La Ropa Sucia/205

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In attesa del due aprile, c’era ancora qualcos’altro da fare. ad esempio, Gonzalo Sanchez era stato rilasciato da due ragazze molto strane. Una era Cecilia Mendosa, l’altra era Rocìo Gutierrez, la quale entrambe pretendevano eredità anche dai Sanchez.

Gonzalo era stato salvato, ma era stato al tempo stesso invitato dalle due in un certo posto a una certa ora, per poter discutere alcune cose davanti a un bicchiere caldo.

Era molto curioso: sapeva di essere stato diseredato, adesso vedeva in quella sera un’occasione di riscatto.

Fu fatto sedere, allorché era bendato, e una voce parlò. Era una voce ben conosciuta, ma lui rimase zitto senza dare segno di aver riconosciuto nulla:

“Buonasera, Sanchez. Lo so, ti stai chiedendo perché noi siamo svegli quando tutta Villa Nueva dorme un sonno beato, dovuto alla sicurezza nell’unica strada del paese. Vedi, noi siamo il Clan dei Bianchi. Vegliamo quanedo tutti dormono. Noi siamo la luce in fondo al tunnel. Il mio nome e il mio volto sono noti a tutti e il nostro covo è fin troppo ben  visibile, dotato persino di una piscina.”

“Va bene, Catalina” disse il signor Sanchez, togliendosi la benda e venendo investito da fin troppa luce. Il salone di casa Salcido, che lui aveva visitato varie volte durante i rinomati rendez-vous della padrona di casa, era illuminato a giorno e persino coloro che aveva davanti avevano un lumino.

“Che cosa volete?” chiese lui.

“Che tu mangi un biscotto. Li ho preparati io” disse Catalina, mettendo avanti un vassoio pieno di gallette, alcune dall’aspetto molliccio.

“Tutto… qui?” chiese Gonzalo. Guardò le gallette. E se fossero avvelenate?

“No, ovviamente. Stavo espletando i doveri dell’ospitalità” disse Catalina. “Veniamo al punto, Gonzalo Sanchez. Tu che cosa sai del rapporto fra Ana Lucia e tuo padre, il perfido Gonzalo senior Sanchez”

Gonzalo aveva dimenticato che sua madre era stata sposata con suo padre. Tutti avevano parlato del torbido rapporto fra lei e el viejo che in effetti il suo matrimonio principale era caduto in secondo piano. Rapporto che peraltro era sfociato in una figlia, e poi in una seconda figlia, che aveva generato Roberto l’aitante runner.

“Beh” disse lui, prendendo infine il biscotto “so per certo che mio padre aveva fatto testamento specificando me come suo unico erede, in quanto figlio unico. So di avere un cugino da parte di madre, ma quello vive a Cordova  enon gli interessa la casa. Tuttavia, mia madre mi ha diseredato in favore di Violetta mia moglie; e anche mio figlio Pedro è stato escluso in favore di Diego Sanchez, che purtroppo è un mio bastardo”

Quelle parole produssero molto movimento fra i suoi interlocutori, che a parte Catalina risiedevano nella persona dell’inseparabile Roberto, Francisco Miranda e Pepa Gutierrez.

“Bene!” esclamò infine Miranda. “In quanto Sindaco, ti faremo avere la casa espropriandola dagli attuali proprietari. Tuttavia, ti toccherà comprarla di nuovo. Li hai questi soldi?”

Gonzalo non li aveva, quindi non rispose.

“Lo supponevo” disse Pepa, non interpellata. “Ve l’avevo detto che erano poveri in canna!”

“E invece sono ricchi proprietari terrieri” interloquì la madre di Catalina. “Confidiamo che, aiutandoti nel riconquistare Villa Sanchez, possiamo riuscire a superare el pipa e Romàn Garcia, che si sono alleati per scopi che conoscono solo loro”

Il padre di Pedro non chiese come facesse a saperlo, perché la lavatrice continuava a girare…

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