Nell’isola deserta.

lago-verde

Ricordo a tutti che le barche non volano

Quando a Luglio vado al mare, penso soprattutto a quanto sia bello il cocco. È bello? Marrone, peloso, un po’ umidiccio all’interno. Diciamo che non è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi a qualcosa di bello. Una volta sono stato in un’isola deserta. Che poi, le isole deserte non lo sono mai. C’è il cocco, appunto. Il cocco in questione si chiamava Peppoldo e ambiva a diventare una nuvola. “Voglio essere una nuvola” lo ripeteva ogni martedì. “Ehi, le nuvole sono a forma di cocco oggi, non credi?”diceva il mercoledì alla sua amica palma. Il giovedì, invece, stava zitto, perché gli serviva concentrazione per sparare il profumato latte di cocco all’ignaro paguro. “Ahaha, tanto non mi bagni! Io ho una casa!” allora Peppoldo con grande smacco, pensava che il suo universo fosse troppo limitato per la sua carriera. Prese una foglia spaziosa di palma, poi un’altra, e l’attaccò ai lati. “Pss” mi chiese, mentre io mi limitavo a cercare una tintarella. “Ehi tu! Umano! Quali sono i lati del cocco?” “Ma scusa” dissi “non lo sai tu e devo saperlo io? però decisi di rispondere “Il lato di un cocco è inversamente proporzionale all’area di una foglia di palma. Da questo, spiega perché il giovedì viene prima di venerdì”
al cocco cadde un altro cocco in testa. “Ahahah!È il colmo!” esclamò il mare. Al che mi resiu conto che non potevo vivere fra me e il mare, così mi tuffai e venni catturato da un gruppo di cannibali. Venni inserito dentro un grande calderone pieno di acqua non salata, bollente. Sembrava di stare alle terme. “Tu! Verrai mangiato bollito perché hai osato parlare di geometria in un’isola deserta!”
Mi sentii spacciato. Non credevo che la cultura risultasse ad alcuni indigesta! Ma non era finita. Mentre pensavo a lle capitali del sudest asiatico, arrivò planando il cocco volante, fece scendere un filo marrone e peloso sul quale mi aggrappai e venni trasportato via, non prima di aver salutato i cannibali con queste parole “Bye bye! Non disperate, tanto è venerdì, non si mangia carne!”
Non avevo pensato però che Pippoldo arrivò fino in cielo e lì rimase, perché evidentemente sapeva come salire ma non come scendere. “Te lo avevo pur detto che volevo diventare una nuvola!”
Che fare? Ricorsi a ciò che dico sempre nel buio della mia stanza: “Qualcuno ha una candela?” Mi pervenne e caddi in mare, proprio sulla spiaggia assolata di metà luglio, appena in tempo per il festino della mia città.

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