La Ropa Sucia/213

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Casa Cascada sorgeva in un punto ancora più isolato di Villa Nueva, e i suoi inquilini non erano affatto propensi a mescolarsi fra le persone che la abitavano. Frequentavano, più spesso, il paese di Cordova, che era più grande e più ricco, e così accadde anche per le due sorelle.

La primogenita, che si chiamava Joaquina, avrebbe compiuto venticinque anni il due aprile, e accolse sua sorella minore, Carmen, con un caloroso abbraccio.

Querìda! Quasi non ti riconoscevo!” esclamò giuliva, erano molto simili.

“Sempre simpatica, tu” disse la sorella.

“Andiamo a comprare il mio regalo, su” disse Joaquina, cvon uno strano brillio negli occhi.

Per Carmen, quella frase voleva dire shopping sfrenato a Cordova.

“Sì, purché ci si fermi a mangiare!”

“Ahahahah, sempre simpatica, tu” disse stavoplta Joaquina. Se ad una piceva il cibo, l’altra invece stava attentissima alla linea.

Presero dunque la macchina, e stavolta avrebeb guidato Joaquina, dirette a Cordova, una città abbastanza grande da contenere un buon numero di negozi.

Occorreva molta strada, e la Pampa era gigantesca. Il nulla assoluto circondava dle due sorelle, che ebbero tutto il tempo di raccontarsi le ultime vicende. Da quando Carmen era riuscita a sfondare come musicista non aveva più tempo per rimanere a Villa Nueva, e peraltro era da un anno che viaggiava e il mondo sapeva che lei fosse di Cordova, anche perché Villa Nueva nessuno l’aveva mai sentita nominare.

Una volta arrivate, parcheggiarono di straforo e andarono a vedere un negozio poco noto, quasi nascosto e gestito da una signora cieca da un occhio e sorda da un orecchio.

“Ciao, zia Esperanza” salutarono all’unisono.

La vecchietta, che stava sulla sedia a dondolo a fumare la pipa, le riconobbe.

“Oh, le sorelle Cascada” salutò. “Ditemi, come va aAna Lucia? È ancora viva?”

“Esperanza” disse Joaquina, sospirando paziente e guardando tutto il materiale fatto a mano, fatto dalla vecchia. “Ti abbiamo detto cento volte che a Villa Nueva non ci andiamo”

“E fate bene!” disse lei. “Ricordatevi della lavatrice. Meno avete a che fare con quell’aggeggio, meglio è”

Sia Joaquina che Carmen erano d’accordo. Erano state messe al corrente della potenza di quell’attrezzo proprio da lei e quindi, dopo quei convenevoli, decisero di dare un’occhiata ai prezzi.

“Voglio questa borsa di cuoio, zia”

Esperanza si alzò e sospirò. “Ah, cara mia… sarà un ottimo regalo per te. Carmen, hai intenzione di spendere, vero?”

“Sì, tutto per mia sorella” disse lei dqll’altra stanza. Stava provando un paio di stivali.

“Bene allora” disse Esperanza, e mentre si direigeva al registratore di cassa disse “allora è giunto il momento di farti anche io un regalo, cara la mia nipotina preferita”

Non era sua nipote, ma tale era la confidenza fra loro che ormai potevano considerarsi tali. Ed era a questo che pensava Esperanza quando stava per dire una cosa che avrebbe sconvolto il mondo:

“Ti consiglio caldamente di andare a Villa Nueva, il due aprile. So che è il tuo compleanno, ma c’è una cosa che devi sapere, ed è il mio regalo per te. Ecco ciò che sto per dire. C’è una chiave, che appartiene ai Garcia, che contiene un tesoro enorme, veramente pazzesco. In quel tesoro c’è il modo per fermare la lavatrice. Prendilo, è tuo!”

“Ma, zia… secondo quale diritto pretendi di vantare dei diritti sul tesoro dei Garcia?” chiese Joaquina.

“Beh… ti sei mai chiesta perché i Garcia, intendo Emilia e Javier, sono sempre stati poveri? Perché loro sanno, hanno in pugno la verità. E poi perché Javier è mio figlio”

Da lontano, si sentì un violento rombo di tuono e persino la lavatrice tremò, durante il suo giro…

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