutto, qual era il vero nome del tiburòn?

Adesso che Ambrogio era stato arrestato, forse non aveva più importanza.

Mentre scendeva a colazione, si sentì bussare alla porta. Fece per aporire, ma fu anticipato da Marìa, la procace giardiniera.

Le due mani si strinsero sul pomello nello stesso momento. Era la prima volta da mesi che non accadeva quel tipo di contatto.

I due si guardarono e arrossirono. Che cosa stava succedendo? Si stavano davvero guardando con occhi luminosi, in quel momento? Dal nulla non c’era forse una musica sensuale?

Si sentì suonare di nuovo il campanello.

“Forse… dovremmo aprire” disse Marìa. Predro tossicchiò, come risvegliatosi da una profonda trance. Si era persino avvicinato alla faccia della procace giardiniera con la scusa di levarle una briciola di fetta biscottata dalla bocca, ma non gli riuscì.

“Sì, forse sì” sussurrò Pedro. All’ingresso si era presentata Analisa Islas.

Era veramente bellissima. Anche Marìa era veramente bellissima.

“Ciao, Pedro” Analisa sorrise. Aveva la faccia da senso di colpa, ma Pedro non voleva cadere. Però poi lei disse una cosa:

“Facciamo continuare a girare la lavatrice?”

Pedro cadde.

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