La Ropa Sucia/224

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Il fatto era che tutti, a Villa Nueva, avevano una personale verità da affrontare. Ecco perché la lavatrice girava, perché era in attesa del nuovo panno da lavare, in modo che uno ne uscisse pulito e poi messo in uno stendino funzionale.

Ezequiel, da quando il suo compagno Matìas aveva avuto quel colpo di genio e aveva sparso la voce di una verità che non aveva capito, non aveva più avuto rapporti con lui.

“La chiave” disse ad un tratto Matìas. “è lì il centro di tutto, ciò che può fermare la lavatrice”

“Chi l’avrebbe mai detto, che erano proprio i Garcia i depositari di tutto…” disse Ezequiel, giocando con una pallina.

“Beh, non mi stupisce che ancora tu non ci sia arrivato. Io sono el muerto, fratello di Jorge, entrambi figli del viejo, che ha sposato in segreto Ana Lucia Delgado, il che fa di lei la sorella di Esperanza Delgado, ma il matrimonio è sempre stato tecnicamente nullo fintantoché i due coniugi fossero stati bigami. Esperanza Delgado non è altri che la madre di Romàn Garcia, il che fa di noi in qualche modo imparentati. La signora può fare quello che vuole del tesoro dei Garcia, e…”

“Un momento!”

Una voce arrivò da sinistra.

“Cosa c’è, Javier?” disse Matìas.

“Cosa vi ha portato a nominare la mia madre adottiva? Che ruolo ha in tutta questa storia?” chiese il collerico Javier, che stava scontando la sua pena.

“Oh, una serie di incontri casuali” disse Matìas, che invece meditava di scappare. C’era riuscita Pepa Gutierrez, la sua amata, e lui? Cosa lo spingeva a rimanere con Ezequiel? Forse la sensazione che qualcosa di inaudito stava per accadere?

In quel momento, arrivò un secondino.

“Ci sono visite per Ezequiel Riquelme e per Matìas Gutierrez” disse.

I due interpellati si guardarono.

“Cos’avete combinato, eh? Avete vcombinato qualcosa per cui dovete finire inm cella? Ahahah” disse Javier. Nessuno capì quella battuta.

I due, incuriositi, seguirono il secondino fino al reparto visite, e si sedettero accanto, anche perché le due visitatrici erano una accanto all’altra.

Ezequiel ebbe una strana sensazione. Matìas sentì delle vipere nello stomaco.

“Ciao, papà” dissero all’unisono.

I due deglutirono in preda al panico. Che cosa stava succedendo? E soprattutto, da dove venivano fuori?

“Io mi chiamo Rocìo, come forse sai” disse la prima.

“Io invece sono Elisa, l’infermiera” disse la seconda. Entramnbe si erano appuntate quei nomi sulle rispettive magliette, in modo che i loro padri ce li avessero sempre davanti, come dito accusatore di una colpa fin troppo tempo sepolta.

“Allora… che ci fai qui?” chiese per primo Ezequiel. “Come mai vieni fuori dal mio peggiore incubo e mi rovini la vita? Come mai, ma chi sarai, per fare questo a me?”

Elisa scrollò le spalle. “Beh, è circa un quarto di secolo che sono stata seduta in una stanza, pregando per un tuo sì. Non che la mia vita mi abbia fatto schifo, ma avere il vero padre accanto a me forse sarebbe stato meglio di quello che in realtà ho avuto, che se n’è andatro a comprare le sigarette senza più tornare”

“Ma a Villa Nueva neanche le vendono le sigarette” osservò Riquelme.

“Appunto… padre” disse Elisa. “Appunto”

Nel frattempo el muerto aveva deciso di prendere la cosa più di petto. “Hai davanti a te un eroe, che è sopravvissuto alla dittatura”

Rocìo ridacchiò. “Tu sei un assassino. Non hai ucciso solo il Muratore, ma anche un padre, che ha cresciuto colei che hai davanti, e di conseguenza hai ucciso anche me”

Matìas si sentì sprofondare e la lavatrice continuare a girare…

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