La Ropa Sucia/206

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El tiburòn apprese la notizia del matrimonio fra Analisa Islas e Pedro Sanchez con indifferenza. Gli stava capitando spesso da quando era rinchiuso all’ospedale, tenuto sotto osservazione per motivi che sfuggivano persino agfli stessi dottori. Sembrava che dovesse stare ancora a letto lì, invece di riprendere la riabilitazione a casa come aveva fatto José Riquelme.

“Ma che hai?” chiese el loco. Era venuto a trovarlo assieme a Rosa, la chica formosa. Facevano coppia fissa e anche da genitori, vioosto che i Gutierrez avevano nel pipa la figura paterna ma che si era ossessionato col tesoro dei Garcia, e Pepa invece era latitante. Matìas, il patrigno, era in prigione.

El tiburòn non rispose subito. Era molto preoccupato.

“Sono molto preoccupato” borbottò, osservando a destra e a sinistra, come se stavolta davvero stesse usando la precauzione di parlare a bassa voce per paura di essere scoperto. Da chi, i due ragazzi lo ignoravano, così si avvicinarono.

“Vedete quella ragazza?”

El loco si voltò e la vide: sembrava un’infermiera come tante.

“Lei è Elisa” disse il moribondo. “Mi vuole qui, ne sono sicuro. Falsifica le cartelle apposta per trattenermi più a lungo”

“E perché mai ti vorrebbe qui?” chiese Rosa, squadrando con interesse curioso quella donna che stava facendo finta, ora ne era sicura, di fare un giro visite.

“Beh, è chiaro, no? Mi vuole impalmare”

El loco e Rosa ridacchiarono.

“Ramiro” disse el loco, “Oh, mio caro, dolce tiburòn! Ma chi mai  vorrebbe sposarti se neanche parli?”

“Maledetto” borbottò el tiburòn. “Ebbene, è accaduto. C’0è una ragazza che praticamente mi ha rapito all’ospedale, e credimi, le nostre conversazioni vanno ben oltre dal chiedere informazioni sulla mia salute”

El loco fu colpito non poco. Ma chi era Elisa?

Non disse altro, voltò le spalle al fratello e uscì in fretta e furia dall’ospedale, seguito a ruota da una perplessa Rosa.

I due camminarono apparentemente senza meta, poi fu chiaro che stessero andando al Municipio, sezione Ufficio Anagrafe. Da notare come Ambrogio fece passare el loco esenza nemmeno un altolà, mentre il fratello lo aveva sparato.

Non fu molto semplice risalire a una Elisa di Villa Nueva, intanto pèerché era un nome molto comune, e in secondo luogo perché non si conosceva la data di nascita.

Persero tutto il giorno a scartabellare fra i fogli, come nemmeno il notaio Goicochea nei giorni più alacri sapeva fare. alla fine, fu Rosa la chica formosa a trovare qualcosa.

“Guarda qui! Elisa… Riquelme? Nata il dieci marzo 1962, professione infermiera”

I due si guardarono.

“Professione infermiera…” disse el loco.

“Riquelme…” ribatté Rosa.

“No, dai, non ci credo nemmeno se mi pagano” disse infine il figlio del pipa. “José Riquelme nopn può avere una sorella! È sempre stato figlio unico, e andiamo! I suoi genitori sono sempre stati probi e un esempio di amore coniugale!”

Rosa tornò a guardaqre la scheda di Elisa. In effetti somigliava aparecchio a José, ma non era specificato di chi fosse figlia. Voltò il foglio, e vide che proseguiva.

“Ah! Qui il foglio prosegue! Elisa è stata adottata da due emeriti sconosciuti… potremmo chiuedere a loro!”

“Rosa!” esclamò el loco. “E se fosse figlia di uno dei fratelli di Ezequiel?”

Rosa conosceva i fratelli Riquelme, venivano sempre ai compleanni di José, quando José era ancora ambito fra le ragazze. “No, loco. È figlia di Ezequiel… e lei non lo sa”

Ne era sicura, più continuava a guiardare la foto e più era convinta che si trattasse di José con la parrucca.

“Lei non lo sa”

E la lavatrice continuava a girare…

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