La Ropa Sucia/222

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Se el loco stava sposando Rosa Sanchez, era anche per ottenere dei vantaggi. In quel modo sarebbe risultato capo famiglia, checché ne dicessero Rocìo e Cecilia, che nel frattempo, dopo che Francisco Miranada aveva preso possesso di Villa Nueva sud, si erano stanziate a casa Gutierrez, cercando sempre di sapere cosa faceva e dove andava Ambrogio.

“Ma scusate, cosa vi importa?” chiese una volta el loco.

“Beh, siamo le padrone di casa e diamo lo stipendio anche a luiu. Stiamo cercando di ricostruire, non viste, la giornata tipica di Ambrogio per capire cosa nasconde!” esclamò con una certa eloquenza Rocìo. Si vedeva quanto fosse figlia del muerto, anche se ancora non era andata a tropvare suo padre, né lui aveva mai espresso un desiderio del genere e, se lo aveva fatto, era molto combattuto.

Così, mentre el loco studiava il tutto per poter diventare capo famiglia senza altri impedimenti, le due donne studiavano quegli stranbi orari. Avevano persino messo delel spie alle costole di quell’uomo enigmatico e la sera del tre aprile esposero al primogenito dei Gutierrez uno strano schema:

Ore 6.30 Sveglia; Ore 9 Colazione dai Gutierrez; Ore 9 Colazione dai Sanchez; Ore 9 Colazione dagli Espimas… mi state prendendo in giro?” chiese el loco.

“Tutto è spiegabile” disse impassibile Cecilia. “Ogni giorno prende un giorno di permesso, a turno, in una famiglia diversa, per poter presenziare a questo o quel pasto”

“Tutto è spiegabile…” si disse il ragazzo. Tuttavia, non proseghuì la lettura di quello strano programma, per quanto fosse interessante e lo lasciò alle ragazze. “Fate le vostre indagini,  iop ho altre cose a cui pensare”

“Ad esempio?” chiese Rocìo.

“Dov’è mio fratello?”

In quello stesso istante, due ragazzi si ritrovarono a letto, coinvolti dalla passione.

“Ti ho trovato… non voglio lasciarti mai più” astava dicendo Elisa, la donna del pueblo, menmtre massaggiava il petto del tiburòn.

“Vero… vero” si limitò a dire el tiburòn. Era uno di quei ragazzi che era sempre in difficoltà nel saper dire le cose dopo i rapporti sessuali.

Improvvisamente, si aprì la porta.

“Ramiro!” esclamò Paulo Gutierrez.

“Paulo!” esclamò Ramiro Gutierrez.

“Ti rendi conto chi hai accanto?” chiese el loco. Aveva sempre avuto la sensazione che fra lui e l’infermiera ci fosse qualcosa, e infatti il primo posto dov’era andato a cercarlo fu proprio la camera da letto.

Ramiro prese l’occasione per guardare la bella Elisa.

“La mia compagna, no?” chiese borbottando.

“No! Cioè… sì, ma stiamo parlando anche di Elisa Riquelme! Guarda qui!”

Lanciò il foglio che aveva preso anzitempo all’ufficio anagrafe e i due lo lessero.

“Io… io non lo sapevo” disse Elisa. “Non guardarmi così, non lo sapevo veramente!”

El tiburòn guardò il foglio come se le lettere sopra stampate potessero cambiare improvvisamente, poi guardò Elisa. Lei sì, poteva cambiare, ma aveva bisogno di sapere una cosa.

“Tu sapevi?”

“No! È dieci minuti che te lo dico! Sono nata da una famiglia normale, sono la figlia legittima di mio padre, il signor Burruchaga, di mia madre. Non so neanche chi sia questo Riquelme!”

“Ti credo” disse el tiburòn. “Di solito, chi fa parete dei Riquelme lo vanta sempre”

El loco era stupito della saggezza del fratello e se ne andò, lasciandoli soli. L’indomani sarebbe stato un giorno incredibile per Villa Nueva, fosse nord o sud.

Un giorno ordinario, tuttavia, per la lavatrice, che continuava a girare…

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