La Ropa Sucia/209

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Se qualcuno a casa Salcido pensava che il Clan dei Bianchi fosse nato per gozzovigliare, si sbagliavano di grosso.

C’era una sottotrama invisibile, non vista, che continuava a crescere ed espandersi in attesa della fatidica data del due aprile 1984, che era lì appresso per giungere.

Roberto Mendosa, l’aitante runner, aveva anche smesso di andare a correre, talmente era l’ansia che cresceva. Peraltro, in quel momento, Cecilia fu  orgogliosa di suo figlio, il quale aveva conquistato la ragazza più bella di Villa Nueva e adesso aveva riportato una grande vittoria, catturando l’irreperibile dottor Gonzalez.

“Un’altra vittoria per il Clan dei Bianchi” disse Catalina.

“Ci racconterà tutta la storia di Clara per filo e per segno” concordò Roberto. “L’ho trovato grazie a Rocìo Gutierrez, lei che viene dal pueblo sa sempre come trovare gli agganci giusti”

“Esatto” concordò lei. “Adesso ho la prova di fedeltà a questo Clan”

Gonzalez ascoltò tutte quelle sentenze di morte, costretto a dire tutto quello che sapeva.

“Ti conviene parlare, dottore” disse Roberto.

Gonzalez si inginocchiò. Satava conducendo uan vita tranquilla in un paesino ancora più sperduto di Villa Nueva e aveva anche smesso di esercitare, ma a quel che pareva la cittadella ti trascinava anche quando sembrava che tu avessi finito con lei.

“E va bene. Quello che state per conoscere, però, non vi servirà nei vostri sporchi piani”

“Questo lo dici tu” disse Cecilia. Era stato lui a far nascere Roberto, e adesso gli parlava come se fosse un verme. “Vai avanti”

“Tutto è cominciato quando ero un ragazzo” ricordò Gonzalez. Ormai non aveva più niente da perdere. “Ho conosciuto una donna, in quel periodo, una donna che mi ha fatto girare la testa, nel senso letterale del termine, perché mi aveva colpito accidentalmente con un gomito mentre parlava con i suoi amici. Io stavo passando per di là e persi i sensi. Fui soccorso da Ezequiel Riquelme, che stava passando proprio da quelle parti con la sua solita boria, e mi disse Hai preso una bella botta, eh dottore? Io dovetti rispondere di sì, ma la mia mente era rimasta ferma a quella ragazza, con le bionde trecce e gli occhi azzurri… e poi ricordo che aveva un paio di calzette rosse.

Erano informazioni facili da reperire, così decisi di tornare in ambulatorio e mettere su un certo vaccino contro la Magarler, che tutti voi conoscerete”

“Ah sì, la malattia dei lembi d’orzo” disse il signor Salcido, che si era fatrto vaccinare.

“Inutile dire che quella malattia non esiste, peraltro il nome mi è venuto fuori come se fosse la prima cosa che mi sia venuta in mente, ma la speranza era quella di trovare quella donna. E venne”

“Ah, così da subito?” chiese Catalina.

“No… venne in ambulatorio” disse il dottore.

“Ah, l’avete fatto sul letto?” insisté ancora Catalina.

“In ogni caso, si fece vaccinare” riprese Gonzalez. “Mi sono fatto dare le generalità e siamo usciti, e ancora, e ancora… fino al giorno in cui ci siamo appartati in una cantina buia e lei rimase incinta. Né io né lei potevamo permetterci un bambino, lei per la sua condizione sociale, io per la mia. Così lo diede in dono al reparto ginecologia dell’ospedale neanche fosse una sacca di sangue, e quella storia venne dimenticata. Non rividi mai più quella donna, né io seppi mai di che sesso fosse quel bambino né il nome, fino a poco tempo fa”

“Come si chiama quella donna?” chiese Roberto.

“Violetta Sanchez” disse Gonzalez, senza troppe remore.

E la lavatrice continuava a girare…

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